TITOLO: Set De Sang
ARTISTA: Vidres a la Sang
GENERE: Black / Death Metal
ANNO: 2018
PAESE: Spagna
ETICHETTA: Hecatombe Records

A volte ritornano. Dopo essersene andati senza far troppo rumore, interrompendo una striscia positiva ed un percorso che avrebbe potuto recare con sé molte, moltissime soddisfazioni. E’ il caso dei catalani Vidres a la Sang, non più giovanissimi ma nemmeno così esperti da poter sollevare un polverone, ripiombando stoicamente in attività con un nuovo album licenziato quest’oggi dalla Hecatombe Records, distribuito dalla Blood Fire Death. Un gruppo che fa della commistione fra Black e Death Metal la sua maggiore caratteristica, non disdegnando una sorta di epicità di fondo, arricchita sovente da intermezzi più melodici e trionfanti passaggi in clean; più qualche bell’assolo heavy oriented, che mai stona. Il gruppo si forma ufficialmente nel 2002 in quel di Terrassa, (Barcellona) dalla sinergia dei tre membri originari Marcos (basso), Albert (chitarra) ed Eloi (voce), subitamente raggiunti dal batterista Carles. Con questa formazione, il quartetto incide ben tre dischi rilasciati fra il 2004 ed il 2009, iniziando un percorso saldamente orientato verso la scalata alle vette della propria scena. Un Death Black decisamente convincente e mai troppo derivativo, un urlo bestiale interrotto improvvisamente dopo lo scoccare del 2009, con la pubblicazione del buon Som. Scioglimento fin troppo rapido ed indolore, smentito proprio quest’oggi dalla ricomposizione del nucleo originario (più l’ingresso di Jordi alle pelli) e la comparsa di Set De Sang, il quale si propone di rimembrare i fasti del passato in maniera ancora più decisa e convincente. Un disco decisamente esaltante e ben strutturato, maturo, mai pedante o noioso. Ascoltandolo tutto d’un fiato ed in seguito comparandolo con i lavori precedenti, emerge sicuramente una crescita a dir poco significativa da parte di una band ritornata non certo “tanto per”; anzi, desiderosa di voler dire ancora la propria, in una scena sicuramente molto più ricca di quanto non lo fosse dieci anni fa. Il proliferare di realtà simili al quartetto catalano è un dato di fatto, basterebbe pensare ai nostrani Fleshgod Apocalypse ed alla loro affermazione continua, volta dopo volta, disco dopo disco. Gli esempi di altri gruppi potrebbero essere decine ma non penso che una “lista della spesa” possa giovare allo scopo primario del mio articolo, ovvero il sottolineare quanto Vidres a La Sang abbia molto da dire, in termini di emozioni e di emotività. Non conta tanto la materia prima (un Black à la Emperor con passaggi di gusto vagamente Melodeath che Death tout court), conta l’uso che se ne fa. Sin dal nome capiamo quanto i Nostri cerchino di esprimere una certa sofferenza, un certo spleen di fondo: il moniker della band viene infatti preso in prestito dal poeta Miquel Martì i Pol, dove il verso cristalli nel sangue (questa la traduzione dell’espressione Vidres a la Sang) veniva usato dal compianto scrittore per descrivere i sintomi della sclerosi multipla. Capiamo dunque come un profondo pessimismo, una progenie del dolore aleggi nell’aria. Alcuni stilemi più o meno tipici e passaggi assai più personali (vedasi appunto il sapiente utilizzo di momenti più calmi ed atmosferici) si piegano decisamente al volere del gruppo, il quale riesce a trasmettere il freddo tocco della falce, facendoci piombare in una dimensione assolutamente particolare, dominata dal buio e dal gelo più totali. Versi poetici rigorosamente in lingua madre, apici di oscure sinfonie più la violenza tipica del Metal estremo, che si abbatte su di noi come un vento sferzante. questi gli ingredienti di un disco da vivere per intero. Avventura che ci para dinnanzi alla sofferenza nuda e cruda, a cominciare da una copertina spoglia quanto eloquente. Uno sfondo bianco, macchie di sangue. Un silenzio che sfonda i timpani, prima di partire in quarta a bordo di un ciclone che non lascia scampo. Forse i più “preparati” in ambito Black e Death potranno riconoscere in Set De Sang qualche spunto fin troppo derivativo; non mi sentirei di negarlo, pur rimanendo fieramente sulla mia opinione: la voglia di esprimere una sofferenza forse intima, in musica, riesce a vincere su ogni barriera, rendendo il sound assolutamente personale e riconoscibile. Non abbiamo (certamente!) fra le mani un platter facile da digerire: i brani sono discretamente lunghi, poco numerosi (sette) ma strutturati in maniera tale da risultare almeno il doppio. Mattone o avventura? A noi la scelta. Mi sento di promuovere il ritorno dei catalani e di augurargli ancor più fortuna di quanta non ne abbiano raccolto. La loro poetica è riuscita a stuzzicare la mia fantasia… chissà che anche voi, avendo bisogno di un piccolo momento introspettivo, non ricorriate in futuro a Set… per lenire quel mal di vivere e languore d’animo che troppo spesso attanagliano le nostre vite (solo in apparenza) perfette.

VOTO: 80/100

TRACKLIST:

1. El Vents Bufen a Favor
2. Emergiré
3. Miraré de no Tornar – me a perdre
4. El Mur
5. El Poble Redemptor
6. Som Pelegrins
7. L’òrbita del cor

LINE UP:
Marcos – basso, voce
Albert – chitarra
Eloi – voce, chitarra
Jordi – batteria

WEB:
https://www.facebook.com/vidresalasang/

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