FIVE FINGER DEATH PUNCH – And Justice For None

FIVE FINGER DEATH PUNCH – And Justice For None

FIVE FINGER DEATH PUNCH – And Justice For None

TITOLO: And Justice For None
ARTISTA: Five Finger Death Punch
GENERE:
Alternative Metal
ANNO:
2018
PAESE:
Stati Uniti
ETICHETTA:
Eleven Seven Music

…e pensare che avremmo potuto godercelo già due anni fa. Ringraziando il cielo ed i santi in paradiso di una band in stato di grazia pressoché perenne, And Justice For None è arrivato ad infuocare questo Maggio leggermente più fresco della norma, perso fra nuvole nere e pioggia fastidiosa. Già due anni fa, dicevo poc’anzi: proprio perché i problemi con la Prospect Park sembravano abbastanza seri da compromettere quasi definitivamente l’uscita dell’ennesimo lavoro targato Five Finger Death Punch; il tavolo dei negoziati è stato di quelli roventi, fortunatamente tutto è andato a buon fine. Siamo qui a parlare dell’ultima fatica (settimo album in studio!) di Ivan MoodyZoltan BathoryJason HookJeremy Spencer Chris Kael, cinque ragazzacci impertinenti e determinati ormai giunti a tagliare il traguardo dei tredici anni di attività, passando dallo status di rookies a quello di pros in maniera netta e tangibile. Come se non fossero bastati American Capitalist (quel che reputo il capolavoro del loro primo periodo) ed i due The Wrong Side of Heaven and the Righteous Side of Hell vol I e II (iniziatori del corso più “maturo”), a cementificare la stima che in tanti ripongono in questo gruppo, sin dagli inizi. Una compagine che, in questo nuovo capitolo, decide di continuare a battere forte il martello, con coerenza e voglia di fare. And Justice For None è infatti un album dannatamente concreto, forte della consapevolezza e fiducia che la band sembra ormai sempre più riporre nei propri mezzi: un sound se vogliamo addirittura più “pesante” e per certi versi plumbeo che nel precedente Got your Six, quasi il gruppo avesse deciso di esasperare leggermente i propri tratti distintivi, riscontrabili nel groove / alternative a macigno e nelle melodie a tratti struggenti, intense. La bellezza di momenti più introspettivi e malinconici uditi in Remember Everything, la trascinante potenza di Wrecking Ball, passando per le scanzonate Lift Me Up Under And Over It: tutto ben miscelato e reso ancor più maturo e diretto, imponente quasi, merito di un sound portato ormai verso la definitiva consacrazione e teorizzazione. Possiamo ben comprendere dunque cosa voglia dirci, quest’ultimo platter; i Five Finger Death Punch hanno saldamente fra le mani la loro identità e non vogliono disperderla dietro strane virate od effetti pirotecnici volti a nascondere la loro vera natura, quella genuina e schietta dei picchiaduro. Personaggi privi di remore, che non fanno complimenti, per nulla intenti girare intorno al concetto, centrando subito il punto, seppellendoci con una pioggia di pugni ogni quando sia possibile. Ne sono la prova l’open track Fake e la splendida Rock Bottom… lascio volutamente per ultima la tellurica Fire In The Hole, a mio avviso la migliore del lotto. Picchiaduro dal cuore tenero, in quanto non mancano momenti d’assoluta introspezione e melodia. Una cover degli Offspring magistralmente rieseguita, Gone Away, o l’intensa, splendida, sentitissima I Refuse faranno la felicità di chiunque sia voglioso di accendini al cielo e ritornelli da cantare col viso madido di pianto (un po’ come accade durante l’esecuzione di Battle Born). Un disco perfetto, a mio avviso, che non mostra neanche un punto debole e consegna i Five Finger Death Punch alla fama di fenomeno generazionale. Lasciatemelo dire, senza timore di smentita: il Metal aveva bisogno di una band come questa. Un gruppo forte, valido, potente, in grado di affermare con grinta e ferocia la propria appartenenza ad un movimento sempre più succube dei colpi inferti dai vari mondi ad esso avversi. Fra l’esplicito supporto ai propri militari alla fierezza nel dichiararsi metallari americani (sottolineando il concetto “americani”), i Nostri escono dal pantano del politicamente corretto o dell’avanguardistico ad ogni costo, consegnando alla storia un sound magari non paragonabile (per tecnica e complessità) a quello di altre band ben più blasonate… eppure così rovente, viscerale, in grado di scuotere gli stomaci di chiunque abbia ancora voglia di divertirsi e di godersi un bel concerto fra spinte e sudore. Tanto sudore. Questo è And Justice For None, questi sono i Five Finger Death Punch: un disco suonato da personaggi che di certo non le mandano a dire. Personaggi che anzi, impugnano le loro armi e fanno in modo che le loro nocche si imprimano sulle anime di chiunque sia disposto a concedergli un’opportunità. Ben pochi possono vantare il loro carisma ed il loro attaccamento alla causa, dopo tutto. Proprio per questo, lo ripeto, il Metal ha bisogno di loro: per ricordarsi, sempre e comunque, di quanto sia bello suonare ciò che si ama, facendo in modo che sgorghi direttamente dal cuore, senza troppo sostare nel cervello e nei consigli non richiesti. “Did you hear the one about me giving a shit?? Cause if i ever did, i don’t remember it!”; sin da sempre, questo il loro credo, il concetto che meglio di tutti li qualifica e li determina. Anche nel caso di quest’ultimo album, non si fanno eccezioni!

VOTO: 100/100

TRACKLIST:

1. Fake
2. Top of the World
3. Sham Pain
4. Blue on Black
5. Fire in the Hole
6. I Refuse
7. It Doesn’t Matter
8. When The Season Change
9. Stuck in my Ways
10. Rock Bottom
11. Gone Away
12. Bloody
13. Will the Sun Ever Rise

Line Up:

Ivan Moody – voce 
Jason Hook – chitarra solista
Jeremy Spencer – batteria
Chris Kael – basso
Zoltan Bathory – chitarra ritmica

WEB:
https://www.facebook.com/fivefingerdeathpunch/

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marek

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