MISTHAVEN – Aces

MISTHAVEN – Aces

MISTHAVEN – Aces

TITOLO: Aces
ARTISTA: Misthaven
GENERE: Alternative
PAESE: Italia
ANNO: 2018
ETICHETTA: Autoprodotto

Aces è il primo full-length del gruppo nostrano Misthaven, fondato nel 2014 dalla tastierista e compositrice Eleonora e dall’ex-chitarrista Tito. Il viaggio comincia con The Bless, introdotto da una melodia di pianoforte, sulla quale, di lì a poco, la chitarra di Stefano si cimenta in un intervento a tratti molto melodico, a tratti virtuoso. Il brano che ne consegue non riesce a decollare: non introduce novità rispetto ad altri gruppi, sembra qualcosa di già sentito; tuttavia, l’interpretazione è una nota positiva: si riesce a creare una interessante dicotomia tra le strofe e i ritornelli, grazie a scelte di organico contrastanti e alla voce di Francesca, che passa da un registro medio, con dinamiche che rasentano il mp – p, a un registro alto che prevede anche l’utilizzo di dinamiche più sostenute.
Segue Houses of Ades, che però non convince: sembra quasi essere la parte lenta di una canzone più ampia estrapolata e resa un brano a sé stante. Il risultato è quello di una traccia piuttosto piatta e ripetitiva che non riesce mai a decollare.
The Chance è per certi aspetti migliore delle due tracce precedenti, anche se in alcuni punti batteria e pianoforte sembrano un po’ suonare come se non dipendessero l’uno dall’altro. È molto bella la dicotomia che il gruppo riesce a creare tra le strofe e i ritornelli, andando a toccare una vasta gamma di dinamiche.
Sunwarmth è una ballad dalla melodia molto orecchiabile, che spezza un po’ il mood venutosi a creare con i brani precedenti.
Arriviamo poi a Won’t Look Back, una canzone piacevole da ascoltare, a partire dal giro di accordi introduttivo di clean guitar fino ai ritornelli che restano in testa. Ben giocato anche la scansione delle sillabe sulla musica, in particolar modo nelle strofe.
Melted Past In Time sono due canzoni un più introspettive, atmosfera resa anche dall’elevato utilizzo di riverbero sulla voce e, nella prima, sulle chitarre pulite. Dal punto di vista melodico riescono però a prendere un po’ meno rispetto alla precedente.
On Springs and Hopes è una bella ballad eseguita solamente dal pianoforte e dalla voce. Le note dolenti riguardano soprattutto la registrazione: innanzitutto, un non sempre corretto uso del pedale di risonanza, che a volte fa sì che il suono si impasti, soprattutto quando i bassi vengono tenuti più del dovuto; in secondo luogo, in qualche punto, manca un po’ di presenza nella voce che, a tratti, non risalta rispetto al pianoforte anzi. Per esempio, a 01:42 si sente un netto calo poco naturale nel volume della voce.
La nona traccia è una cover di Watch Over You degli Alter Bridge. Nonostante sia eseguita a un tempo più elevato rispetto all’originale, la voce femminile rende bene. La scelta su cui si potrebbe più discutere è il fatto di cantare le strofe già in un registro alto, il che costringe la cantante a scendere nell’ottava sottostante durante i ritornelli. Tenendo però conto che Myles Kennedy affronta i primi ritornelli con una sorta di falsetto che alleggerisce in effetti il peso dinamico della linea melodica, l’effetto che si crea in questa cover è comunque molto apprezzabile.
Here Comes War, che chiude l’album, è un brano che trasuda drammaticità. Sembra un’ottima canzone per terminare in bellezza il full-lenght. Dal punto di vista del songwriting c’è ben poco da criticare: forse è la canzone più completa di tutto il lavoro, per nulla ripetitiva, con canti e contro-canti giocati tra la voce principale e le voci secondarie, una melodia piacevole da ascoltare e la cui drammaticità fa riflettere, interventi orchestrali, le dinamiche della voce, inoltre, portano alla vita questo brano. Peccato non poter esprimere pareri entusiasti sulla post-produzione, in particolare la voce manca un po’ di presenza: ci sono dei momenti in cui quasi rischia di essere sovrastata dagli strumenti, e quando la sezione strumentale si esprime in tutta la sua potenza, è sempre sul punto di mischiarsi sin troppo con essi, col rischio che non riesca a risaltare come dovrebbe. Inoltre, in alcuni punti, sembra quasi che ci sia un po’ troppo riverbero sugli strumenti.
In conclusione, è un album che fa fatica a decollare: ci sono dei buoni spunti e, in diverse canzoni, il gruppo riesce a creare una certa disomogeneità, soprattutto grazie a diverse scelte di organico, che però, in più di un’occasione rischia di entrare nella ripetitività. Riescono anche a trovare alcune melodie molto belle e orecchiabili in diversi brani, mentre in altri rischiano di far pesare l’ascolto. È un lavoro un po’ discontinuo, che però presenta degli ottimi momenti, primo fra tutti Here Comes War. In ultima istanza, la post-produzione dovrebbe essere curata meglio: ci sono anche qui degli ottimi momenti, ma diversi altri in cui gli strumenti suonano poco brillanti, o un po’ impastati, o la voce è meno presente di quel che dovrebbe e rischia di mischiarsi sin troppo con lo strato strumentale sottostante.

VOTO: 62/100

TRACKLIST:

  1. The Bless
  2. House of Ades
  3. The Chance
  4. Sunwarmth
  5. Won’t Look Back
  6. Melted Past
  7. In Time
  8. On Springs and Hopes
  9. Watch Over You (Alter Bridge cover)
  10. Here Comes War

LINE-UP:
Francesca– Voce
Stefano– Chitarra
Eleonora– Tastiere

Guest musicians:
Domenico– batteria
Manuel– basso

 

WEB:

https://www.facebook.com/misthavenofficial/

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giuseppe_corcella

Appassionato di musica da quando ha memoria, studia pianoforte da 12 anni e chitarra acustica da autodidatta. Da una decina d'anni si interessa di musica metal, al punto da conseguire una laurea triennale in Musicologia a Cremona nel 2016 con una tesi dal titolo "The Rime of the Ancient Mariner di S. T. Coleridge nella lettura poetico-musicale degli Iron Maiden". Ora studia Scienze della Musica e dello Spettacolo a Milano, è tastierista e compositore degli Onyrica (Symphonic Heavy Metal), scrive recensioni di album metal e porta avanti un progetto di composizione di musica cinematica.

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