OF MICE & MEN – Defy

TITOLO: Defy
ARTISTA:
Of Mice & Men
GENERE: Alternative Metal / Metalcore
ANNO: 2018
PAESE: U.S.A
ETICHETTA: Rise Records

Da buon conoscitore ed amante della scena Alternative / Metalcore statunitense (sia essa storica o moderna), ammetto d’esser stato non poco curioso e dubbioso, lungo un bel lasso di tempo, circa un’eventuale nuova fatica in studio degli Of Mice & Men; soprattutto alla luce dei moderni sviluppi e capovolgimenti che li hanno visti rimettersi prepotentemente in discussione. Un gruppo ormai non molto più “di belle speranze”. Anzi,  abbastanza più concreto e solido di qualche tempo fa, prendendo in considerazione – come punto di partenza –  il giustamente osannato Restoring Force, consacrazione definitiva del combo californiano. Un disco che aveva mostrato le indiscutibili capacità dei Nostri, rendendoli in grado di convivere all’interno di un contesto stra-dominato da nomi altisonanti quali Five Finger Death Punch Disturbed, giusto per citare due pesi massimi. opo un platter acclamato dalla critica e dai fan in maniera a dir poco unanime, è difficilissimo ripetersi in toto; quanto complesso risulta mantenere intatta la scia, evitando di disperdere il buono in una pozza d’incertezza e monotonia. Aggiungiamo poi il fatto che gli Of Mice & Men si ritrovano quest’anno a pubblicare il primo disco della propria carriera senza più l’apporto del bravissimo vocalist Austin Carlile, uscito dal gruppo a causa di gravi problemi di salute… più qualche situazione ancora poco chiara. Stando a quanto comunicato dallo stesso Carlile, pietra dello scandalo sarebbe consistita anche in tutta una serie di divergenze artistico-musicali, fra cui l’impossibilità per il singer di esprimersi liberamente nei testi da lui composti. Quel che è successo non deve comunque importarci più di troppo; l’oggettività, la certezza, hanno un nome: e questo nome è Defy, rilasciato dalla Rise Records nel Gennaio di quest’anno.Un platter che vede dietro il microfono il bassista Aaron Pauley, estremo elemento di novità in un contesto che di “sorprendente” ha poco o nulla. Frase che, mi rendo conto, potrebbe suonare come una stroncatura totale… ma vi assicuro che non è così. Andiamo dunque per gradi, giusto per rendere il concetto più chiaro e semplice. Proprio come accadde con il precedente Cold World, prerogativa di casa O.C. è quella di mostrare delle basi più che mai solide, facendo in modo di non proporre nulla di troppo “coraggioso”. Bisogna mantenere la rotta sicura, cercare di preservare i propri stilemi da ogni tipo di scivolone possibile ed immaginabile. Quali sono, dunque, gli elementi cardine riscontrabili in Defy? Sicuramente un proseguo ideale di quel che fu il già citato – e non a caso – Cold World. Come “da copione” per molte band a stelle e strisce, cercare di unire sapientemente potenza e melodia. Il che significa riff pesanti e ritornelli ariosi, coinvolgenti, catchy quanto basta per poter arrivare a toccare ampie schiere di pubblico. Non facente (solamente!) parte, quest’ultimo, degli “addetti ai lavori”. Ci ritroviamo fra le mani, dunque, l’ennesimo compromesso made in U.S.A; un disco che certamente suona come Metal da inizio a fine, inglobando contemporaneamente in sé la volontà di conquistare quanti più cuori possibili. Il fatto che gli Of Mice & Men vogliano definitivamente entrare in quel mainstream dorato è chiara e lampante, cercando la totale consacrazione nella maniera più sicura possibile, non sporcandosi troppo le mani e non rischiando più del dovuto. Avrei sinceramente apprezzato un lieve cambio di rotta e di sonorità, dato il rimescolo delle carte, il cambio di line-up… eppure, tutto ciò non accade, consegnandoci un disco che certamente  diverte ed esalta, ma non fa gridare al miracolo… né, tanto meno, ci induce a sorseggiarlo alla goccia. Constatando gli elementi riscontrati, la voglia di classifica, la lunghezza di Defy (dodici tracce) risulta forse troppo imponente, inducendoci dopo poco a saltare qualche filler. Una tracklist più compatta e diretta avrebbe forse giovato alla causa, pur risultando il tutto magnificamente “spezzato” da una cover d’eccezione, spartiacque delle due metà del lavoro. Money, fra i brani simbolo dei leggendari Pink Floyd, rappresentante la vera sorpresa di una compagine musicale altrimenti troppo lineare. L’idea di “americanizzare” il sound elegante e straniante degli inglesi è decisamente efficace: si prova un bel sussulto (positivo o negativo… dipende da quanto siate i puristi ed amiate gli albionici), il brano viene preso e letteralmente rimodellato in base al modo di suonare dei californiani, pompato e roboante, rotondo e possente, facendoci porre inevitabilmente una domanda: se si fosse osato maggiormente? Se si fosse spinto più verso il coraggio e la voglia di stupire? Alla fin fine, questione tuttavia di lana caprina. Nella sua accettabilità e prendendo atto di tutta una serie di problemi ai quali i Nostri sono andati effettivamente incontro, bocciare in maniera definitiva questo lavoro risulterebbe non poco fuori luogo. Dopo tutto, far musica per divertire non è poi uno scandalo; assolutamente no, dato sì che Defy può essere definito, a tutto campo, come un buon prodotto per passare quaranta minuti in maniera spensierata, priva di pensieri e pesantezza. Le note di questi ragazzi arrivano, giungono prepotenti e fanno venir voglia di un bel concerto in compagnia; di quelli a suon di birra ed amicizie inossidabili, voglia di quelle giornate in cui magari non ci si dona a sport estremi o improvvise fatalità… ma ci si diverte, e si torna a casa col sorriso sulle labbra. Questa, è l’ultima fatica dei nativi di Orange Country: un platter onesto, forse troppo fossilizzato su stilemi ormai già vagliati… ma dotato di buoni groove e sensazioni positive.

VOTO: 77/100

TRACKLIST:

1. Defy
2. Instincts
3. Back To Me
4. Sunflowers
5. Unbreakable
6. Vertigo
7. Money (Pink Floyd Cover)
8. How Will You Live
9. On The Inside
10. Warzone
11. Forever YDG’N
12. If We Were Ghosts

Line Up:

Aaron Pauley – voce, basso
Phil Manansala – chitarra solista
Alan Ashby – chitarra ritmica
Valentino Arteaga – batteria

WEB:
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