Johnny Cash: Introduzione alla carriera del cowboy al servizio del signore

Johnny Cash: Introduzione alla carriera del cowboy al servizio del signore

Johnny Cash: Introduzione alla carriera del cowboy al servizio del signore

Johnny Cash (all’anagrafe John Ray Cash, nato in quel di Kingsland nel 1932 e morto nella roccaforte Country di Nashville nel 2003) è stato – ed è tutt’ora – uno dei più importanti cantautori americani, nonché vero e proprio simbolo del Country a stelle e strisce. Grazie alle sui inni, al carisma, alla sua vita e a quanto in essa ha fatto, il Nostro è diventato uno degli emblemi non solo della musica statunitense ma anche della cultura americana in senso lato, dal punto di vista sia artistico che sociale. Una figura, la sua, con un vissuto molto travagliato; fatto di alcuni periodi d’oro e pietre miliari alternati a dei periodi molto bui, sia a livello personale che artistico, con infine un oblio durato quasi vent’anni. Artista singolare ed esemplare, definito da molti con un vero eroe americano, ha rappresentato in tutto l’arco della sua carriera il lato più vero, sincero e tradizionale della musica CountryFolk a stelle e strisce, con influenze che spaziano dal Blues al Rock ‘N Roll fino ai canti Spiritual e Gospel tipici della tradizione culturale rurale degli ex stati secessionisti, senza – tranne in rare e fallimentari occasioni – volersi cimentare in stilemi alternativi e banalmente commerciali.

Genere:
Country
Gospel
Blues
Rock ‘N Roll
Rockabilly
Folk

Un artista dannato, con i suoi racconti di oppressi, poveri, indiani d’America, schiavi nelle piantagioni, pistoleri, cowboy, fuorilegge… protagonisti assoluti di alcuni suoi lavori, come ad esempio del seminale concept Johnny Cash Sings the Ballads Of The True West del 1965: un’epica cavalcata alla riscoperta del selvaggio West, con le sue storie e le sue leggende lontane, avvolte da un fascino misterioso quanto intrinseco. Tematiche molto care al Man In Black la cui adozione gli valse spesso il soprannome di “Outlaw” (Fuorilegge), anche per via della sua immagine e per le sue disavventure a livello personale e giudiziario, le quali gli diedero comunque un forte carisma vista l’immagine di ribelle.

Giusto anche ricordare che in molti lavori la religiosità di Cash fluirà in essi in maniera determinante e prorompente, sia a livello musicale (con Gospel e Spiritual vari) sia a livello tematico, cosa che verrà in parte riscoperta nelle sue ultime fatiche in studio.
Tra le sue opere migliori ricordiamo con un grande piacere – ed un pizzico di affetto – I Walk The Line, uno dei suoi lavori più celebri ed amati; Bitter Tears: Ballads Of The American Indians nel quale Cash prende grande ispirazione dal cantautore Peter La Farge per via delle tematiche trattanti i pellerossa; la hit Ring Of Fire scritta in origine da quella che divenne  moglie June Carter, anch’essa una stella del Country e figlia d’arte, visto che la Carter Family è tra le leggende di questo peculiare genere musicale. Canzone, quest’ultima, molto calda e passionale. Come dimenticare poi il ritratto Hello, I’m Johnny Cash, o magari l’omonimo John R. Cash, il coraggioso e straripante Johnny Cash Show… o ancora quel gioiello che risponde al nome di Man in Black, il piccolo capolavoro di Orange Blossom Special o il Live in Denmark 1971, nel quale si vede anche un discreto successo ottenuto nel vecchio continente con una festa all’insegna del Country americano piena di amici e ospiti. Senza contare poi altri lavori antecedenti come l’ottimo e variegato Now, There Was A Son, i concept Ride This Train (un viaggio attraverso gli states) e quello marinaresco di From Sea To Shining Sea; o il classico del Country più classico qual è The Fabulous Johnny Cash, tutta una serie di release che gli diedero gloria e fama tra il 1957 ed il 1974.


Il nostro Country Boy è tuttavia ricordato anche per alcuni live storici e letteralmente epocali registrati in alcune delle carceri di massima sicurezza degli Usa (dopotutto Cash è stato in prigione un certo numero di volte e si batté spesso per la difesa dei diritti dei carcerati); ed ecco che nel 1968 venne pubblicato uno dei dischi simbolo della sua carriera: At Folsom Prison, nel quale il cantautore snocciola le sue canzoni migliori con tanto di un pezzo dedicato ai carcerati, la famosissima Folsom Prison Blues, oltre a Greystone Chapel scritta da uno dei detenuti. Il tutto in compagnia di sua moglie June Carter, che appare oltre che nei cori anche in veri e propri duetti con il marito, come nella canzone Jackson. Da ricordare inoltre la presenza del chitarrista Carl Perkins (leggenda del Rock ‘N Roll statunitense), andandoil cowboy ad avere alle spalle praticamente un super gruppo. La voce baritonale e potente di Cash si alterna ai cori evocativi di supporto, con le chitarre elettriche a metà tra il Country più classico, il Bluegrass ed una certa vena Rock ‘N Roll che vivacizza e rende ancora più sincera e sentita la straordinaria perfomance che vede alternare pezzi energici e sfrontati a delle lente ballate melodiche.

Ma questo per John Ray Cash non era ancora abbastanza e visto il successo di quella singolare iniziativa, ecco che l’anno successivo (sempre in compagnia di guest star di lusso nella scena Country/Folk) il nostro si reca nell’ancor più famigerato carcere di San Quentin per un’altra memorabile esibizione live. Un altro tassello fondamentale della sua carriera, un altro lavoro simbolo dell’Outlaw del Country, pregnante di pulsazioni Bluegrass e Rockabilly, per la gioia dei carcerati (e pure della casa discografica, viste le vendite del lavoro!), con una tracklist che in buona parte si differenzia dalla precedente release pur non cambiando molto gli elementi musicali e stilistici. Presenti nuovamente June, la Carter Family, il fidato chitarrista Carl Perkins e i coristi della The Statler Brothers, tutti qui riuniti per una grande festa Blues/Country in una delle pagine più belle e sincere della musica americana.

Dalla fine degli anni ’70 fini ai primi anni ’90 Johnny andrà incontro ad un grande declino artistico, costellato di raccolte, duetti o canti natalizi, più tutta una serie di dischi inediti non propriamente degni di nota… anche se è giusto ricordare il bello ed interessante Johnny 99 del 1983, con un Country al passo con i tempi, il quale trova nelle sue venature Blues Rock una discreta freschezza, senza per forza dover andare verso sonorità pacchiane appiattite dal Pop dell’epoca. Parimenti sarebbero da citare anche il lavoro svolto a quattro mani con Waylon Jennings in Heroes del 1986 ed il nostalgico Highwayman dell’omonimo super gruppo. Un Cash ormai stanco e poco ispirato, schiacciato da problemi personali e da un periodo d’oro che sembrava irraggiungibile, con il cantante/chitarrista ormai costretto a suonare in piccoli locali, pur rimanendo ancora molto amato nelle roccaforti del Country, come testimoniato nel Live from Austin Tx che ritrae una calorosa esibizione del 1987.

Da ricordare infine il suo iconico esordio, quel With His Hot And Blue Guitar il quale, grazie a pezzi iconici sospesi tra Rock ‘N Roll, Country e sprazzi Blues divenne il primo e importante tassello posto alla base della nascita di una leggenda, quella del cantore degli oppressi: consigliato senza alcuna riserva, specialmente la ristampa successiva che arricchisce il piatto con i vari 45 giri dell’epoca riversando dentro alcune delle più importanti hit del Nostro. Una ventina di canzoni fra cui troviamo le immense Country Boy, Cry Cry Cry, Get Rythm, Folsom Prison Blues, I Walk the Line, Big River… inni che marchieranno a fuoco la cultura americana, musicale e non solo.
Arrivederci a presto su questi schermi per la seconda ed ultima parte di questo excursus circa l’ultimo periodo artistico della carriera di Johnny Cash, con la sua resurrezione artistica avvenuta grazie ad un certo Rick Rubin.

Sebastiano Dall'Armellina

sebastiano

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