BardoMagno – Vol. I

BardoMagno – Vol. I

BardoMagno – Vol. I

TITOLO: Vol. I
ARTISTA: BardoMagno
GENERE: Folk/Rock
ANNO: 2019
PAESE: Italia
ETICHETTA: /

I BardoMagno sono una band giovane nata per volere di AbdulIl Bardo” (all’anagrafe Valerio Storch, storico chitarrista dei Nanowar Of Steel ndr.) il quale, in tempi non sospetti, riunì alcuni tra i più i “stravaganti” musicisti del panorama underground italiano. Tale progetto, infatti, consta di membri di bands quali Folkstone, Nanowar ed elementi usciti dalle “fucine” di Feudalesimo e Libertà, dal quale hanno avuto maggior risalto. Ne 2018 esce il primo bootleg che racchiude la registrazione del live d’esordio presso il Valhalla Pub Steakhouse” ma, il vero disco, è Vol. I uscito il 19 Aprile del corrente anno.

C’è da premettere che questo vuole essere un album “scanzonato” e da contestualizzare nell’ottica di dove nasce, ovvero: Feudalesimo e Libertà. Nonostante ciò, alle spalle abbiamo dei veri professionisti con una prolifica carriera musicale, studi e formazione; sebbene questo possa apparire come un prodotto dai “toni” allegri, rimane frutto di impegno e competenze regresse. La vera domanda che attanaglia chi scrive è: “Ce ne era veramente bisogno?, mi spiego meglio: Tale prodotto dovremmo inserirlo nel campo del “Rock Demenziale”? E se così fosse, ne risulterebbe all’altezza?.
Da settimane sento “attribuire” ai BardoMagno il genere appena citato ma, per quanto mi riguarda, la risposta alle domande precedenti è: non credo proprio! Vol.I è un disco parodistico, nulla di più e nulla di meno che, assolutamente, non trova paragone con la scena dei Grandi del “Rock Demenziale” nostrano. Facciamo un po’ di chiarezza: se pensiamo a tale “categoria musicale”, non possiamo non citare gli Skiantos ed il grande Freak Antoni  che, di questa musica, sono i veri “porta-bandiera”; il “Rock Demenziale” è surrealismo, ironia, eccesso, denuncia sociale portata all’estremo, condita dal forte senso di “stupidità”. Sebbene i BardoMagno propongano qualche “canzoncina” di propria produzione e, soprattutto, rivisitazioni di brani famosi, non sono al pari di Grandi come partendo dagli albori: Fred Buscaglione. Passando per gli Squallor, i sopracitati Skiantos, Elio e Le Storie Tese, Prophilax e tutta la scena Ska-Punk fiorita dagli anni 80′ in poi in Italia: Candeggina Gang, Tapparelle Maledette, Paolino Paperino Band e Porno Riviste ad esempio. Parliamo di un filone musicale che ha fatto la Storia, segnato un’epoca del panorama italiano, basato su testi che, nella loro semplicità ed immediatezza, nascondevano una struttura concettuale dai mille risvolti (esempio: “Largo all’avanguardia, pubblico di merda, tu gli dai la stessa storia tanto lui non c’ha memoria” tratto da Largo all’avanguardia degli Skiantos). Artisti outsider, avanguardisti e scrittori di testi al limite dell’assurdo: “Voglio solo skakkolarmi, skakkolarmi, skallolarmi! Non lo posso più negare, io ci godo a skakkolare”, da Kakkole degli Skiantos. Geni musicali incarnati nella figura del grande Freak Antoni: artista a”tutto-tondo”, anticonformista e precursore di tempi; unico ed inimitabile. Egli stesso è rappresentante di una scena prolifica che verrà ripresa ed influenzerà lo Ska-Punk il quale, in tempi più moderni, sconfinerà anche nel Heavy Metal, dando i natali a bands come: Nanowar, Atroci, Longobardeath, ecc..  Alla luce di ciò, e con un retaggio così forte, siamo davvero sicuri di poter definire i BardoMagno come un gruppo “Rock Demenziale”? Il paragone mi pare azzardato. Non vi è udibile altro che un insieme di undici burlesche canzoni italiane di successo destrutturate, sbeffeggiate e riproposte in chiave folkloristica e Rock. Esse, però, rimangono confinate ad un bieco spettacolo condito di birra e fumi alcolici (e non!) di vario tipo.

Il linguaggio usato è sempre “cavalleresco”, eredità dello stile di Feudalesimo e Libertà, unito a tamburi, flauti e chitarre, che accompagnano tematiche scanzonate: donne, Inquisizione, Peste, Papi e cavalieri. Una tracklist basata sul riadattamento, ad esempio di: Azzurro di Celentano, Centro di Gravità Permanente di Battiato, Tutto il Resto è Noia di Califano ed il cartone Mila e Shiro. Tutti resi più orecchiabili e fruibili al pubblico “giovane”, amante del genere dalle sonorità Folk Rock su un atmosfera Medioevale. Il brano che spicca tra tutti è (sicuramente) Avignone, presentata anche nel programma Italia’s Got Talent; riprendendo Riccione dei Thegiornalisti, si canta la storia della Città Papale. Vi sono poche parole da spendere su un album di questo tipo se non, sicuramente, elogiarne la fantasia, il forte impegno per creare testi in “volgare” che raccontano di tematiche ed eventi del periodo feudale (esempio l’interessante Ius Primae Noctis). A mio avviso è proprio con quest’ultima che il gruppo raggiunge l’apice dell’ironia, a volte, al limite del “colorito”; il “politically correct” è rispettato grazie a “sottili” allusioni. Il brano finale del disco è Ninna Nanna del Feudo, una “canzoncina della buonanotte”, adatta ai futuri cavalieri pronti per la pugna.

Per rispondere al mio quesito iniziale, ovvero: “C’era davvero bisogno di un progetto del genere?”, la risposta è: No (in parte ndr.). La scena musicale “pseudodemenziale” (lontana da quanto spiegato poc’anzi cit.) è già satura di band valide e che ben rispondono alla richiesta del pubblico, Metal in particolare. Anzidetto ciò, i BardoMagno portano due novità in questo “mondo”, ovvero: l’utilizzo del “volgar parlato”e la narrazione di eventi dell’Età di Mezzo, due componenti che distinguono il loro sound da quelli in circolazione. Un linguaggio particolare e che incuriosisce i fans, calandoli direttamente nell’epoca ed allontanandoli dal tono (spesso fin troppo) colloquiale dei nostri giorni. Ai Nostri dobbiamo render merito di riuscire nell’ardua impresa dello stimolare le menti dei giovani, avvicinandoli ad una dialettica ben lontana dai soliti canoni. Un lavoro non paragonabile a quello operato dall’Accademia della Crusca ma che, mediante un’eloquenza più forbita, può portare alla “ribalta” uno registro linguistico ormai desueto. Per quanto riguarda il “suonato” non abbiamo nulla da ridire: flauti che danno un “tocco” Folk ad ogni brano, cantato discreto ed il resto dell’accompagnamento davvero buono; ci troviamo, d’altronde, davanti a musicisti professionisti. A tal proposito, segnaliamo la presenza di due interessanti guests: Lorenzo Marchesi (Folkstone ndr.) in Tutto il Resto è Boia e Maurizio Merluzzo, nell’intermezzo di La Peste Nera.
In conclusione, Vol.I è un disco goliardico, semplice ed adatto ad un ascolto senza pretese, probabilmente “limitato” solo a determinate proposte live, ma ugualmente piacevole.
Nulla di eccezionale, a tratti un po’ banale, ma un prodotto fruibile da chiunque.
Possiamo dire che i BarboMagno, con questo album, sono riusciti ad ottenere il benestare sia dello Imperatore che del volgo.

 

VOTO: 60/100

 

TRACKLIST:

  1.  Siam Lanzichenecchi (into)
  2.  Asburgo
  3.  Centro di Castità
  4. Mettete La Cipolla Voi ch’Entrate (intramezzo)
  5. Allo Kebabbo Non Resisto
  6. La Peste Nera
  7. Tutto ‘l Resto è Boia
  8. Mila e Shiro (due cuori nello Medioevo)
  9. Avignone
  10. Un Sacco Cataro (intramezzo)
  11. Io Ghibellino
  12. Li Missi Dominici
  13. Ius Primae Noctis
  14. Ninna Nanna del Feudo

VIDEO:

LINE UP:

Valerio Storch (Mohammed Abdul/ Il Bardo) – Voce/ Chitarra

Alessandro Mereu (Papa Alemanno) – Voce

Maurizio Cardullo (Gran Calippo D’Oriente) – Flauti/ Liuti/ Cornause/ Polistrumentista

Edoardo Sala (Fra’ Casso da Montalcino) – Percussioni

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marianna

Amante di live e fotografia, quando non scrivo di concerti, li fotografo. Ascolto principalmente Folk e Heavy Metal. Svapo addicted, acida, sarcastica e pignola, il tutto concentrato in 1.58 metri di pura cattiveria.

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