HOTH – ASTRAL NECROMANCY

HOTH – ASTRAL NECROMANCY

HOTH – ASTRAL NECROMANCY

TITOLO: Astral Necromancy 
ARTISTA: Hoth
GENERE: Melodic Death/Black Metal
ANNO: 2018
PAESE: Stati Uniti
ETICHETTA: Epicurus Records 

La scena Black Metal statunitense ci ha sempre garantito nomi di tutto rispetto, capaci sia di mantenere sonorità canoniche (Judas Iscariot, Kult ov Azazel), ma anche di spaziare verso altre nuove, spesso unendole  a sonorità Death metal (come gli Absu) o Melodic Death; in questo ultimo punto gli Hoth sono particolarmente vicini. Band nata nel 2011 dalle menti di Eric Pieters e David Dees, i quali non specificano quale strumento suonino, con l’intenzione di proporre sonorità che potessero ricordare l’intergalattico ed immenso mondo di Guerre Stellari. Hoth infatti è il nome di un pianeta presente nella saga, ricordato per presentare un clima tagliente e freddo; epiteti che rievocano le sonorità del duo. Astral Necromancy è però un album che distrugge il passato sul piano contenutistico: dall’opportunistico e malvagio mondo di Star Wars la band ha preferito vertere su argomenti più canonici del genere come la necromanzia e tutte le pratiche a essa correlate. Interessante come l’ultimo album, Oathbreaker, risalga al 2014. Quattro anni sono passati per sviluppare questa produzione licenziata da Epicurus Records, piccola label di Seattle che ha attualmente pubblicato solamente gli LP dei Nostri e dei Nihtwintre, gruppo black metal in timida ascesa.  L’album Astral Necromancy, il terzo ufficiale, consta di ben undici tracce. La prima, Vengeance, si apre con un ampio sospiro del cantante, seguito da un roccioso riff che accompagnerà per l’intero brano. Pezzo sicuramente ben definito, dalle sonorità proprie e mai banale. Da menzionare anche l’uso, frequente, di sintetizzatori. Un punto che sicuramente farà storcere il naso ai cultori del Black Metal, ma del resto stiamo parlando di un gruppo che di “canonico” ha solamente le proprie sonorità (tutte da scoprire).  Esempio lampante lo abbiamo in Passage Into Entropy, in cui i sintetizzatori entrano in scena assieme alla batteria senza però essere invasivi o fuori luogo; proseguendo con l’ascolto, vi è una parte di organo la quale fa ricordare all’ascoltatore lo spessore culturale e l’interesse che il duo pone per apparire più innovativo e duttile possibile. Risulta evidente il background musicale di questa band, capace di unire sonorità assimilabili a gruppi oscuri come i Dissection passando ad altri diametralmente opposti seppur comunque innovativi come gli Ulver,spesso evocati sul piano musicale, come in Ad Inane Precatio, brano che evoca alcune tracce di uno dei primi album della band norvegese, Nattens Madrigal. La voce aulica, imperante, sovrasta i timidi sintetizzatori dediti a garantire un’atmosfera più cupa. Un minuto e mezzo che divide in due l’album. La seconda metà della produzione si apre con  The Gathering of the Accursed Artifacts, in cui una timida chitarra Gothic inscena quello che sarà uno spettacolo potente e violento. La voce e il blast beat non si faranno  attendere troppo, seguiti sempre da assoli melodici e ben strutturati. L’album termina con Solitude, brano in cui la chitarra dalle tinte più Black Metal delle altre tracce, si assimila perfettamente con uno scream simile al miglior Nocturno Culto all’epoca di Panzerfaust. Un album davvero curato sotto ogni punta di vista, probabilmente più consigliato per gli amanti del Death Metal, ma comunque una produzione fluida e mai noiosa o monotona. A quattro anni dall’ultimo album (Oathbreaker), sono estremamente curioso di quale sarà il futuro della band. Una label più rinomata potrebbe essere la chiave per far raggiungere al duo statunitense più popolarità, attualmente decisamente poca.

VOTO: 92/100

TRACKLIST: 

1. Vengeance
2. The Living Dreams of a Dead God
3. The Horrid Truth
4. Passage into Entropy
5. Citadel of the Necromancer
6. Ad Inane Precatio
7. The Gathering of the Accursed Artifacts
8. Ascension
9. Journey into the Eternal Winter
10. The Void Between the Stars
11. Solitude 

VIDEO

LINE UP:

Eric Pieters – sconosciuto 
David Dees  – sconosciuto

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Stefano Moroni

stefanomoroni

Da amante di storia ogni disco ha un qualcosa da raccontare.. è dunque il mio compito quello di farli parlare, ogni tanto aggiungendo qualche riferimento culturale per stuzzicare ancora di più l'attenzione del lettore. Recensisco principalmente Black Metal, il genere che forse nasconde di più dal punto di vista storico, nonostante adori qualunque genere musicale.

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