TITOLO: The Return
ARTISTA: Mongol
GENERE: Folk Metal
ANNO: 2018
PAESE: Canada
ETICHETTA: Sliptrick Records

The Return è il terzo full-length del gruppo Folk Metal canadese Mongol. Si apre con un brano che risponde al nome di Prophecy of the Blind, una traccia dal sapore arcaico che, più che essere una canzone in tutto e per tutto, sembra piuttosto fare le veci di una lunga introduzione. Una voce bassa, ma non eccessivamente profonda, si inserisce sul brano interamente strumentale, rendendo ancora più viva l’idea di una sorta di preludio all’intero album. E, in effetti, entriamo nel vivo del lavoro con la seguente The Return, un brano che, sebbene faccia emergere una sorta velleità “pesante”, con l’utilizzo di doppia cassa, batteria esplosiva, chitarre elettriche, cantato in growl, non risulta privo di elementi folkloristici. Dati anche, questi ultimi, dalla presenza di chitarre acustiche le quali, a tratti, si sostituiscono a quelle elettriche dando voce a dei momenti davvero unici che spezzano un brano altrimenti monotono. Da sottolineare anche la presenza dei violini, ben innestati nel contesto generale.
Sacrificial Rites si apre e prosegue in maniera molto cinematografica, con un ritmo ostinato di tamburi, sul quale poi si inseriscono una melodia grave di tromboni seguita da quella lieve di una celesta, pian piano destinata a scomparire nelle nebbie mentre il sacrificio sta per essere compiuto. Lunga poco più di un minuto, questa traccia funge da introduzione per Takhil, un brano puramente metal, dove comunque gli elementi e gli strumenti folkloristici non mancano ed anzi donano vivacità al brano.
Segue Amongst the Dead, una traccia molto dinamica dal ritmo assai marcato. La cosa interessante è che non resta identica dall’inizio alla fine, anzi avvengono alcune variazioni che fanno un po’ respirare il brano.
To the Wind è il titolo del sesto brano del full-length. È una canzone molto epica, sia nell’introduzione orchestrale che nel ritornello. La sezione che segue i refrain, invece, presenta tratti tipicamente folkloristici.
Dschinghis Khan è invece una traccia completamente diversa. Molto folkloristica, ma sembra staccarsi un po’ dall’ambito metal, diventando, all’ascolto, quasi un brano umoristico.
Una melodia di chitarra elettrica introduce The Mountain Weeps, riportando i binari dell’album nella direzione che stavano seguendo. La successiva River Child introduce dei temi ancestrali che, in mezzo a sezioni puramente metal, forniscono una chiave di lettura molto interessante.
Chiude il full-lenght Warband, un brano che sembra cercare una propria epicità, ma che dà l’impressione di non riuscire a emergere completamente. Nonostante la sua lunghezza rispetto alla media delle tracce contenute in questo lavoro, non annoia, grazie ai numerosi e repentini cambi di ritmo e anche di mood, dovuti all’inserimento di sezioni che presentano un forte utilizzo di strumenti folkloristici.
In generale ci troviamo di fronte a un buon lavoro. Molto apprezzabili sono i numerosi richiami al mondo ancestrale e del folklore, che contribuiscono a rendere l’album per nulla banale e più interessante da ascoltare. Un ruolo predominante, infine, lo svolgono i più o meno brevi interventi puramente strumentali che, in generale, introducono anche il fattore epico all’interno di un prodotto già di per sé eterogeneo.

 

VOTO: 87/100

 

Tracklist:

  1. Prophecy of the Blind
  2. The Return
  3. Sacrificial Rites
  4. Takhil
  5. Amongst the Dead
  6. To the Wind
  7. Dschinghis Khan
  8. The Mountain Weeps
  9. River Child
  10. Warband

Line-Up:

  1. Tev Tegri: Voce solista
  2. Zev: Chitarra solista, Strumenti folk, Voci pulite
  3. Zelme: Chitarra ritmica, Voci secondarie
  4. Sorkhon Sharr: Basso
  5. Sche-khe: Strumenti folk, Tastiere
  6. Bourchi: Batteria

 

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