TITOLO: Viktoria
ARTISTA: Marduk
GENERE: black Metal
ANNO: 2018
PAESE: Svezia
ETICHETTA: Century Media Records


Una band che di certo non ha bisogno di presentazioni. Dopo quasi trent’anni di onorata carriera, i  Marduk vengono giustamente annoverati fra i pilastri del Black Metal mondiale, sin dalla fase embrionale di questo genere. Una storia importante, quella di un gruppo segnato da diversi cambi di formazione, dal basso alla batteria; addii e nuovi arrivi, una girandola di componenti irrimediabilmente marchiata a fuoco da una defezione in particolare, un cambio del testimone tutt’oggi rimasto impresso nella mente dei fan: l’arrivo di Mortuus (Daniel Rostèn, ex Funeral Mist) avvenuto nel 2004 in sostituzione del “mitologico” Legion (Erik Hagstedt), protagonista di alcuni album leggendari dei nostri come (per citarne alcuni), Nightwing, Panzer Division Marduk e La grande Danse Macabre, altrimenti noti come “la triade del sangue” gli appassionati. (qualora foste maggiormente interessati alle loro vicende, ecco un mio excursus).
La loro storia continua, con questo nuovo album uscito a giugno, Viktoria, tre anni dopo il “germanico” Frontschwein. Il quattordicesimo album dei Marduk si presenta esattamente come tutti gli altri, con  sonorità estremamente violente e la tematica della guerra onnipresente, indizi forniti già dalla copertina nonché dal titolo del disco: un inquietante volto di soldato nascosto dall’ombra, con indosso un caschetto probabilmente appartenente ad una delle tante uniformi del Reich. Mezz’ora di corposi blast beat, riff che fanno eco a Frontschwein e peculiari ispirazioni Hardcore Punk. Esempio lampante è il primo brano, Werwolf, in cui delle sparute sirene danno avvio ai bombardamenti.  Un ritmo abbastanza blando, che non pare essere un ottimo biglietto da visita, se pensiamo alle magnifiche intro che gli svedesi ci hanno offerto in passato (prima fra tutte Panzer Division Marduk dell’omonimo album). Segue June 44, brano che si apre con un interessante riff che accompagnerà il diabolico scream di Mortuus. Bellissimi i cori di sottofondo che sembrano impersonare qualche soldato d’alto rango (magari tedesco) della seconda guerra mondiale pronto a dare ordini ai suoi commilitoni. Equestrian Bloodlust si rivela una delle tracce migliori dell’album, per certi versi un brano molto assimilabile a Frontschwein, album che a mio avviso ha sonorità estremamente simili con l’ultimo degli svedesi. Una produzione sicuramente semplice per un pezzo di breve durata e d’impatto, capace di coinvolgere anche i neofiti del genere, ma allo stesso tempo in grado di desolare alcuni grandi fan dei nostri. Sono lontani gli orizzonti delle grandi produzioni, forse perché difficile fare di meglio, difficile mantenere un ritmo martellante per decadi e decadi. Eppure, gli svedesi si distinguono ancora per ben due aspetti: le sonorità guerresche, belliche a dir poco e l’alone di mistero politico che lasciano in alcuni brani. Sul primo aspetto penso ci sia poco da confutare: a trent’anni di distanza i colossi svedesi riescono a mantenere un sound estremamente riconoscibile per gli amanti del genere, i quali vedono in loro un porto sicuro, una certezza granitica oltremodo. Sul secondo invece c’è da meditare. Tantissimi sono stati gli episodi in cui potesse essere plausibile il loro schieramento “a destra” sullo scacchiere politico, ma probabilmente il loro insistere sulla tematica della seconda guerra mondiale si configura solamente come una passione storica… o forse no, non lo sapremo mai. Il vero acme dell’album lo si raggiunge nella seconda metà, in cui gli svedesi ci accompagnano verso un climax di velocità e violenza: la bellissima chitarra in progressione di Narva, quasi meditativa (parola difficile da paragonare alla band), o la mefistofelica The Devil’s Song, accompagnata da meravigliosi cori d’oltretomba. Chiudiamo con Silent Night che è una commistione tra i due temi agli antipodi che ho citato poc’anzi: una chitarra rilassata unita a voci diaboliche. Nel complesso siamo dinnanzi ad una produzione quasi ineffabile, con dei ritmi così rapidi da sfuggire ad un parere tecnico. Sicuramente ci sono lati positivi, come la volontà di mantenere le solite sonorità e i soliti ritmi. Avrei preferito una prima metà dell’album meno monotona e sulla linea della seconda, decisamente il fiore all’occhiello di un disco tutto sommato più che godibile.

VOTO:72/100

TRACKLIST:

  1. Werwolf

  2. June 44

  3. Equestrian Bloodlust

  4. Tiger I

  5. Narva

  6. The Last Fallen

  7. Viktoria

  8.  The Devil’Song

  9. Silent Night

 

 

LINE UP:

Morgan Steinmeyer Håkansson – chitarra
Magnus “Devo” Andersson – chitarra e basso
Daniel “Mortuus” Rostén – voce
Fredrik Widigs – batteria

 

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