FUNNETS – Wanji

FUNNETS – Wanji

FUNNETS – Wanji

TITOLO: Wanji
ARTISTA:
Funnets

GENERE: Funk Crossover
ANNO: 2018
PAESE: Italia
ETICHETTA: autoprodotto

Wanji, cioè “uno”, negli antichi idiomi di stampo nativo-americano. Il tutto in uno e l’uno in tutto, un disco solamente all’apparenza “fisico”, in realtà più spirituale di quel che si pensi. Trascendentale, ai limiti della genuina follia che da sempre contraddistingue gli spiriti liberi, fieri ed indomabili. Artisti sui generis, i nostri Funnets; una compagine che di viaggi – sino ad ora – ne ha affrontati a iosa… e non sembra minimamente interessata a sostare, neanche solo per un minuto. Proprio perché tutto vorrebbero, questi arditi emiliani, meno che ingabbiarsi in delle definizioni o schemi creati a tavolino. La vita e l’esistenza di una band in perpetuo divenire, impossibile (o quasi) da inquadrare in una fissa idea o concetto musicale di qualsivoglia natura. Proprio come l’individuo, secondo Kierkegaard, non poteva di certo definirsi “completo” o comunque “arrivato”, così la musica espressa dai Funnets: Funk crossover sulla carta, in realtà una proposta mutuata attraverso l’assorbimento di tantissimi tipi di esperienze (Alternative e Nu Metal, un pizzico di Progressive), e sempre soggetta ad un perpetuo divenire, una modifica continua. Quel che infatti ha portato alla genesi di Wanji è stata proprio la forte volontà di ricerca, il compimento di un viaggio interiore intrapreso dai vari membri della band; un percorso alla continua ricerca di suoni ed emozioni ogni volta differenti e particolari, filtrati mediante un setaccio la cui rete è composta dal cuore e l’anima di ognuno. Non essere e non esserci, abbasso l’ontologia. In un mondo musicale che vede nella ferrea catalogazione archivistica un discutibile motivo di vanto, MattPampLeski Joe  rinunciano ad ogni tipo di comodità per proporre al pubblico un qualcosa di bizzarro e personalissimo, che risulti a totale digiuno di prevedibilità e sempre in grado di stupire, di tenere le cuffie ben ancorate ai nostri padiglioni auricolari, incalzati dal desiderio di scoprire cosa verrà con la traccia successiva. Questa indagine, questa immersione negli anfratti più reconditi del proprio animo è stata dunque messa dai Nostri in musica, descrivendo per filo e per segno le astruse bizzarrie di un’avventura degna del più strambo sogno psichedelico. Una meta da raggiungere, Sharra (la terra che rappresenta l’ispirazione); uno spirito guida da incontrare, Mufulè (patrono di quest’ultima). Lungo il percorso, tutta una serie di prove da affrontare: traversate oceaniche degne di provetti corsari, maiali verdi giganti (?!)… il tutto per la conquista dell’ambita meta, la città oltre le montagne. Un racconto che per certi versi richiama – seppur in chiave estremamente più vivace, colorata e bizzarra – le avventure del lovecraftiano Randolph Carter, alla ricerca della splendente “città meravigliosa”. Oppresso dai ritmi asfissianti di una grigia routine “diurna”, Randolph varcò la soglia posta fra il mondo della veglia e quello dei sogni, desideroso di raggiungere quel mondo che ogni notte bombardava la sua mente di immagini fantastiche, incomprensibili a chi di raziocinio violentemente abusa. Esattamente quel un disco come Wanji vorrebbe, riuscendovi, evitare: farci adoperare troppo la testa. Perdersi in un rito sciamanico di purificazione, spalancare le porte della percezione: questo è quel che accade approcciandoci all’intro Shamans Song, di gusto tribale, in grado di rievocare in noi sensazioni sopite, primitive a dir poco. Un brano breve, carico di ritmo, in cui flavours à la Red Hot Chili Peppers sono appunto alternati a ritmiche e suoni più “pellerossa”. F.O.W. cambia totalmente registro, presentandoci un qualcosa a metà fra i System of a Down ed i Faith No More, pur mantenendo intatta la componente Funk della proposta. Un brano trascinante, potente, vibrante, perfetta antitesi della meditabonda Doubtful Waves, ballad dai tratti melanconici e romantici. Il viaggio prosegue, la stanchezza si fa sentire: i Nostri sembrano chiedersi cosa gli stia accadendo, se quest’avventura meriti davvero di essere vissuta… dove mai li condurrà. Un piccolo momento di perdita, di smarrimento, simile a quelli che colsero dopo giorni di navigazione i marinai di Cristoforo Colombo. Esisterà mai, il “nuovo mondo”? Solo continuando, solo proseguendo si potrà ottenere una risposta definitiva. Spiazzante in maniera egregia risulta Shiny Monkey, intermezzo parlato in cui i Funnets, presumibilmente a contatto con un’entità scimmiesca, si ritrovano a chiedere indicazioni circa il proseguo dell’avventura. Ottima la recitazione, divertente ed anche coinvolgente. Udiamo un semplice accenno di musica verso il finale, quando la scimmia, in cambio delle sue indicazioni, chiede ai Nostri una porzione di brano come pagamento. Il primate sembra apprezzare e divertirsi molto, quanto accennato al suo cospetto introduce di fatto la track successiva, Green Pig, la quale disintegra il clima instauratosi con precedenti due brani per riportare il tutto verso lidi più pesanti e distorti. Non mancano espedienti melodici, sempre prendendo ispirazione dal mai troppo osannato Mike Patton, eppure il brano riesce a dare il meglio di sé nei suoi frangenti più pesanti. Tanto ben strutturato e particolare da risultare “disturbante”, in grado di distorcere totalmente la realtà nella quale siamo immersi. Dominano da perfetti dittatori i groove Funk nella splendida Capital Affair, che nel suo incedere guascone non avrebbe di certo sfigurato come parte di una OST a tema Blaxploitation. Sound massicci in stile Alternative si fanno sentire negli ultimi minuti, ben fusi all’andatura funkeggiante, creando un connubio davvero riuscitissimo e perfetto nel suo dipanarsi. Shamarro porta a compimento quest’unione poc’anzi citata, presentandoci un altro, perfetto sposalizio fra le due anime del gruppo, il quale si dimostra abilissimo nel tenere in perfetto equilibrio i tasselli del mosaico sino ad ora costruito. Un mix letale in stile Infectious Grooves, in parte “trascurato” nella successiva Byzantine, più vicina nei suoi momenti pesanti ad un qualcosa rimandante forse ai Deftones. Il tutto viene chiuso dalla splendida Ornitophobia, nella quale l’anima Funk dei Funnets si mostra priva di vergogna ed anzi, decide di manifestarsi nel modo più palese e sfacciato possibile. Da non sottovalutare gli sfoggi (seppur per nulla scolastici, inconsapevoli quasi) di tecnica musicale, simboli di una ricercatezza anche dal profilo della “sapienza” strumentistica. Cosa dire, dunque, per tirar le definitive somme? Semplicemente, Wanji non è un disco da ascoltare. Più che altro, è un platter da “vivere”. Costruendosi un’imbarcazione di fortuna, veleggiando assieme ai Nostri alla ricerca della tanto agognata Sharra. Vedere, toccare, sentire, percepire… incontrare la scimmia splendente, il maiale verde, udire il rumore delle onde infrangersi a prua. Non potremmo, sarebbe impossibile, adoperare il suddetto platter a mo’ di semplice sottofondo. Risulta, nella sua bizzarra complessità, un qualcosa di eccessivamente al di sopra della portata dei cinque sensi; quel che serve per capirlo ed interiorizzarlo al meglio è infatti la capacità di andare oltre, di lasciarsi scivolare via da dosso i panni della quotidianità, della monotonia… della semplicità. L’insicurezza ci fa paura, così come l’ignoto, lo sconosciuto. Ebbene, grazie ai Funnets potremmo addirittura correre il rischio di scoprire quanto è profonda la tana del bianconiglio, magari scoprendo – alla fine del tunnel – che un bianconiglio neanche esiste. Mare, maiali verdi e scimmie splendenti, città oltre le montagne, spiriti guida: questo è l’assurdo, questo è il mondo di chi, il “vero” mondo, ha deciso di abbandonarlo… per trasferirsi in una realtà che sia ad esso parallela e contemporaneamente antitetica. Un concept fra i più “popolari” (la ricerca interiore) reso meravigliosamente unico ed astratto da metafore, giochi di colori e storie inverosimili. Lasciatevi trasportare dai giochi musicali di questi abili funamboli, lasciate che vi divertano e vi stupiscano al contempo… non rimarrete delusi, poco ma sicuro!

VOTO: 82/100

TRACKLIST:

1. Shamans Song
2. F.O.W.
3. Doubtful Waves
4. Shiny Monkey
5. Green Pig
6. Capital Affair
7. Shamarro
8. Byzantine
9. Ornitophobia

Line Up:

Matt – Voce, Sassofono
Pamp
– Basso
Leski
– Chitarra, Chitarra acustica
Joe 
– Batteria

WEB:
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marek

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