RUSTLESS – Intervista

RUSTLESS – Intervista

RUSTLESS – Intervista

MW: Veterani inossidabili, giunti al quarto capitolo di quest’avventura firmata Rustless. Cosa vedete, guardandovi indietro?

Ruggero: Voglio fare un tuffo nel passato per fare un confronto con il panorama odierno. Una volta la musica originale era apprezzata e richiesta nei locali, ora tra cover e tribute band si è proprio uccisa la creatività e di conseguenza si è abbassata la qualità della musica. Noi continuiamo per la nostra strada… ma è davvero dura!

Roberto: Io vedo una band che continua a crescere e che piano piano afferma la sua identità, creando un sound unico e riconoscibile. Sono contento di questo percorso artistico! Certo, tra cambi di line up e panorama musicale non è stato facile… ma non molliamo!

Lio: Il panorama musicale italiano è come un deserto, oramai. Prodotti confezionati e studiati a tavolino che escono dai talent show. Se guardo indietro vedo un complessivo abbassamento della qualità unito ad un disinnoramento dei giovani nei riguardi dell’arte in generale.

 

MW: Il nome dei Rustless è ormai sinonimo di garanzia, quantità e soprattutto qualità. Cosa vi ha spinti a non mollare mai, lungo tutti questi anni?

Steve: Per quanto mi riguarda, quello che mi ha spinto a non mollare mai è la passione per la musica, la voglia di comporre e presentare i nostri brani live e l’amicizia che mi lega agli altri vecchietti della band!

Ruggero: La musica fa parte della nostra vita riempiendola di energia. E questa energia ci spinge ad andare avanti!

Lio: Paradossalmente, sono stati proprio gli ostacoli e le sfide che abbiamo affrontato ad alimentare la voglia di continuare! Qui in Italia non è per niente facile proporre musica originale hard rock in inglese, ma noi continuiamo imperterriti a crederci!

 

MW:  Avete da poco rilasciato il vostro nuovo album, “Awakening”: parlateci dei suoi retroscena, della sua nascita.

Steve: Questo album ha avuto una lavorazione lenta e ponderata. Sono stato molto impegnato con la mia scuola di musica, Only Rock Music Club, ed è stato impegnativo ritagliare del tempo per la composizione. Abbiamo impiegato 1 anno e mezzo per concludere le sessioni di composizione e le registrazioni. Per questo lavoro ho preferito impostare sedute singole con i vari membri della band per concentrarci bene e riuscire a ottenere il massimo da ogni componente.

Ruggero: Non avendo vincoli contrattuali possiamo prendere le cose con calma. Siamo così riusciti a comporre un album molto vario con tante sfaccettature.

Lio: Per noi è importante cercare di non ripeterci e offrire sempre qualcosa di nuovo ai nostri fan. Per questo abbiamo lavorato a lungo e con tanto impegno cercando di proporre un prodotto non scontato. Come potete ascoltare, nell’abum ci sono brani con varie atmosfere e particolarità. Ad esempio in “Take the sun” ho utilizzato una campana tibetana come percussione all’inizio e alla fine del brano, uno strumento inusuale in un album rock.

Roberto: Comporre un nuovo album è come intraprendere un viaggio. Un viaggio dentro noi stessi, nelle pieghe del tempo che viviamo e nella società. Per la composizione dei testi ho scelto come argomento principale il “risveglio”. Ho avuto l’ispirazione durante un viaggio in metropolitana dove ho visto praticamente tutti i passeggeri chinati sui loro smartphone completamente assorbiti dalla realtà virtuale. La scena mi ha molto impressionato, sembrava di essere in Matrix! Da lì ho deciso che le nuove canzoni avrebbero parlato di questo. La nascita dei brani di solito avviene in questo modo: Steve compone la musica, noi della band mettiamo le nostre idee che vengono elaborate e incastrate con quanto già fatto da Steve e poi scrivo i testi in base alle suggestioni che mi da la musica. È un processo collaudato che è partito dal nostro primo album e funziona ancora oggi. Entrando nel particolare di alcune canzoni, partendo dalla prima che dà il titolo all’album: si parla di superare il senso di separazione che ci attanaglia, che ci fa vedere il mondo come frammentato, separato ma che è solo un’illusione. “Message to God” è un dialogo con Dio dove l’essere umano, nonostante senta la distanza con il divino, quasi come un abbandono, si impegna ad andare avanti giorno dopo giorno. “Invisible” tocca un argomento purtroppo molto attuale: la disoccupazione e i licenziamenti di persone giunte alla mezza età per le quali è difficile ricollocarsi nel mondo del lavoro, un mondo dove impari a smettere di sognare. Poi ci sono le canzoni d’amore come “Heart’s on Fire” o una dedica a mia madre in “What kind of love”. C’è anche un brano da 9 minuti e mezzo, “Take the sun”, che ha chiare influenze prog anni 70, qui parlo dell’essere umano che si è dimenticato di essere caduto dal cielo e che deve riprendere il posto che gli spetta. Ovviamente non poteva mancare un pezzo dalle tinte heavy come “I wanna rock you” che ricorda ai nostri fan da dove arriviamo. Ma ripeto, tutto si incentra sul risveglio interiore.

Andrea: Potrei raccontare invece qualche aneddoto e retroscena sulle battute finali di registrazione. Di come io sia stato messo sotto pressione (amichevolmente, nessuno fraintenda!) da Stefano per realizzare in meno di una settimana ‘What Kind Of Love’, oppure di come ci siano tre bassi diversi nella monumentale ‘Take The Sun’, oppure ancora di come le idee per le voci sempre nel lento siano cambiate in una sola seduta! Insomma, un’esperienza divertente ma professionale. È questo che contraddistingue il disco.

 

MW: Per il momento la release del nuovo album è esclusivamente digitale. Sono un cultore del fisico… ci sarà anche una versione “fisica”?

Roberto: In realtà il nostro disco si trova anche in formato cd in tutti i negozi di dischi. Anche noi siamo appassionati del formato fisico! Per questo abbiamo curato molto il digipack sia nella veste grafica della copertina che nel libretto interno con i testi, è venuto un bel prodotto!

Ruggero: A me piacerebbe molto fare un bel 33 giri come una volta… dove vedi bene l’artwork della copertina e leggi i testi in maniera chiara!

 

MW:  La copertina di “Awakening” denota un cambio di stile grafico abbastanza marcato. Cosa vi ha spinti a slegarvi dai concept passati?

Ruggero: In passato mi sono sempre occupato io delle copertine degli album sia, dei Vanadium che dei Rustless. Questa volta abbiamo voluto cambiare approccio e delegare il lavoro a un bravissimo grafico, Antonio De Mauro, il quale è riuscito a rendere graficamente il messaggio contenuto nell’album. Anche il logo è stato rinfrescato per avere una coerenza con il resto della copertina.

Roberto: Per la copertina ho lavorato a stretto contatto con Antonio in modo da avere una trasposizione grafica del concetto di “risveglio”. Abbiamo fatto alcune sessioni di brainstorming tirando fuori idee e suggestioni che ci hanno portato alla copertina finale. Ci tenevo a slegarmi soprattutto dal vecchio logo in quanto ci dava una connotazione troppo “metal” anni 80, cosa che oramai non ci rispecchia più visto che nei nostri album ci sono chiare influenze prog, hard rock e aor.

 

MW: Il sound di “Awakening” è fedele alla vecchia scuola eppure molto fresco ed attuale. Come avete trovato il giusto bilanciamento fra passato e presente?

Steve: Come dicevo prima, avere lavorato con calma ci ha aiutato anche nella scelta dei suoni giusti. In verità durante la composizione non penso né al genere né alle sonorità. Tutto fluisce in maniera naturale. Una volta finito un brano, insieme a Roberto cerco i suoni più appropriati e che abbiano un filo logico con le parole. Però ripeto, è un processo naturale.

Ruggero: La parte dei suoni nei nostri album è demandata a Steve e Roberto. Sono loro che in fase di composizione si occupano di trovare i suoni giusti che siano attinenti alle tematiche delle canzoni. Poi con l’aiuto di Donato Reina, il nostro fonico, amalgamano il tutto. Questa volta sono riusciti come dici tu a rendere attuale e fresco il suono, mantenendo le radici classiche.

Andrea: Quando suono ho in mente i grandi del passato: mi ispiro e rubo tutto ciò che può accrescere il mio percorso, ma non mi dimentico mai di vivere in un’epoca diversa dalla loro. Ci sono altrettante influenze e stimoli, se presi al vaglio – vedi ‘trap’ – validi al giorno d’oggi. Significa stare nel presente.

Lio: Noi tutti amiamo le sonorità anni 70 per quel modo naturale che avevano i suoni degli strumenti. Se ci fai caso gli album di una volta non avevano la compressione spinta di quelli odierni che ammazza la dinamica. Abbiamo preferito avere un suono più disteso e naturale, che donasse il giusto respiro alle composizioni.

 

 

MW: Molte persone vi identificano ancora nel moniker “Vanadium”; io credo che, ora come ora, quella dei “Rustless” sia la vostra definitiva e perfetta identità. Come vedete l’essere associati ad un moniker certo storico ed importantissimo, ma oltre il quale vi siete abbondantemente spinti?

Steve: Il nostro passato nei Vanadium è indelebilmente scritto dentro di noi. Sono orgoglioso di essere stato il fondatore di una band che nel panorama italiano di quell’epoca si è fatta strada con le proprie forze senza scendere a compromessi con i meccanismi dello show bussiness. Come ogni cosa però ha un inizio e una fine. I Rustless sono un’evoluzione naturale del nostro percorso artistico. Ovviamente siamo in un periodo storico diverso e la nostra maturità si riflette nel sound e nelle composizioni, più elaborate rispetto al passato. Per nostra scelta personale continuiamo a non scendere a compromessi, cercando di portare avanti la nostra idea di musica e, per poterlo fare, abbiamo dovuto scegliere bene i nostri compagni di viaggio. Prendiamo ad esempio la figura del cantante, avevamo bisogno di una persona con una grande estensione vocale, un’ottima padronanza del proprio strumento e non per ultimo che scrivesse bene i testi in inglese. Ovviamente serviva anche una persona che cantasse i nostri cavalli di battaglia in maniera ottimale. Roberto ha tutte queste caratteristiche e grazie alle sue doti vocali possiamo ripresentare in sede live i vecchi brani dei Vanadium portandoli a un livello superiore rispetto al passato. Vorrei anche menzionare Andrea al basso, un giovane ventenne che arriva dal mio laboratorio musicale che mostra una maturità musicale non comune per la sua età, il quale si è inserito alla perfezione nella band e Alessia che con la sua grande voce supporta in maniera egregia i cori.

Ruggero: Sicuramente il nostro passato è molto importante per tutti noi. Però come detto da Steve, ogni cosa ha un inizio e una fine. La nostra esigenza era quella di evolverci musicalmente e per poterlo fare abbiamo dato vita al progetto Rustless.

Lio: Siamo stati una bella realtà nel panorama musicale italiano e di questo ne vado fiero. Però un musicista ha sempre voglia di crescere e sperimentare nuove soluzioni. Il bello è che nei live possiamo presentare sia il nostro nuovo percorso che omaggiare la nostra carriera dei Vanadium. Pensa che ad un concerto ho visto un ragazzo piangere quando abbiamo eseguito “Easy way to love” e questo non solo perché la suonavano 3/5 dei Vanadium ma soprattutto per come riesce a interpretarla Roberto. Molti nostri vecchi fan ci fanno i complimenti per avere scelto lui come vocalist.

Andrea: Secondo me, forse sono la persona meno indicata a rispondere, c’è una vera e propria identità di gruppo autonomo, che ovviamente, “discende” dai Vanadium senza dimenticarsene, ma ne è indipendente. Quando Steve, Lio e Ruggero vengono associati ai Vanadium durante le serate, ciò penso serva come promemoria per i fan. Sta a loro ricordarsi del passato e riconoscere la nostra indipendenza.

 

MW: Quanto è denso il vostro calendario live?

Lio: siccome il disco è uscito il 3 maggio, la maggior parte dei calendari dei vari locali e le feste erano già chiusi. Siamo riusciti a fare alcune date importanti allo Slaughter con gli Ancillotti e al Legend con la Strana Officina oltre ad altre date. Partiremo verso settembre con altri live, seguite la nostra pagina Facebook per rimanere aggiornati!

 

MW: Eccoci alle battute finali. Salutate il pubblico di “Metal Winds”… a voi la parola!

Steve: Grazie di cuore a voi di Metal Winds che sostenete la musica inedita e un saluto a tutti i giovani che condividono la passione per la musica. Mi raccomando non fate mai appassire la linfa vitale della musica originale!

Ruggero: grazie a tutti voi ragazzi e non perdetevi il nostro ultimo album Awakening!

Lio: un salutone a tutti voi e un grande grazie! Ricordatevi di sostenere la musica originale!

Andrea: Un saluto a tutti e ricordatevi di condividere le cose più belle con chiunque vi sia accanto senza l’ausilio di un cellulare!

Roberto: la musica deve unire le persone, non importa il genere, ricordatevi che non è una guerra! Grazie a tutti e ci si vede in giro!

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alissa

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