TITOLO: Shut Up
ARTISTA: Stray Bullets
GENERE: Hard Rock
ANNO: 2018
PAESE: Italia
ETICHETTA: Sneakout Records

 

Gli Stray Bullets sono una band Hard Rock fondata a Verona nel 2007. Il 2010 è l’anno di uscita di Last Soul Town, album di esordio autoprodotto. Nel corso degli anni e con alcuni cambi di line-up, la band si dirige verso sonorità più vicine allo Sleaze Rock, il cui risultato è l’album Shut Up (2018), frutto della collaborazione con la Sneakout Records e Burning Minds Music Group negli Atomic Stuff Studio. Il full- length, oltre pezzi inediti, reinterpreta e riarrangia in chiave Sleaze alcuni brani dell’album precedente, consta di undici tracce per un totale di circa 45 minuti di musica. Been there, done that: Shut Up ripesca a man basse dalla tradizione Hard Rock anni 80, proclamandosi manifesto dell’Hard Rock e del Glam, una miscellanea di rimembranze ed echi dei gruppi più famosi del decennio come Steel Panther, Def Leppard, Bon Jovi, Aerosmith, Guns N Roses, Kiss, Twisted Sisters, Airbourne, L. A. Guns, Poison, Whitesnake, Quiet Riot, Motley Crue e molti altri, una chicca per i nostalgici del genere. Nel suo complesso, l’album è godibile e di facile ascolto, dal punto di vista tecnico si nota una maturazione rispetto al disco d’esordio, è un lavoro molto valido in cui si evidenzia l’elevata competenza ed esperienza dei musicisti e del vocalist, la cui voce ricorda Klaus Meine degli Scorpions. D’altra parte, l’album non presenta alcun particolare guizzo creativo o tratti distintivi: i brani sono ben eseguiti e orecchiabili, ma denotano una forte omogeneità, quasi a costruire una sorta di unica traccia che si protrae dall’inizio alla fine; solo pochi elementi emergono timidamente dal mucchio, come l’opening track Lost Soul Town, la ballata One way Emotion e Candy – che ricorda vagamente Mississipi Queen dei Mountain – ma che sfortunatamente, confermano la sensazione di déjà vu. Per il suo ritmo deciso e trascinante, i ritornelli dal facile sing-along e i riff articolati ed energici, l’album puo’ essere considerato un perfetto tributo all’Hard Rock degli Eighties, ma  non osa uscire da quel contesto e non si denotano elementi di originalità. Inoltre, un difetto non trascurabile è la pronuncia inglese poco intelligibile con una forte cadenza, un difetto consistente per i potenziali ascoltatori d’oltralpe, in quanto rende i testi di difficile comprensione. In conclusione, Shut Up è un ottimo trampolino di lancio, ma per eccellere in un contesto competitivo occorrono estro e inventiva.

 

VOTO: 70/100

TRACKLIST:
 
01. Lost Soul Town
02. Get On You
03. Hurts
04. Candy
05. One Way Emotion
06. Put Up Or Shut Up
07. Sexpot
08. Be Your Man
09. Rain
10. Blackout
11. Crash
 

 

LINE UP:

Ale Chinaski – Voce
Dave Dufford
– Basso
Steven Evil
– Chitarre
Nick
– Chitarre
Zen
– Batteria

WEB:

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Sneakout Records

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