TITOLO: Deception’s End
ARTISTA: Heruka
GENERE: Oniric Black Metal
ANNO: 2018
PAESE: Italia
ETICHETTA: Narcoleptica Productions

Confesso d’esser rimasto sinceramente… passatemi il termine, amici lettori, “spiazzato” dalla copertina dell’esordio di questi blackster siciliani, ad oggi naturalizzati romani. Leggermente frastornato, giusto perché il genere indicato risponde al nome di Symphonic Black Metal, e fra le mani trovo un qualcosa di artisticamente più adatto ad un album dei Meshuggah, come genere decisamente agli antipodi. Direte: “non si può giudicare il libro dalla copertina”; ed è giustissimo, per carità. Non ho certo intenzione di incentrare il mio articolo sulle scelte visive degli Heruka… ma rimembrando i fasti del vecchio EP Leggenda, accompagnato ai tempi da un artwork sontuosamente maligno e splendido nella sua maligna allusività, non posso che iniziare da questo aspetto. Ho il disco fra le mani, in trepidante attesa di infilarlo nel mio stereo. Nel frattempo, penso sia lecito guardarsi attorno, valutando l’aspetto più d’impatto, quello che immediatamente colpisce l’occhio trasmettendoci informazioni di un certo tipo; in attesa di conferma o di smentita. Non che il soggetto raffigurato sia brutto, per carità. Anzi, penso sia perfettamente in linea con le tematiche nelle quali il quartetto siculo-romano affondi i suoi interessi. Da testi di stampo più puramente fantasy a liriche più intimistiche, sempre velate di una certa magniloquenza ma comunque abbastanza distanti dal percorso intrapreso nel lontano 2005. Abbiamo dunque un protagonista dal volto rilassato, nonostante dentro ed attorno a lui sia in atto un vero e proprio putiferio, una tempesta spirituale da codice rosso. Ben in fronte, il simbolo alchemico della terra, perno centrale di un ciclone che a sua volta dà vita ad un demone urlante, furioso. Raffigurazione elegante e decisamente ben curata nei minimi dettagli, forse troppo per un disco di tal genere. Ideogramma perfetto, però, di quel che lo stesso termine Heruka significhi: divinità tipiche del buddhismo Vajrayana, gli Heruka (detti anche chakrasamvara) si manifestano come entità dall’aspetto mostruoso, volutamente ingannevole. Dietro la loro apparente collera si cela in realtà l’illuminazione, invisibile ad un’occhio inesperto e troppo legato a concetti materiali e tangibili (il simbolo della terra, in tal senso). Insomma, capirete anche voi come risultiamo lontani anni luce dallo schizzo di quella simil-R’lyeh sormontata da una strana figura artigliata ed incappucciata, presente nell’artwork del primo mini lavoro. Il paragone con Leggenda è dopo tutto doveroso, in quanto gli Heruka hanno deciso di inaugurare questo Deception’s End proprio con una riproposizione delle originali cinque tracce del vecchio EP, reincidendole con l’ausilio dei nuovi membri Nemuri Shi (batteria) e Nekrom (voce). Nuova linfa creativa, nuovi membri a fianco del sempiterno tuttofare Adranor e del bassista / chitarrista Moha, a fianco del mastermind da tempo immemorabile. Un bel compromesso fra nuovo e presente, insomma, simboleggiato appunto da un’evoluzione, una crescita anche e soprattutto a livello concettuale / contenutistico. Iniziamo subito col dire che queste sei nuove / vecchie tracce risultano – a mio gusto – spogliate dell’aura di mistero e malvagità delle quali erano dotate almeno inizialmente. Il connubio fra melodie da incubo, da sogno “strano”, abbinate ad una strumentale grezza e sormontata da uno scream demoniaco faceva sì che il concept semi-mitologico e fantastico dell’EP funzionasse a dovere. Ascoltando Leggenda sembrava in effetti di venir catapultati di colpo in un’altra dimensione, a tratti oscura ed a tratti leggermente illuminata da chissà che soli e lune, appartenenti ad altre dimensioni e sistemi. La forza degli Heruka risiedeva proprio in questa potenza espressiva: un lavoro volutamente “povero” a livello di resa sonora ma assai ricco di tematiche, di spunti, di emozioni e sensazioni. Come non amare poi quella liricità così aulica e ricercata, vero fiore all’occhiello del tutto? In questo Deception’s End tutto sembra ribaltato: un sound assai più curato e pulito che tuttavia spoglia i brani della loro originale cattiveria, facendoli risultare troppo “piatti”. Non che siano suonati male o comunque brutti ad ascoltarsi. Tutt’altro, non si può certo incolpare i Nostri di scarsa tecnica od inettitudine; siamo dinnanzi a musicisti ben preparati, possiamo accorgercene passando subitamente agli inediti, veri e propri inizi di questo esordio in full-length. I nuovi innesti funzionano, il duo storico è in grado di tessere i fili in maniera efficace creando trame sempre molto ricercate e funzionali alle tematiche trattate. Melodia, calma e potenza, furia convivono agilmente come le due metà del soggetto in copertina: con una sorta di predilezione per l’Ira, dato sì che il lato più prettamente melodico non viene esaltato in maniera ridondante ed ampollosa, come accadrebbe in un disco dei Dimmu Borgir, per dire. Possiamo dunque accorgerci di come gli Heruka moderni, più puliti e curati, risultino sicuramente più a loro agio nella proposta odierna che in quella legata ai primi lavori. Gli inediti non compiono chissà che miracolo, forse standardizzandosi eccessivamente a sistemi già vagliati da molte altre band… eppure riescono in un modo o nell’altro a conquistarsi un ascolto, merito di quella capacità espressiva mai sopita e sempre attuale. Mi verrebbe quasi da pensare a cosa sarebbe accaduto, però, se il gruppo avesse deciso di perpetrare gli stilemi presenti in Leggenda, senza limitarsi ad una semplice riproposizione piatta e trascurabile delle vecchie tracce. Gli Heruka del 2005 avevano decisamente più personalità e storie da raccontare degli odierni, e non ho paura ad ammetterlo. Le antiche caratteristiche avrebbero decisamente avuto bisogno di una salvaguardia in più; solo in questo modo Deception’s End avrebbe potuto spiccare il volo, risultando vincente e convincente allo stesso tempo, e non solo ben suonato o “corretto”, come un bel compito portato a termine con buona pace del professore. La strada è ancora lunga e nonostante la quasi ventennale attività i Nostri hanno ancora molto da dire, in termini di pubblicazioni e musica. Starà a loro scegliere cosa fare della propria carriera: recuperare la vecchia personalità ed originalità oppure incanalarsi in una strada certo dritta e scorrevole, ma non certo inusuale o segreta. Anzi, decisamente battuta da molte, troppe persone. In fin dei conti, sarebbe stato meglio proporre le tracks di Leggenda come dei bonus posti in un angolo recondito di Deception’s, favorendo maggiormente gli inediti. In questo modo, il paragone fra il vecchio ed il nuovo risulta forzato e quasi obbligatorio, ponendo quasi i due lavori su di un ring, intenti a sfidarsi. Una sfida che questo nuovo full-length, mi duole dirlo, non riesce proprio a vincere.

VOTO: 63/100

TRACKLIST:

1. Heruka – The Meeting
2. Auxim’s Killing
3. Zeima and Erackli – Ilmar’s Realm
4. Monrgh – The Two Swords
5. Takar – The Enigma
6. Heruk – The Return
7. Heruka – A Night of Agony
8. Gurnow – Nemuri Shi and the Alliance
9. Feerduim – Premonition
10. Amsarctra – Nekrom’s Rescue
11. Chailosis – The Revelation
12. Zoryas – Emhos’ Army
13. Bethuria – The Three Entities
14. Treistela – The Last Rampart
15. Coisomo – Deception’s End
16. Outro – Coisomo’s Breath

LINE UP:

Adranor: voce, chitarra
Nekrom
: voce
Moha
: basso
Nemuri Shi
: batteria

WEB:
Facebook

Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *