TITOLO: Disobey
ARTISTA:
Bad Wolves
GENERE: Modern Heavy Metal / Alternative
ANNO: 2018
PAESE: U.S.A.
ETICHETTA: Eleven Seven

Bad Wolves, i “lupi cattivi”. Un branco che incute timore, che mostra le zanne e ringhia minacciosamente verso di noi, accerchiandoci; ansioso di addentare le nostre carni, di affondare i propri canini nelle nostre gole. Tutto è pronto per l’assalto, l’ultimo ringhio è stato emesso… eppure, dopo il primo morso (abbastanza doloroso!), ecco il branco sedersi e guardarci con occhi misteriosi e particolarmente languidi. Furia e dolcezza, rabbia e riflessione.  Un’immagine se vogliamo bizzarra… ma credetemi, amici lettori: davvero non trovo altri modi per poter definire al meglio la proposta musicale di questa super band, giunta nel 2018 alla pubblicazione del proprio esordio, DisobeyPrima di parlarne nel dettaglio è tuttavia doveroso compiere un piccolo passo indietro, se non altro per giustificare il termine “super band” da me adoperato proprio qualche istante fa. No, non stiamo parlando (od almeno, non ancora!) di un gruppo talmente incredibile da poter essere definito “oltre”; l’appellativo utilizzato è dovuto al fatto che la compagine di fuoriosi canidi oggi descritta scaturì nientemeno che dalla sinergia creatasi fra i membri di nomi assai noti della scena moderna americana. Basterebbe elencarne i vari membri, per avere un quadro completo del tutto; alla voce troviamo Tommy Vext (Divine Heresy / Snot), alle due asce Doc Coyl Chris Cain (God ForbidBury Your DeadFor The Fallen Dreams), alla batteria John Boecklin (DevilDriver) ed al basso Kyle Konkiel (In this Moment, Vimic). Chiunque non sia a digiuno di Nu/Alternative/Metalcore a stelle e strisce riconoscerà senza dubbio i nomi appena snocciolati, di sicuro fra i pilastri – o comunque fra i più noti – di un certo filone tipicamente statunitense, nel corso degli anni evolutosi sino ad inglobare in esso differenti generi e situazioni più o meno particolari. Proprio su quest’ultimo punto, è bene specificare sin dal principio: i Bad Wolves sembrano voler puntare su di un sound quanto più schietto e “tradizionale” possibile, evitando di “macchiare” la propria proposta facendo confluire in quest’ultima troppe sensazioni avanguardistiche. Molti pionieri come i KoRn o magari i Deftones avevano mostrato – chi più, chi meno – la rotta da seguire, puntando spesso e volentieri su di uno sperimentalismo a tratti folle. Strada non battuta dai Nostri, i quali decidono invece di modellare il proprio sound su quanto di più diretto la scena odierna abbia da offrire. Non è un caso che il loro produttore sia un certo Zoltan Bathory, noto chitarrista in forze nei Five Finger Death Punch. Proprio il mortal pugno sembra risultare la massima ispirazione, lo spettro che più di tutti aleggia sul buon Disobey. Un disco che, pur risultando moderatamente easy listening nei suoi slanci più melodici, non vuole comunque perdere la forza, la potenza, il massiccio peso di groove rocciosi e tellurici. Un bel connubio fra forza ed aggressività, che nei suoi momenti più ruvidi e roboanti richiama a gran voce i già citati DevilDriver, non mancando di presentarci espedienti “radiofonici” discretamente vicini ai più tranquilli Breaking Benjamin. Sfondare nel mainstream comunque conservando la ferocia tipica di un lupo famelico: è questa la parola d’ordine celata dietro Disobey; il quale, pur non risultando di certo un capolavoro di innovazione o magari di stupefacenza (tutt’altro, forse i Bad Wolves trarrebbero maggior giovamento dal seguire una propria strada, allontanandosi dagli eccessi di derivazione), farà sicuramente divertire ed esaltare tutti coloro i quali cerchino un disco che risulti sia coinvolgente sia duro come la roccia, al contempo. Il difetto maggiore si nota magari nell’eccessiva ripetitività degli schemi, nelle fasi di stanca che Disobey risulta affrontare soprattutto passata la metà della tracklist (composta da ben tredici canzoni in tutto). Nel primo lotto di brani possiamo certo bearci di episodi inediti di gran livello (No Masters su tutti), più un’ottima cover di Zombie, indimenticabile hit dei Cranberries; eppure, passato l’entusiasmo, si fatica a trovare un perché a tale lunghezza. Da una compagine di veterani di lungo corso ci si potrebbe aspettare sicuramente un qualcosa di più, non certo un semplice miscuglio di stilemi già sperimentati in precedenza nelle ex band, più un pizzico di attitudine à la FFDP, come già detto. Chiariamoci: Disobey non è un brutto disco e nemmeno riuscito male. Fa muovere la testa, fa cantare in coro, fa vibrare qualche corda. Soffre solamente di riproposizione eccessiva; proprio per questo, i Bad Wolves dovrebbero afferrare le briglie con più decisione, trovando maggior coraggio e dirigendo la propria belva – perché di belva parliamo, il sound è bello tosto – verso la voglia di osare maggiormente. Creando un qualcosa che risulti solo loro, e non troppo debitore nei riguardi di chicchessia.

VOTO: 75/100

TRACKLIST:

1. Officer Down
2. Learn To Live
3. No Masters
4. Zombie
5. Run For Your Life
6. Remember When
7. Better The Devil
8. Jesus Slaves
9. Hear Me Now
10. Truth or Dare
11. The Conversation
12. Shape Shifter
13. Toast to the Ghost

Line Up:

Tommy Vext – voce
Doc Coyl – chitarra solista
Chris Cain – chitarra ritmica
John Boecklin – batteria
Kyle Konkiel – basso

WEB:
https://www.facebook.com/badwolvesofficial/

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