Scorpions @ Arena di Verona (VR), Crazy World Tour 2018

Sole, caldo, strade affollate, frotte di turisti e commercianti indaffarati: nella splendida cornice di una Verona rigogliosa come non mai, perché non arroventare ulteriormente il clima a suon di puro e possente Rock n Roll? Proprio la roccaforte scaligera, città d’arte e di somma bellezza, è stata difatti scelta per ospitare l’unica data italiana del Crazy World Tour 2018, chiassoso e prorompente carrozzone guidato dagli aculei più famosi della musica pesante. Davvero non poteva esserci una location migliore, per ospitare un concerto degli Scorpions. L’Arena, in fin dei conti, è un po’ come la loro musica: imponente, imperitura, pura roccia contro lo scorrere degli anni, delle generazioni… contemporaneamente, carica di un romanticismo e di una bellezza unici, a discapito dell’aspetto torreggiante e granitico. Capirete dunque perché, amici lettori, non stando più nella pelle ho deciso di recarmi presso la location con largo anticipo; giusto per godere di una piccola giornata di vacanza, sperando magari di incrociare qualcuno degli Scorpions, intento a bearsi delle bellezze locali. Cosa che effettivamente è successa… visto che, non molto dopo il mio arrivo, ho potuto osservare Mikkey Dee farsi largo fra la folla come un turista qualsiasi. Niente bodyguard o chissà cosa, semplicemente il batterista in compagnia di famiglia e road crew, come un vacanziere qualsiasi. Dopo aver superato lo stupore iniziale ed avendolo momentaneamente fermato, il metronomo ex Motorhead ha avuto modo di apprezzare le battle vests indossate da me ed il mio ragazzo, sorridendoci ed invitandoci a “ricongiungerci” poi la sera stessa per il concerto. Davvero un uomo umile e per bene, in linea perfetta con lo Scorpions Style! Sembrava una giornata perfetta, impeccabile, nemmeno una virgola fuori posto… eppure lo sappiamo: quando Madame Sfortuna decide di metterci la coda, si salvi chi può. Chi potreste incolpare, dopo tutto, se dopo una giornata di sole spacca-pietre un diluvio di pioggia gelida decidesse di cader giù, proprio al momento dell’apertura dei cancelli? Una coda a tratti snervante, dato sì che per problemi dovuti ad un acquazzone della notte precedente, abbiamo potuto accedere all’Arena soltanto verso le sette e mezza, ben più tardi dell’orario previsto (le 18:00). La preparazione del palco ha infatti richiesto più tempo della norma, inconvenienti tecnici acuiti poi dalla chiara, fresca e dolce perturbazione serale, la quale ha costretto il pubblico a dotarsi di ombrelli improvvisati e teli di plastica; gentilmente, questi ultimi, venduti da ambulanti al modico costo di cinque euro. Prezzi abbordabili come quelli delle bibite, smerciate neanche fossero diamanti liquidi, nonostante la pioggia ed il vento (siamo seri: non siamo in uno spot del Brancamenta, nessuno vuol bere sotto una pioggia gelata!). L’attesa si faceva ogni momento più spasmodica ed il pubblico non ha mancato di mostrare il proprio disappunto; tecnici indaffarati asciugavano in tutta fretta il palco, testando contemporaneamente l’efficacia dei maxischermo. I minuti scorrevano inesorabili, la Vertigo aveva annunciato su Facebook che il concerto sarebbe iniziato verso le nove e mezza… salvo poi far cominciare il tutto alle dieci inoltrate, con il pubblico visibilmente contrariato ed intento a fischiare ogni brano mandato in sottofondo. Stanchi, fradici ed infreddoliti, avevamo davvero bisogno d’esser consolati… e chi meglio degli Scorpions, per farci dimenticare queste disavventure meteorologiche? Dopo un’attesa spasmodica giunge finalmente il momento, per i Nostri, di entrare in scena, una breve clip introduttiva funge da apripista per Going Out With a Bang: l’inizio non è dei migliori, Klaus paga forse un po’ di stanchezza ed i volumi dei microfoni non sono regolati al meglio. Si interviene comunque presto, per far sì che il frontman possa farsi udire in maniera più chiara e nitida. Una prestazione minata da qualche piccola pecca, un inizio comunque valido, reso parantesi da una Make it Real invece ben eseguita e convincente. L’unico leggermente sottotono è proprio Meine, mentre il resto della band mostra una forma a dir poco smagliante. Mikkey Dee picchia e mostra i muscoli, Rudolf Matthias ci riportano indietro agli anni d’oro dei duelli chitarristici, Pawel riesce a tenere unito il gruppo in maniera sopraffina, da perfetto collante. Un background con i contro-attributi, che permette al cantante di rifiatare di quando in quando, lasciando che siano i suoi compagni a strappare – più che meritatissimi – applausi. Meine prende la parola subito dopo l’inizio, incespicando simpaticamente con le parole (autoironico come non mai!) e ringraziandoci di essere presenti, introducendo la granitica The Zoo. I giochi iniziano a farsi seri, gli Scorpions ingranano la quinta e schiacciano sull’acceleratore, sfoderando una prestazione da dieci e lode; si ripetono magnificamente con Coast to Coast, per prendersi una pausa subito dopo. Klaus prende nuovamente la parola, parlandoci del decennio ’70 e di come quel periodo fosse stato magico, e di quanto lo sia tutt’ora. Non dobbiamo dimenticare le nostre origini, le nostre radici… e proprio per questo motivo, i tedeschi decidono di risfoderare diversi cavalli di battaglia dei seventies, uniti in un succulento medleyTop of the BillSteamrock FeverSpeedy’s Coming Catch Your Train ci fanno rivivere la decade che vide gli aracnidi teuronici consacrarsi, scrivendo il loro nome nella storia della musica. Anche Meine, in barba alle difficoltà iniziali, decide di recitare la parte del leone, divertendosi assieme ai suoi compagni. I Nostri, più che intrattenere un’Arena stracolma, sembrano infatti in un garage intenti a scherzare e suonare fra loro, mostrando tutta la genuinità e la schiettezza della loro musica: intrattengono e sanno intrattenere un pubblico di tutte le età, dai sessantenni agli appena maggiorenni; davvero uno spettacolo grandioso. Una fama, un successo costriti a mo’ di casa, di grande palazzo… un monumento che resisterà contro il tempo, contro le intemperie, contro ogni avversità. Queste le loro parole, poste ad introduzione della coinvolgente We Built This House, seguita dalla prestazione ben più rocciosa di Delicate Dance, nella quale ogni musicista riesce a dare il meglio di sé. Menzione d’onore per l’ottimo lavoro chitarristico, da far invidia a troppi ventenni d’oggi. La ballad era comunque dietro l’angolo, tutti aspettavamo il momento più romantico… ed il gruppo decide di accontentarci con una combo a dir poco micidiale. Send Me an Angel e Wind of Change fanno commuovere e cantare l’Arena intera. Fidanzati abbracciati ed accendini al cielo, gli Scorpions sanno essere romantici come nessuno mai riuscirebbe! Sono però una delle Rock n Roll band per antonomasia, ed il loro spirito ribelle non tarda a manifestarsi. La dura e scanzonata Tease Me Please Me ci riporta tutti all’interno di un party folle, seguita da uno dei brani simbolo dell’Heavy Metal. Con grande umiltà e rispetto, i tedeschi decidono di omaggiare il mai troppo compianto Lemmy proponendo una cover di Overkill, ben riuscita e degna del suo nome. Momento nostalgia che commuove, a tratti, quanto le ballad proposte poco prima. Il lungo assolo di Mikkey fornisce vibrazioni incontrollabili ai nostri corpi, scuotendo le nostre spine dorsali ed insegnandoci cosa sia davvero, la musica “veloce”. L’idillio Rock n Roll continua con un’altra fatal combo: Blackout Big City Nights finiscono di annichilirci, insegnandoci ancora una volta cosa sia la storia e perché questa debba essere necessariamente conosciuta, appresa, studiata. Seriamente, quali altri gruppi riuscirebbero a dare al pubblico una prestazione del genere? Quando tutto sembra finito, quando tutto appare ormai prossimo al tramonto… ecco che le code pungono ancora, deliziandoci dapprima con la delicatissima Still Loving You e successivamente spazzandoci via con il brano simbolo della loro carriera, quello che gli ha concesso di toccare le vette più alte di ogni classifica. Chi potrebbe mai rimanere fermo e tranquillo, chi potrebbe mai rimanere impassibile dinnanzi ad una Rock You Like a Hurricane sparata così, all’improvviso, senza filtri? Nessuno; e chiunque ammetta il contrario, mente sapendo di mentire.

Termina così una serata solo parzialmente minata da condizioni meteorologiche avverse e da un’organizzazione a volte un po’ fumosa. Va necessariamente detto, però, che gli Scorpions sono riusciti a farci dimenticare ogni problema, ogni intoppo, ogni inconveniente. Seriamente, qualora il tempo avesse voluto metterci alla prova, testando la nostra voglia di vederli live, testando il nostro amore per questi rockettari di lungo corso… ebbene, tutti abbiamo scalato (seppur a suon di fischi!) il nostro personalissimo purgatorio. Quel che abbiamo ricevuto in cambio ha del grandioso: una delle più grandi rock band della storia, intrattenitori e musicisti veri, in grado di trasmettere emozioni vivide e palpabili, a suon di ballad strappalacrime e brani di pura energia, potenza inarrivabile. Scuola per i ragazzi più giovani, amarcord per i più adulti. Gruppi come gli Scorpions riescono incredibilmente a fungere da ponte per intere generazioni, altrimenti irrimediabilmente perse ognuna nei propri meandri. Basterebbe solo questo, a definirli una delle più grandi band del pianeta; se aggiungiamo concerti come questo… allora, di dubbi ne rimangono ben pochi!

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