MASS BURIAL – Breeding Plagues

MASS BURIAL – Breeding Plagues

MASS BURIAL – Breeding Plagues

TITOLO: Breeding Plagues
ARTISTA: Mass Burial
GENERE: Death Metal
ANNO: 2017
PAESE: Spagna
ETICHETTA: Immortal Souls Productions

Mass Burial nascono nel 2002 ma solo nel 2004, con una line-up già mutata rispetto a quella iniziale, diventano ufficialmente attivi. La band subisce uno stop fino al 2010, quando la formazione raggiunge il suo completamento, senza aver pubblicato nessun tipo di materiale. Nel Dicembre dello stesso anno iniziano i lavori in studio che porteranno alla release del loro primo album intitolato Of Carrion and Pestilence che verrà completato solo a Settembre 2011 per poi essere pubblicato nel mese di Febbraio dell’anno successivo dalla Wydawnictwo Muzyczne Psycho, nel frattempo il bassista attivo nel gruppo fino a questo momento lascia la band e viene sostituito dall’attuale bassista, Oscar. Con il nuovo acquisto il combo spagnolo pubblica l’EP Gangrene Hymns nel 2013 (Wydawnictwo Muzyczne Psycho) per giungere poi al secondo full-length dal titolo Soul’s Necrosis nel 2015 (Pathologically Explicit Recordings). A Novembre 2017, la band, questa volta sotto l’egida della Immortal Souls Productions pubblica il suo terzo album di studio intitolato Breeding Plagues. Superata l’introduzione puramente costruita su effetti sonori di stampo horror dove spiccano vento e corvi e una nenia pianistica la vera partenza avviene con la title-track dell’album, Breeding Plagues dove il sound diretto e d’impatto con una decisa impronta in cui riecheggiano i fasti del Death Metal, dove scuola europea e scuola d’oltreoceano si mischiano senza problemi, che ci regala una band con una buona attitudine e buone capacità tecniche e compositive nonostante il brano corra su un binario unico con poche variazioni all’interno dell’arrangiamento. Un riffing serrato e una ritmica martellante flagellano il pezzo per tutta la sua durata deviato solo dall’intervento di alcuni effetti sonori nella prima parte e una breve incursione pianistica che introduce e accompagna l’assolo che apre la parte finale della traccia. L’album scorre senza mutazioni degne di nota fino a giungere alla quinta canzone in scaletta, Premature Inhumation, dove assistiamo ad un cambio di registro che sposta l’attenzione dal Death nudo e crudo ad una costruzione più completa del brano; costruzione questa che vede un uso più vario della ritmica e del riffing portante i  quali riescono a rendere il tutto più articolato e meno monocorde rispetto ai precedenti, dove le varianti non spiccavano nonostante l’ottimo apporto tecnico nell’uso della chitarra. Un pezzo che appare quasi più lento e a tratti cadenzato che ben si presta ad accompagnare verso l’esplosione della successiva Necromancer dove il livello di brutalità sonora cresce maggiormente e riesce a far passare oltre il secondo piano la linearità piuttosto marcata dell’arrangiamento. Un nuovo cambio di rotta, minimo ma facilmente intercettabile, avviene con Flesh, ottava traccia, dove il combo ispanico torna a giocare con riff serrati e ritmiche che alternano parti veloci a parti più studiate e scandite. Una nuova crescita sia in materia di violenza sonora ma anche di tecnicismo la troviamo nella seguente Redemption Through Suffering, che si suddivide in tre parti distinte, la prima parte veloce, tagliente e diretta che non lascia attimi di respiro per poi confluire in una seconda parte fatta di ritmiche più vicine al Rock Duro con un ottimo assolo costruito sul riff principale che poi sfocia nel ritorno alla pura violenza sonora dove però non manca un secondo assolo più distorto che conduce verso la conclusione. Con Gutted Alive Hell, l’album si conclude con la somma dell’intero sound del disco distribuito all’interno delle due tracce, in un gioco tra velocità, aggressività e varianti più aperte.

Breeding Plagues è senza alcun dubbio un buon disco composto ed eseguito con la giusta attitudine che però presenta un paio di brano che nulla tolgono o aggiungono all’album  (I Must Remain Awake, Cyanide) e una Intro che poteva tranquillamente essere evitata. A parte questa è un buon disco consigliato agli amanti del Death più verace ma che non disprezzano rapide incursioni che ne ammorbidiscono il suono.

VOTO: 70 / 100

TRACKLIST:

  1. Intro
  2. Breeding Plagues
  3. I Must Remain Awake
  4. Cyanide
  5. Premature Inhumation
  6. Necromancer
  7. Age Of Blasphemy
  8. Flesh
  9. Redemption Through Suffering
  10. Gutted Alive
  11. Hell

LINE-UP:

Raúl – Chitarra / Voce

Jorge – Batteria

Angel – Chitarra

Oscar – Basso

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daniele_vasco

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