ROME IN MONOCHROME – Away From Light

TITOLO: Away From Light
ARTISTA: Rome In Monochrome
GENERE: Post Rock/Doom/Blackgaze
ANNO: 2018
PAESE: Italia
ETICHETTA: Solitude Prod.

Pensate alla capitale per come la conoscete. Caotica, disorganizzata, rumorosa e piena di vita, sfondo di una settimana lavorativa o di studio molto intensa e non sempre piacevole.
Adesso cancellate tutto e immaginatela da un altro punto di vista: domenica autunnale o invernale, ore cinque del mattino, presagio di alba, di ritorno a casa da un sabato sera con gli amici.
Vi ritrovate su una panchina a guardare uno scorcio di panorama, magari vicino ad uno specchio d’acqua. Il peso della vita per un attimo scompare: il freddo non è più così pungente, l’alcol si sente ma non più di tanto e la stanchezza c’è, ma il letto caldo a cui pensavate qualche attimo prima può aspettare dieci minuti in più. Per chiudere quest’immagine onirica manca solo una cosa: una degna colonna sonora.
Away From Light è il primo full-length dei Rome in Monochrome, band già apprezzata nell’underground grazie al loro EP Karma Anubis.
L’album è il frutto dell’immagine creata precedentemente: musica suonata da epifanie e visioni. L’opera si apre con Ghost Of Us: immagini che creano musica, una musica decadente e talvolta incompleta, come decadenti e incompleti sono spesso i sentimenti nella nostra vita (“I keep searching, but you’re picture is not here/It’s so cold”).
A fine primo brano ci siamo già resi conto della magia di queste ambientazioni: un mood al contempo caldo e freddo, bianco e nero, monocromatico in scala di grigi per l’appunto, dove la felicità e l’amarezza possono paradossalmente avere lo stesso gusto. Perlomeno, all’apparenza.
La seconda traccia A Solitary King è un altro paradosso: come può un re sentirsi solo?
La spiegazione è particolarmente esplicita nella parte musicale: i Rome in Monochrome sono un gruppo con varie influenza musicali quali Doom, Shoegaze, Post Rock e Black Metal, da loro spiegatoci come Doomgaze e Dark Metal. Lasciarsi cullare da questo brano è l’unica risposta alla precedente domanda: ci si può sentire soli anche in mezzo a centinaia di persone (“Pierced from within, a mortal shell of pain”). Il terzo brano è Paranoia Pitch Black, dove la band decide di giocare tra le parole attraverso alcune figure retoriche quali la sinestesia e l’ossimoro: sinestesia nel caso del titolo e ossimoro a livello musicale, sovrapponendo soluzioni musicali molto lontane tra loro, ma funzionanti, come l’utilizzo del doppio pedale sopra una struttura musicale molto morbida. Fondamentale la presenza di Carmelo Orlando dei Novembre nelle parti in scream del brano. Giungiamo quindi a Uterus Atlantis, un brano che potremmo definire una ballad nonostante il continuo mood etereo dell’album: la struggente sofferenza si prende una tregua, sostituita momentaneamente da un senso di vuoto, un’attesa infinita di un qualcosa che non si conosce, ma del quale si sente comunque la mancanza (“In a tortured light of a dying star/I will stay there waiting/For something I’ve never known”). Quinta traccia e particolarmente d’impatto: December Recember è ciò che si scrive quando si vede svanire il proprio prezioso tempo in un battito di ciglia. Emotivamente la canzone più coinvolgente assieme ad A Solitary King, December Remembrances è la lezione appresa del fatto che il tempo con se stessi è quello più prezioso poiché nessuno potrà mai sottrarcelo, mentre ciò che si costruisce con gli altri può crollare in qualsiasi momento.
Until My Eyes Go Blind, penultima traccia e strumentale dell’album, può essere interpretata come un tributo a Foto Blu Infinito dei Novembre, contenuta in Classica: oltre ad essere entrambe due tracce strumentali e ad avere alcuni suoni e soluzioni armoniche in comune, entrambe menzionano concetti riguardanti il senso della vista. Coincidenze?
Il dittico di chiusura composto da Between The Dark And Shadows e Only The Cold è particolarmente interessante se analizzato in un unico blocco: le emozioni espresse precedentemente sono amplificate, dando a tratti l’impressione di amplificare l’entità di quest’anima protagonista del racconto fino al cielo, esasperando un panismo ottocentesco fin’ora solo latente.
Nient’altro da aggiungere, se non: buon viaggio!

VOTO:90/100

TRACKLIST:

01. Ghost Of Us
02. A Solitary King
03. Paranoia Pitch Black
04. Uterus Atlantis
05. December Remembrances
06. Until My Eyes Go Blind
07. Between The Dark And Shadows
08. Only The Cold

LINE UP:

Valerio Granieri – lead vocals
Gianluca Lucarini – lead guitar, backing and harsh vocals
Alessio Reggi – lead guitar
Marco Paparella -guitar, violin
Riccardo Ponzi -bass
Flavio Castagnoli – drums

WEB:

https://www.facebook.com/romeinmonochrome/

Ivo
About Ivo 44 Articles
Mi occupo da anni di recensioni e interviste (anche bilingue) in ambito Metal. Recensisco su Metal Winds solo previo invio del disco fisico in questione. Polistrumentista per Vereor Nox, Padulo, Breethoven e Social Media Manager per i Liquid Fear.

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