BREETHOVEN – Bree che dire [EP]

BREETHOVEN – Bree che dire [EP]

BREETHOVEN – Bree che dire [EP]

TITOLO: Bree che dire
ARTISTA: Breethoven
GENERE: Symphonic Pornogore
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: indipendente

Symphonic Pornogore. Cioè… uno legge e pensa all’assurdo, all’assurdo più totale. Tipo, un remake di Titanic con Bombolo&Cannavale nei panni di Jack e Rose. Oppure Rocky, ma il protagonista è Michele Placido. Sarà che sono appena uscito dalle caverne e sto rapportandomi solo negli ultimi tempi col mondo attuale, sarà che per me la parola “Grind” fa rima solo ed esclusivamente con gente come TerrorizerMacabreImpetigoRepulsionExtreme Noise TerrorSiege e compagnia bella…

Coscienza, con voce alla Angelo Bernabucci: “Ma ‘n fà er purista, a Marekke… che stai a scrive ‘sto pezzo mentre t’ascolti Jimmy Fontana e bestemmi come a n’turco davanti ar Vaticano perché Youtube te sta a obbligà a sentì ‘na pubblicità sui corsi de inglese”

Perché diavolo la mia coscienza ha la voce di Angelo Bernabucci? Vabbè, ha già detto tutto lei. A me, l’assurdo piace. Ma l’assurdo assurdo, quello serio, quello pesante. Colpa di Twin Peaks e dei nani in smoking rosso, che parlano al contrario e ballano sulle note di un pezzo smooth jazz. Proprio come fossi Dale Cooper me ne resto impalato sulla poltrona, cercando di capire che diavolo stia succedendo. E chi siano i Breethoven, perché abbiano scelto di suonare Symphonic Porngore, perché il loro EP di debutto si intitoli Bree che dire… troppe domande, troppe troppe troppe. Sapete che? Me ne frego (QUANTA DESTRA IN UNA SOLA FRASE) e decido di godermi la musica per quella che è, disinteressandomi allegramente di tutto e tutti. Lascio le “certezze” a chi non ha idea di cosa fare della propria esistenza ed allora ha la pensata del secolo… tipo fregare due riff a qualche band Thrash/Heavy infossata, spacciandosi per puro e durissimo ad ogni costo. Ah, ciao Violator e Fueled By Fire, non sapevo che mi steste leggendo! Oh, ve devo passà quegli mp3 dei Warhead che m’avevate chiesto, solo che me s’è impallato il pc. Il torrent era nominato Don Luca serie completa xxx ed invece è saltato fuori un coacervo di virus che manco uno starnuto in faccia da uno Weezing dopo una pippata de Super (senza piombo). Dicevo, i Breethoven non sono come questa gentaccia. No no no e per fortuna. Non hanno interesse a cacciare fuori la solita demo parodistica-nostalgica buona per accaparrarsi le mutande sporche di qualche defender. Hanno miscelato e sperimentato perché semplicemente GLI ANDAVA. Hanno rinchiuso in dieci minuti di EP tanta di quella roba da rendere letteralmente impossibile organizzare un discorso che fili e che abbia una logica elegante quanto calma et serafica. Parliamo di  fuori dall’ordinario: di una intro che praticamente riscrive le regole dei tormentoni estivi e finalmente ci dona la risposta grind alla sempreverde Paraparapapiiipappapparoppò. Perché limitarsi a * leggi la roba in corsivo scritta prima * quando puoi fare versi tipo Giàgiàgiàgiàgiàààààààà bulubilibuluibu che manco Pingu alla settantesima PERONI? Venti secondi che fungono da preludio alla colazione. Cappuccino e Breeoche è un pezzo bello sanguinoso e cattivo, che come grind standard funzionerebbe anche bene… solo che (e qua è la genialata) arriva ad arricchirlo una tastiera in stile Aakon Keetreh, rispolverando un attimo (seppur alla lontana) le improvvisazioni “bianconere” del mastermind blackster francese. Con una differenza sostanziale: i Breethoven la tastiera la sanno suonare. Ed anche bene, visto e considerato che la parte “sinfonica” si sposa alla grande con quella più violenta, andando a creare un mix curioso ma efficace. Come il sushi fragola e nutella: sulle prime urli “COS’È ‘STA KAKKA” ma alla fine ti incuriosisci e la provi, nonostante le pubblicità progresso raffiguranti Cracco con gli occhi bianchi che ti invitano a non fare certe robe. Ma tu le fai perché chissene di Cracco, come se un Carlo qualsiasi potesse decidere della tua vita. BTW Cappuccino e Breeoche aveva vinto anche solo per la intro parlata: sbadiglio e… boh, il cantante pare Seto Kaiba in chimica eppure molto sensuale, con quel modo di chiedere la colazione. Colazione che prontamente arriva. Crema o cioccolato poco importa, tanto l’intestino arriva a reclamare il conto prima di subito, peggio di un esattore delle tasse dell’alta Normandia del 361 d.c. Noi siamo il villico privo di raccolto dopo l’ultima secca, lui il boia crudele che sta per giustiziarci. Scemi noi, scemi noi, che nel mentre della digestione ci siamo anche fumati una sigaretta * FUMATE messaggio subliminale *. Perché dovevamo fumare * FUMATE *, perché? Non si dovrebbe fumare * FUMATE *, è sbagliato fumare * FUMATE *. Arriviamo quindi all’epilogo: i Nostri sfondano la quarta parete e ci rendono partecipi di quanto Facebook faccia schifo, parlando dei problemi occorsi (che cazzo di parola è?) nel caricaggio (ah ok, questa è chiara) della propria immagine del profilo. Ed il 100 se lo meriterebbero, i miei adorabili quattro Wade Wilson. Anche per quel che segue, Breescola al Baretto. Topic: una partita a briscola fra un presumibilmente siciliano ed un presumibilmente veneto. Il clash of the titans che aspettavamo da secoli, roba da rendere un qualsiasi match di Hulk Hogan Randy Savage una gara di origami pucciosi fra Memole e l’Incantevole Creamy, in confronto. Non c’è divisione che tenga, la briscola ci rende tutti uguali: stramaledettissime carogne, assassini seriali, traditori degli amici e dei parenti. Una mano stramba, dato che il presumibilmente siciliano (forse un nonno alla lontana di Giacomino Poretti) afferma di avere in mano un poker d’assi. Totale, cioè, visioni che manco Lemmy ai tempi degli Hawkind. Il brano fila bello grezzo, gronda sangue e coinvolge, soprattutto il lavoro tastieristico risulta maggiormente “audace”, in linea con il clima di assurdità generale, plasmando sonorità interessanti (COME SCRIVO BBBENE) e soprattutto coinvolgenti. Normale brano grind sinfonico, direte voi? NO. All’improvviso, il lampo di genio. Suona un telefono e risponde IL FIGLIO DEL DOGUI. Cioè pare sia lui eh, non saprei, l’andazzo è quello. Il buon Guidone Nicheli rivive grazie ai Breethoven grazie all’utilizzo di ‘sta insopportabile ciancia da cumenda consumato. Right right, passiamo alla prossima. Vai di sinfonie pompatissimamente circensi, in stile Celtic Frost ai tempi di Oriental Masquerade. Trentacinque secondi in cui non ho fatto altro che immaginare una parata di rosaelefanti schiantarsi un po’ dovunque, cercando alla bell’e meglio di apparire più aggraziati della De Filippi quando balla. Missione compiuta ma solo in parte. L’andazzo grind ripiglia poco dopo, sempre in maniera impeccabile salvo poi schiantarsi letteralmente nel breakdown più assurdo della storia. Cioè… sto godendomi un po’ di estremo e questi mi fermano perché… PERCHÈ TEMPO DELLA LEZIONE DI PILATES. Della serie: sei là a mangiarti un Tegolino e al terzo morso si trasforma in un opossum. Che fai? Pigli e lo accarezzi, ovvio. Sei immerso in Bree che dire, pretendi che tutto fili liscio liscio, con una trama ed un filo logico, come accadrebbe in un album degli * inserire band penosamente Symphonic Power a caso * ?? Con la tua maledetta principessa salvata dal condottiero campione Krondonandul di Calendocalonia, impugnante la super spada fiammeggiante donatagli dal Mago Strampariparitus in punto di morte prima di confessargli che il nano Druwundertar faceva il doppio gioco col signore della morte Grftyhmncu879? No. Ti siedi, respiri e FAI LEZIONE. Alzi la gamba, poi l’altra, inneggi al Cristo, ascolti i versi terrificanti e sollevi anche le palle… poi scappi perché Rosie dei Jetsons in cortocircuito ti dice “che cazzo stai facendo”. Tutto regolare. Sonata in Bree Minor è il brano più lungo dell’EP, quasi tre minuti di durata; vincitore del premio “Anal Cunt 2019″, celebrazione del bree minore che Bach (il compositore classico, non il tizio che ha cantato negli Skid Row ed inventato i cessi portatili) levati lestissimo che co’ no schiaffo te smonto ‘a parucca. Anyway penso sia il pezzo in cui Grind e Piano vadano più d’accordo, anche perché – ripeto – questi SANNO SUONARE. Ce lo dimostrano pure in chiusura: i quasi due minuti (oh, c’avete preso gusto co’ le lunghezze. Piano, che finite per coverizzare “Parsifal”) di Balivo Breeator me fanno allargà ‘r core. Ve lo ripeto, sono un maledetto dinosauro… e sentire la parola “gay” in un brano grind per me è poetico allo stato puro. Seth, se ci sei batti un ott. Ok, Groucho a parte, commovente come la band stia praticamente – in questo brano – descrivendo una sorta di loro “stand”, animale guida, proiezione astrale, chiamatela come volete. Le bizzarre avventure di Bree Bree.

 

Ora: penso di aver detto tutto ciò che potessi umanamente dire; o forse no? Riprendo da dove ho iniziato: “La Nostra Storia” di Jimmy Fontana riecheggia prepotente nelle mie orecchie. E come se io fossi regina e loro i miei Re (bRRRre)… non posso fare altro che dire, ai Breethoven: BRAVI, RAGAZZI, BRAVI * ammicca * come se mi stessero verniciando lo steccato assieme alla nobildonna elegante e a Giovanna. Voglio dire: in un mondo ormai saturo, terribilmente saturo di trvaggine fine a sé stessa, di ventenni vichinghi di Fiordoropoli, di defenders sbarbatelli e di goth band fotocopia capitanate dalle cugine sceme di Floor Jansen (oh!!!! Fonderò una band indie con questo nome **), un gruppo “di rottura” come i Nostri serve. Come l’ossigeno dopo l’esplosione di un reattore nucleare, come la Coca Cola dopo una capricciosa, come la Peroni durante una rissa. Due mondi apparentemente inconciliabili uniti tipo un Megazord ignorantissimo che al posto di combattere Rita Repulsa le scoreggia in faccia e mangia la brrrreeeoche. Questo è Bree Che Dire, questi sono i Breethoven.

 

VOTO: Breendan Fraser / su George Re della Jungla…?

TRACKLIST:

1. Breentroduction
2. Cappuccino e Breeoche
3. Breescola al Baretto
4. To Bree or not To Bree
5. Sonata in Bree Minor
6. Balivo Breeator

LINE UP:
Riccardo Vizzino: Vocals & Lyrics
Manuel “Skizo” Lucchini: Guitars, Drum Programming & Backing Vocals
Ivano Lo Iacono: Bass & Fretless Bass
Antonella Fiani: Keyboards & Orchestrations

WEB:
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marek

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