FIRE AND FURY FEST: Steve Grimmett’s Grim Reaper + guests live @ Parma

FIRE AND FURY FEST: Steve Grimmett’s Grim Reaper + guests live @ Parma

FIRE AND FURY FEST: Steve Grimmett’s Grim Reaper + guests live @ Parma

Prendere casa a Parma per farsi tutti i concerti War Metal
e non solo, visto che la notte del 3 di Maggio gli occhiali da sole sono stati riposti nel cassetto per lasciare la città ducale fra le forti mani della gloriosa storia dell’Heavy Metal. Quello più duro ed incontaminato, più diretto e selvaggio: colata lavica di N.W.O.B.H.M. magistralmente rappresentata dal sempiterno Steve Grimmet, in viaggio con i suoi Grim Reaper dopo i gravi problemi di salute occorsi negli ultimi anni. Forza di volontà, coraggio, determinazione; elementi che hanno portato il cantante a non darsi per vinto, nemmeno dopo la parziale amputazione di una gamba. Del resto, Jeff Becerra insegna: nessun’avversità è invincibile. Esempi decisamente positivi, in grado di fornire speranza a chiunque, dai più grandi ai più piccoli. Una serata dunque all’insegna dello spirito battagliero ed indomabile dell’Heavy Metal nella sua forma più classica, spaziando dalla terra d’Albione alla nostra Penisola. Perché si sa, checché se ne dica l’Italia non è mai stata con le mani in mano, parlando d’acciaio pesante. Ed ecco che il Circolo Mu, locale designato ad ospitare il Fire and Fury Fest, diviene ben presto una calda fucina ben disposta a forgiare borchie e catene per tutti i metalheads accorsi all’evento. Non solo estero, dicevamo, dato che ad accompagnare Steve&soci ci hanno pensato ben tre realtà italiche: Angel Martyr, Witchunter ed i capitani di lungo corso Skanners, un tris di compagini ben spalmate lungo storia e presente.
Una serata grigia ed uggiosa alla quale non accorre chissà che folla; pochi ma buoni, si direbbe, ed effettivamente – almeno in quanto a partecipazione – il pubblico risponde decisamente bene per ciascun set.
Ad aprire le danze i toscani Angel Martyr, trio composto da Tiziano SbaragliDario Rosteni Niccolò Vanni. Una formazione ben affiatata e non certo alle prime armi, la cui nascita ufficiale è da datarsi nel 2010 escludendo il periodo di attività sotto moniker Wraith’ Sing. Con all’attivo una Demo, un EP ed un full-length (Black Book: Chapter One, vivamente consigliato) i Nostri presentano al pubblico una miscela esplosiva di Heavy vecchio stile, a metà fra Inghilterra ed America. Suggestioni derivate direttamente da mostri sacri come Iron Maiden ed Omen permeano l’intera setlist dei toscani, veloci in senso Speed ma anche (e soprattutto) attenti ad aperture più epiche e magniloquenti. Decisamente in forma ma forse un po’ penalizzati da volumi e suoni forse un po’ troppo confusionari. Un vero peccato, visto e considerato che in molti punti la gran voce di Hammerhead risultava troppo coperta e sacrificata, essendo a parer mio la punta di diamante della band. La quale, nonostante tutto, ci dà dentro e porta a casa una prestazione  e decisamente ben congeniale allo stile proposto. Promossi.
Un rapido cambio di palco ed ecco che a dominare la scena intervengono gli abruzzesi Witchunter con il loro roccioso Heavy/Speed tiratissimo e prepotente. L’intensità cresce sino a raggiungere picchi magmatici: i cinque ragazzacci di Martinsicuro picchiano durissimo mostrando una tecnica invidiabile ma soprattutto un’attitudine selvaggia e sfrontata al posto giusto. Pelle, borchie, catene, velocità: in the best tradition, si direbbe. Pescando a piene mani dal proprio repertorio, il gruppo dà vita ad uno show scoppiettante, portato avanti a suon di decibel. Steve Di Leo recita la parte del leone, coinvolgendo il pubblico con la sua voce graffiante e facendo spettacolo nello spettacolo, fra maschere caprine, mantelli vampireschi e brindisi col sangue; la coppia d’asce Ace Chuck si dona a dialoghi di chiara matrice Mercyful FateJudas Priest, andando a ricercare lo stile proprio di mostri sacri come Shermann Tipton; ritmica spaccaossa alle spalle della compagine, presieduta dalle colonne Fabrizio Rosati Luca Cetroni, rispettivamente basso e batteria. Divertenti, diretti e coinvolgenti… per il sottoscritto, i vincitori morali della serata.
Non c’è tempo per riposare, ed ecco dunque arrivare nientemeno che da Bolzano i capitani di lungo corso, gli Skanners. Attivi dall’82 e freschi della pubblicazione di un nuovo album, Temptation, i trentini sanno sicuramente come domare un palcoscenico e come coinvolgere il pubblico. Esperienza, quella dei Nostri, che si manifesta sia nell’esecuzione dei brani che nel dialogo con i presenti, mai lasciati “soli” ed anzi continuamente incalzati dal vocalist Claudio Pisoni. Proprio quest’ultimo si diverte a scherzare sul fatto che, in trentasei anni di carriera, gli Skanners abbiano toccato il suolo parmense pochissime volte. Tanto, troppo o poco, non fa differenza: quel che è certo è che i cinque riescono a dar vita ad uno show decisamente all’altezza del loro “curriculum”, proponendo un Hard n’ Heavy fedele alla tradizione, senza sbavature o derive di vario tipo. Assistere al loro show significa rendersi conto e partecipi della vecchia scuola italiana, quella più schietta e genuina, quella che preferiva i live show ad i proclami su Facebook o alle polemiche da internet; la scena vera, viva e pulsante, quella che premiava la voglia di suonare e non il numero di followers. Una compagine che forse non ha mai raccolto quel che veramente avrebbe meritato (solo la doppietta Dirty Armada / Pictures of War gli dovrebbe valere un premio ad honorem) ma che, fregandosene altamente dei “se” e dei “forse”, ci dà dentro con puro spirito inossidabile. Un applauso al terzetto do veterani Claudio/Fabio/Walther e ai più giovani colleghi Thomas Davide, per averci donato uno spettacolo da ricordare.
Un lungo soundcheck è il preludio all’entrata in scena degli headliner, i Grim Reaper. Noti dal 2006 con il nome di Steve Grimmett’s Grim Reaper, aventi ad oggi il frontman come unico membro della formazione storica, gli inglesi si fanno attendere ripagando però l’impazienza mostrata dal pubblico durante il cambio di palco. Uno show decisamente sugli scudi, che ci mostra uno Steve deciso e combattivo: voce ancora calda e vibrante, kilt indosso quasi a volersi mostrare come un immortale, battute ed importanti sorsate di birra; l’Heavy Metal scorre ancora prepotente nelle vene di un uomo che ha sofferto ma non per questo si è arreso, tutto il contrario. Fra classiconi ripescati dai primi tre album (una magistrale Dead on Arrival spacciata per “brano suonato pochissimo, dal vivo…” più diversi estratti dall’ultimo Walking in the Shadows, i mietitori fanno calare la propria falce sul Circolo Mu omaggiando gli accorsi con un concerto decisamente al di sopra di ogni aspettativa. Se da un lato il revival N.W.O.B.H.M. ha mostrato in maniera impetuosa quanti sopravvissuti dei tempi che furono non siano poi molto in grado di dire la loro nel presente, dall’altro ci ha ricordato quanti gruppi siano ancora in totale stato di grazia, vivendo un’autentica seconda giovinezza. Al pari di Hell e Satan, posso tranquillamente annoverare il carrozzone di Steve fra le formazioni storiche meglio arrivate agli anni duemila. Riffoni memorabili, assoli, strette di mano, fotografie concesse ad ogni fan, una setlist che non cala mai e poi mai di intensità o di importanza… questo è il Metal, questa è l’umiltà di chi è vissuto per la propria passione e non esclusivamente per la mera gloria commerciale. Una cartolina dell’Inghilterra che fu, regalataci da musicisti con ancora tanto (ma molto!) da dare.

Si conclude così una serata divertente ma soprattutto vera, appassionata. Lontani dai riflettori e dai lustrini, abbiamo potuto assistere ad un concerto come il Capro comanda: quattro band di altissimo valore e sinceramente dedite alla propria causa, senza troppi freni o filtri frapposti fra palco e platea. Di certo, l’affluenza non ha potuto dirsi “importante”; tutt’altro, data la portata dei gruppi coinvolti. Vorrei davvero appigliarmi al detto “pochi ma buoni”, ma sono costretto ancora una volta a constatare quanto “la scena” sia ormai divenuta più un argomento da social network che un qualcosa di reale, effettivo. Un applauso va dunque agli organizzatori, ai musicisti, ai proprietari del locale e ad ogni fonico, tecnico ecc. coinvolto, al pubblico, a chiunque abbia fatto sì che l’esperienza si rivelasse piacevole e coinvolgente: crederci ancora, sbattersi per dar vita a fatti concreti e non a chiacchiere da bar, nonostante i mille problemi ed avversità. Siete degli eroi, ragazzi.

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marek

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