SAR ISATUM – SHURPU

SAR ISATUM – SHURPU

SAR ISATUM – SHURPU


TITOLO: Shurpu
ARTISTA: Sar Isatum
GENERE: Symphonic Black Metal
ANNO: 2017
PAESE: Stati Uniti d’America
ETICHETTA: Death Portal Studio

La produzione di un disco conta tanto, è cosa nota; ancora di più conta quando si sta parlando di Black Metal.
E’ il caso di anticipare qualsiasi valutazione su questo disco con questa constatazione.
La produzione conta, sì; ma in che modo?
Shurpu è un disco di ottima fattura tecnica, sia a livello di registrazione che a livello strumentale, ma il tentativo esageratamente pretenzioso è palese.
In poco più di mezz’ora ci si ritrova a sentire (e risentire) una quasi copia di Emperor, Dissection, Behemoth e tendenze sinfoniche un po’ troppo sinfoniche, tutto scandito da quell’atteggiamento tipico della nuova ondata del Black, un atteggiamento irriverente e scontato.
Perché questo è ciò che presenta il disco e qui ci si riallaccia al discorso sulla produzione.
Detto banalmente, un’ottima produzione non significa un buon prodotto musicale, anzi, tanto meno quando si tratta di un genere che ha fatto della registrazione a basso livello uno dei suoi punti cardine, una delle sue peculiarità, ed è vero che con il tempo si sia evoluto, ma è anche vero che si tratta di casi in cui il livello della musica è comunque superiore.
Il disco è confusionario, aperto da una traccia di otto minuti che sembra uscire direttamente da In The Nightside Eclipse (Emperor). Lenta, senza idee. Così la seconda.
La terza traccia, Black Gate, forse ha qualcosa in più da dire: ha un’introduzione lenta che rimanda a tratti agli ultimi Behemoth e Rotting Christ, una traccia che si discosta dai ritmi forsennati di batteria che riempiono il resto del disco nella sua interezza.
I pezzi sono molto simili l’uno all’altro, il che potrebbe essere un fattore positivo, un fattore di coerenza nella stesura dell’atmosfera preponderante, ma non lo diventa perché le strutture dei brani rimangono ancorate a dei brevissimi stacchi, a volte di tastiera, a volte di riff di chitarra generosi, ma che non aggiungono praticamente niente alla pochezza di fantasia e di composizione del disco nella sua totalità. Non si va controtendenza dicendo che il Black Metal è uno dei generi più predisposti al rischio di risultare sempre uguale, ed è per questo che necessita di uno spirito compositivo che in pochi riescono ad avere: qui, semplicemente, non c’è.
Si riesce forse ad intuire l’idea di base che ha dato origine al lavoro, quella di riconciliare i fasti della prima ondata al sinfonico e a quello che è il lascito dell’insegnamento di Nergal e compagni.
Si intuisce, chiaro, ma non è azzeccato, non rimane, non segna qualcosa in più di quello che già ci si potrebbe aspettare anche solo osservando la copertina.
Si potrebbero utilizzare molti aggettivi per descriverlo, da pomposo al già utilizzato pretenzioso, ma basterebbe dire che è un disco scarno, senza idee e a tratti estremamente noioso.

VOTO: 60/100

TRACKLIST:

1. Sar Isatum
2. Chenoo
3. Black Gate
4. Gormandizer
5. Celestial Diaspora
6. Vanaspati
7. Halls Of Pestilence


LINE – UP
:

Demothi – Voce
Seven – Chitarra
Cannibal Chris – Basso
Lesath – Tastiere
JP Dalkhu – Batteria

WEB:

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Alessandro Saba

alessandro_saba

Penso dunque sono. Scrittore a tempo (molto) perso, avido ascoltatore di musica.

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