BLACK RIVER SONS – Poison Stuff

BLACK RIVER SONS – Poison Stuff

BLACK RIVER SONS – Poison Stuff

TITOLO: Poison Stuff
ARTISTA: Black River Sons
GENERE: Southern Rock
ANNO: 2019
PAESE: Francia
ETICHETTA: Music-Records

Il nostro chef oggi vi propone una ricetta semplicissima, da fare a casa in pochi minuti. Prendete carta e penna. Ingredienti per preparare un Black River Sonspudding: due parti di Blackberry Smoke, una parte di 38. Special, due parti di Black Oak Arkansas, mezza tazzina da caffè di Gov’t Mule, un quarto di Kenny Wayne Sheppard, un quarto di Lynyrd Skynyrd (sostituibili, secondo gusto, con mezzo bicchiere di Molly Hatchet), un cucchiaio di The Blackcrowes, un bicchiere colmo di Alabama e una bustina di Rival Sons per guarnire. Preparazione: buttate tutti gli ingredienti in una pentola dal bordo alto, mescolate a fuoco vivo, lasciate riposare per un’oretta; travasate il composto ottenuto in una vaschetta, richiudetela e riponete in freezer per una notte. Una volta scongelata sarete pronti a servire questo dessert ai vostri ospiti. Si consiglia un bicchiere di whisky per accompagnare il piatto. Poison Stuff, firmato dai francesi Black River Sons, a conti fatti è questo, una sorta di crème caramel alle spezie degli Stati Confederati del Sud. Le notizie sulla band, a parte provenienza e nomi dei componenti, sono più introvabili della pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno e ricostruirne la storia è impossibile… ma ciò che importa (in questa sede) è riassunto in queste prime righe. Una commistione sonora dove tutto è già scritto e dove non si intravede un graffio personale che metta in luce una qualsiasi differenza che faccia dire: «Ecco come suona questa band». Diventa dunque complesso iniziare  a scrivere come la volontà racchiusa tra un incontro di sinapsi e l’altro avrebbe voluto, partendo in poesia con un incipit tipo: “La saga del Southern Rock, dagli anni ’70 in poi, è così carica di ingenuo ottimismo, colore locale e dramma personale da poter essere facilmente scambiata per un romanzo di William Faulkner o un dramma di Tennessee William. L’idea di base è buona e il sound dell’album coinvolge comunque, ma superare due ascolti (non consecutivi) diventa arduo. Basta il trittico iniziale composto da Spill Your GutsBorn Again e dalla title-track per capire tutto il disco. Una lezione sul Southern studiata a memoria e ripetuta a pappagallo, peggio di una filastrocca recitata in piedi sulla sedia il giorno di Natale; okay, come per altri stili musicali, quando tutto è già stato detto e ripetuto, creare una propria impronta distinguibile richiede uno sforzo enorme, ma a volte basta quel colpo di mano di sguincio per far rizzare le orecchie. A partire poi da Charcoal’s Blues sembra di essere in un album di Kid Rock (tra Rock ‘N’ Roll Jesus Born Free), con una vena più spinta in direzione power-ballad anni ’80 che si sposta poi verso un mix tra Whitesnake Joe Bonamassa quando Can’t Be True prende possesso della scena dando il via al suo seguito formato da I Remember e Messin’ Around, per poi finire su un tappeto Hard Rock predominante e Country Rock in sottofondo con le finali Way Of Life Wheels Of Fortune. Dove nella prima riecheggiano degli AC/DC in crisi di mezza età e con il fiato corto obbligati a suonare più lenti di quanto mai abbiano fatto e nella seconda si sfocia nel Blues Rock più viscerale che prende il sopravvento e che riesce a dare un po’ di spessore in dirittura d’arrivo ad un album che lascia tra l’indifferente e la distrazione con il mondo esterno.

Gli ingredienti sono stati scelti attingendo da ottime dispense e cantine ben fornite, ma la realizzazione e la cottura non sono venute come si sperava.

 

VOTO: 55 / 100

TRACKLIST:

  1. Spill Your Guts
  2. Born Again
  3. Poison Stuff
  4. Loaded Gun
  5. Charcoal’s Blues
  6. Can’t Be True
  7. I Remember
  8. Messin’ Round
  9. Way Of Life
  10. Wheels Of Fortune

LINE-UP:

Vincent Bourree – Batteria
Said Amar – Basso
Emeric Martel – Voce / Chitarra
Baptiste Duquesnoy – Chitarra

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daniele_vasco

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