Avevamo lasciato i nostri “disadattati” alle prese con lo split avvenuto nel 1984, non prima di aver parlato di Earth A.D. ed aver fatto menzione dei live bootleg realizzati pochi mesi prima dell’effettivo scioglimento.
Avete presente quello strano fenomeno per il quale validi artisti siano pressoché ignorati e di colpo, una volta passati a miglior vita o spariti dalle scene, vengano di colpo osannati da chiunque, ex detrattori compresi? Ricevendo per di più un trattamento che gli avrebbe giovato assai prima! Il caso dei Misfits, neanche a dirlo, fa parte di una nutrita schiera di esempi in merito: vuoi per i vari attestati di stima ricevuti da artisti di spicco, vuoi per le cover realizzate nel corso degli anni da gente come Metallica (prima nel mitico The $5.98 EP Garage Days Re-Revisited dell’87 e poi nel ’98 con il doppio mastodontico Garage Inc.), Guns ‘N Roses o Cradle of Filth, tra i tanti… o magari per il clamoroso successo del Danzig solista, per il fascino “postumo” che il loro immaginario horror riuscì ad esercitare sui giovani ribelli americani, complice anche l’efficacissima mascotte che i Nostri scelsero (il Crimson Ghost). Tanti, tantissimi motivi; rimane comunque emblematico come i Misfits divennero negli anni successivi al loro split un nome sempre più di culto.
Le raccolte, lo sappiamo benissimo, si tramutano troppo spesso in un becero tentativo di batter cassa con la minima fatica; nonostante anche in questi casi l’intento di guadagnare fosse certamente al primo posto, dobbiamo comunque considerare un fattore per me fondamentale: molto materiale racchiuso nell’ottimo Legacy Of Brutality (1985) e nell’altrettanto ottima raccolta Omonima (1986) è raro, oltre che di gran valore artistico. Ecco che di colpo una mera operazione commerciale divenne ben più di un lucroso divertissement; alla base delle compilation vi fu vera utilità e necessità artistica e divulgativa.
Anch’esse, quindi, alimentarono quel mito lontano e misterioso di questa band atipica, due uscite che ad oggi risultano molto importanti per avere tra le proprie mani alcune delle più belle canzoni in ambito Horror Punk mai composte.

Inutile ribadirlo, il pubblico li reclamava: i Misfits furono quasi “costretti” a rimettersi in carreggiata, assecondando la fama che li stava decisamente sommergendo. Una serie di circostanze portò dunque, nel 1995, alla resurrezione di questo cadavere musicale ambulante, con una formazione diversa dall’originale. Per i puristi dell’epoca (i die hard fan di Danzig) il colpo fu di quelli duri da incassare; per il grande pubblico, si trattò invece di una sostanziale gioia, ben accolta soprattutto dalle tasche di Jerry Only (diciamolo chiaramente…) visto il suo incredibile fiuto per gli affari, dote che tutt’oggi lo contraddistingue come il “contabile” Punk.
I “nuovi” Misfits con Michale Grave alla voce, per via di una serie di caratteristiche, risultarono tanto vicini, quanto lontani da quel mito cadaverico che fu (ed è tutt’ora) la formazione originaria.
Il 1997 vide la pubblicazione dell’album fantasma Static Age, ormai uscito fuori tempo massimo, visto che fu scomposto e smembrato in singoli, Ep e raccolte varie; ma soprattutto la prima prova discografica degli astro zombie americani: American Psycho.
Mettiamo subito le carte in tavola: parliamo senza dubbio di un bel disco, un lavoro ben svolto e per molti aspetti “furbo”… eppure abbastanza lontano dai primi lavori, sia in senso musicale, sia soprattutto a livello di immagine e di attitudine. Il nuovo parto discografico è un Punk Rock meno “metallico” rispetto al passato e dalle forti venature melodiche; le parti vocali in questo contesto trovano grande forza e importanza, anche per via del nuovo singer che ha comunque un timbro caratteristico e personale. I cori sono molto trascinanti, le ritmiche frenetiche, la produzione (rispetto al remoto passato) si presenta invece molto pulita presentando un suono sia potente che molto corposo, specialmente per quanto riguarda la chitarra di Doyle: un insieme che, tutto sommato, ci dona un disco si molto energico e potente, con un bel tiro, ma anche melodico e decisamente radio friendly con molte canzoni incredibilmente efficaci sul fronte live.

Insomma, al netto delle critiche più o meno giuste e motivate, i Misftits con Grave partirono decisamente bene, con un lavoro che seppur non risultasse in grado – per diversi motivi – di competere con i primi due Full originali si confermò comunque molto ben fatto e realizzato: ed ecco che a fine millennio, nel 1999, i Nostri pensarono bene di replicare con Famous Monsters.
Il gruppo continuò sulla scia del precedente album anche se le canzoni risultavano leggermente più lunghe e complesse, dotate di una personalità ambivalente: se infatti da un lato la band volle accentuare ancora di più il lato melodico del nuovo sound, con un Michael sempre più presente, dall’altra parte le chitarre si fregiarono di qualche divagazione Metal. Un lavoro sufficiente, forse troppo altalenante e incostante. In alcuni punti troppo easy, con melodie troppo zuccherose che vanno a cozzare tremendamente con le chitarre e la sezione ritmica decisamente arrembanti. Son certamente presenti dei bei pezzi per i quali varrebbe la pena ricordare questo episodio discografico… tuttavia rimane l’amaro in bocca per questo risultato “a metà”, con troppi filler a farla da padroni.

Dopo questi due lavori, oltre ad alcuni singoli di contorno e nonostante il successo abbastanza sorprendente (tra cameo televisivi e merchandising vario) la “nuova” incarnazione della band si sfaldò irrimediabilmente. Ed Ecco che al buon Jerry Only toccò nuovamente l’ingrato compito di ricostruire i Misfits.
Passarono ben quattro anni, nel 2003 la band licenziò Project 1950.
Jerry trasformò i Misftits in un power trio altamente adrenalinico con lui nelle vesti di bassista e cantante (non esattamente indimenticabile dietro al microfono, ma tant’è…), Dez Cadena (Black Flag…giusto per far capire il curriculum di tale personaggio) alla chitarra e ultimo – ma non per importanza! – Marky Ramone alla batteria. Un vero e proprio super gruppo in ambito Punk, quello imbastito da quel mattacchione di Jerry Only; che purtroppo ebbe breve durata. Sprecando una delle più grandi occasioni mai realizzatesi in ambito musicale nel nuovo millennio vista la carature dei musicisti coinvolti.
Project 1950, che tra l’altro vide al suo interno un discreto numero di ospiti, consistette in un divertente album di cover Rock ‘N Roll, nel quale dei grandi classici degli anni ’50 come Diana, This Magic Moment, Runaway, Great Balls of Fire o Monster Mash – episodi tra l’altro veramente molto ben riusciti – vennero rinvigoriti e rinverditi dalla potenza e dai volumi del Punk, facendoci divertire molto sia per l’idea in sé che per la sua messa in pratica: dopotutto, avere dietro alle pelli uno come Marky Ramone fa la differenza in termini di tiro e groove, insieme all’ex ascia dei Black Flag. Solo un album di cover. Immaginate cosa sarebbe potuto accadere, se questo trio avesse potuto esprimersi al 100%!

Dopo di esso, tra tour celebrativi, singoli di dubbia utilità, qualche Ep oltre a qualche Bside Project (il Pop Punk melodico e demenziale degli Osaka Popstar,con all’attivo un solo album in studio datato 2006 dal titolo Osaka Popstar and the American Legends of Punk, un disco di poche pretese), l’asse OnlyCadena trovò la sua sostanziale stabilità: a ben otto anni di distanza dall’ultimo disco uscì finalmente, nel 2011 quello che è attualmente l’ultimo album in studio del combo americano, The Devil’s Rain.
The Devil’s Rain è un sunto di quello che sono gli ultimi Misfits: registrazione e produzione professionale, canzoni ben suonate, tematiche edulcorate e alleggerite rispetto al passato, un Punk potente ed energico ma comunque carico di melodia e squisitamente (o schifosamente, dipende dai punti di vista) radio friendly.
L’Horror Punk si fa un po’ più pesante e meno zuccheroso rispetto all’ultimo disco di inediti (che risale a Famous Monsters di ben dodici anni prima!), con un guitar work semplice ma efficace, un Jerry Only che fa il suo onesto lavoro come cantante e una sezione ritmica incisiva. L’album scorre via liscio, senza però farci mancare qualche sussulto tra la potente title track, il singolone Land of the Dead, la marcia funerea e carica di groove che è Sleepwalkin’, o l’andamento deciso di Vivid Red, presentando pochi cali ed una certa costanza: un lavoro di buona fattura insomma, che diverte e si fa ascoltare anche con un certo piacere, pur risultando a corto di quei colpi di genio e quel guizzo creativo che avrebbero potuto tramandarlo ai posteri come un capolavoro al pari dei primi due dischi dell’era Danzig, od anche dell’ “esordio” del periodo Grave.
Ed è questo – almeno fino ad ora – l’ultimo album in studio della band: che dopo un inutile singolo (Vampire Girl/Zombie Girl), una manciata di Ep trascurabili ed un live album non trascendentale (D.E.A.D. Alive! del 2013), hanno addirittura deciso di giocarsi la carte della reunion nostalgica. Ed ecco che grazie ad una serie di circostanze, alla corte di Only ritornano sia Doyle (sempre rimasto nell’underground con i suoi progetti solisti) sia Danzig (ormai in una fase disperatamente calante da diversi anni), trovando alla batteria un ospite di lusso. Nientemeno che Dave Lombardo!. Gli Original Misfits per il momento si sono limitati a tenere qualche concerto con il materiale classico della prima ora, trasformando quindi quelle date in degli eventi speciali; decidessero di donarci uno (o più) lavori in studio, solo il tempo potrà confermarlo. ce lo dirà il tempo. Converrete con me, cari lettori, sul fatto che sognare non costi nulla… proprio perché un bel comeback discografico che colga quanto di buono fatto da ognuno dei Nostri sarebbe senza ombra di dubbio una cosa ben gradita.

 

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