TITOLO: The Path Beyond The Moon
ARTISTA: Beriedir
GENERE: Progressive/Power Metal
ANNO: 2018
PAESE: Italia
ETICHETTA: Indipendente

 

The Path Beyond the Moon è il primo album del gruppo bergamasco Beriedir. Si apre con una breve intro orchestrale lunga una quarantina di secondi, che preannuncia epicità, ottima a mio avviso per un eventuale utilizzo anche come brano di apertura dei concerti. The Line, con una melodia di sintetizzatore in incipit ne è la naturale prosecuzione. La canzone è orecchiabile, un inizio discreto che tuttavia non riesce a catturare fino in fondo l’attenzione; la voce del cantante e tastierista Stefano Nusperli non esprime tutte le proprie potenzialità, rimanendo fissa per l’intera durata del brano su registri medio-bassi. Abbastanza coinvolgenti invece i riff e l’assolo di sintetizzatori.
Anche nel brano seguente, Skies of Infinity, le tastiere hanno un’importanza predominante sin dall’inizio e il giudizio non si distacca di molto da quello dato per The Line.
Prime Mover ha un ritmo decisamente coinvolgente, la melodia è piacevole e orecchiabile, il ritornello resta in testa, le tastiere occupano sempre il ruolo di strumento solista principale, la voce comincia ad abbandonare il registro medio-grave che dominava i primi due brani giocando anche tra diversi registri. Oltre all’assolo di tastiera, si può sentire quello della chitarra di Marco Boffelli. Questa quarta traccia è decisamente promossa.
Un riff di tastiera dalla melodia più cromatica rispetto ai precedenti apre The Blessing, quinto brano dell’album. La canzone risulta essere abbastanza articolata, sia dal punto di vista armonico che melodico, ed è chiusa due lunghi assoli di tastiera inframmezzati da un ritorno del riff iniziale. Scelta un po’ meno condivisibile ma che, nel contesto del brano in sé, funziona.
Gli accordi dai tratti maestosi che sorreggono un modulo di quattro battute ripetuto, enunciato dal sintetizzatore, sembrano introdurre la prima canzone veramente “epica” dell’album, impressione che sembra essere confermata quando il cantante esprime pian piano tutte le potenzialità di espressione e di registro della voce.
Third Chant è ispirato al terzo canto dell’Inferno della Commedia di Dante Alighieri. Il testo è in inglese ma nel ritornello viene fatta menzione della prima delle tre terzine incise sulla porta che conduce all’Inferno: Per me si va nella città dolente, / Per me si va ne l’etterno dolore, / Per me si va tra la perduta gente, seguita dall’ultimo verso della terza terzina: Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate. Sia la melodia di tastiera iniziale che il mood generale del brano sono oscuri, sembrano proprio accompagnare l’ascoltatore in una discesa agli inferi.
Seguono D.R.O.C. e Interstellar. Quest’ultima ha un riff di tastiere interessante, che viene ripetuto diverse volte, prima del primo verso della canzone. Il brano è piacevole da ascoltare, orecchiabile e dal vivo sicuramente potrebbe funzionare, coinvolgendo il pubblico presente. Purtroppo mood e struttura non si discostano da quella degli altri brani presenti nell’album.
Singularity Overture è invece un breve intermezzo orchestrale, o meglio, più che un intermezzo, sembrerebbe essere l’introduzione del brano successivo, Event Horizon, in cui per la prima volta sentiamo un riff di apertura della chitarra anziché della tastiera. Questa canzone ha una peculiarità che avremmo voluto sentire anche in altri brani, ovvero un’interruzione del mood predominante in favore di una sezione più lenta e strumentalmente – melodicamente aperta, prima dell’arrivo alla sezione finale, che riprende lo stile iniziale.
Chiude l’album The Path to Zenalia, un brano di sette minuti che si apre con un riff di tastiere e prosegue con un cantato giocato su registri medio-alti. Il ritornello è decisamente orecchiabile e melodicamente ben strutturato affinché rimanga nella mente e nelle orecchie degli ascoltatori. A una ripresa di strofa e ritornello segue una lunga sezione strumentale, in cui principalmente si alternano interventi solistici di chitarra e tastiera, sezione che però non spezza il brano, non crea quell’elemento di distinzione utile a disorientare l’ascoltatore creando maggiore interesse. Ognuno degli interventi è la naturale prosecuzione del precedente e tutta questa sezione sembra derivare direttamente dalla cellula compositiva iniziale.
In conclusione, ci troviamo di fronte a un gruppo dal buon potenziale, ma a un lavoro ancora acerbo. Le canzoni hanno un buon ritmo, un mood elegante e coinvolgente, delle linee melodiche piacevoli;  sicuramente per un concerto potrebbero funzionare quasi tutte. Mancano però alcuni elementi utili alla buona riuscita di un album studio, tra cui, in primis, una certa diversità tra un brano e l’altro e all’interno degli stessi: tutti, fatta eccezione per Event Horizon e i due strumentali, iniziano con un modulo introduttivo in cui le tastiere hanno la voce principale, e quasi sempre si tratta di un sintetizzatore su base Power Metal. Quindi non c’è distinzione strumentale, né di organico, quando una tastiera potrebbe dare svariate possibilità di organico. Inoltre, la struttura cambia poco da un brano all’altro. Come si è già fatto notare, in diverse situazioni si sarebbe potuto inserire una sezione centrale che spezzasse gli equilibri all’interno degli stessi. In fin dei conti, alcune idee interessanti ci sono; manca tuttavia, dal punto di vista compositivo, quella elaborazione che possa rendere l’album più accattivante.

 

VOTO: 65/100

 

Tracklist:

  1. Intro
  2. The Line
  3. Skies of Infinity
  4. Prime Mover
  5. The Blessing
  6. Damnatio Memoriae
  7. Third Chant
  8. D.R.O.C.
  9. Interstellar
  10. Singularity Overture
  11. Event Horizon
  12. The Path to Zenalia

 

Line-Up:

  1. Stefano Nusperli: voce, tastiere
  2. Marco Boffelli: chitarra
  3. Daniele Cantaboni: basso
  4. Ciro Salvi: batteria

 

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