RUBRICA – (WE ARE) THE ROAD CREW: GABRIELE GRITTI (SOUND ENGINEER)

RUBRICA – (WE ARE) THE ROAD CREW: GABRIELE GRITTI (SOUND ENGINEER)

RUBRICA – (WE ARE) THE ROAD CREW: GABRIELE GRITTI (SOUND ENGINEER)

Con questa intervista andremo davvero dietro le quinte di un live: scopriremo chi “fa i suoni” ad un concerto.
Parleremo con quello strano personaggio che spesso vediamo interagire a distanza con musicisti ed altri addetti ai lavori; capiremo bene di cosa si occupa un tecnico del suono. Abbiamo deciso di affidarci a Gabriele Gritti, un ragazzo giovane, ma che vanta collaborazioni di “tutto rispetto” ed un curriculum di studi davvero impeccabile.

 

MW: Ciao Gabriele, grazie per esserti prestato alla nostra intervista. Cominciamo con le domande di rito : parlaci di te, come sei arrivato a questo mestiere, in cosa esso consiste e la tua gavetta nel mondo della musica.


Gabriele Gritti: Ciao ragazzi e grazie per quest’intervista, è bello sapere che ogni tanto qualcuno si preoccupa di noi tecnici!
Con il 2018 sono dieci anni che faccio questo lavoro. I primi due anni ho svolto anche un altro mestiere per guadagnare abbastanza per vivere e potermi comprare un minimo di strumentazione; quindi inizialmente era molto più un hobby. La decisione di mollare un lavoro d’ufficio sicuro e ben pagato non è stata di certo facile, ma ero determinato a provarci e non sarei mai potuto diventare un professionista passando quaranta ore alla settimana in un posto dove non volevo stare. Alla fine mi sono detto: “La vita è una sola e se dovrò per forza fare qualcosa che non mi piace… Ci sarà sempre tempo!”. Da li, con pazienza, dedizione e passione sono riuscito a diventare tecnico del suono a tempo pieno.
All’ inizio suonavo con diverse band e, solitamente,  almeno un “povero scemo” all’interno del gruppo doveva capirne un minimo di audio, altrimenti sarebbe stato difficile saltarne fuori; eccomi qua!. Dalla sala prove, al demo orrendo che fai a casa, ai primi live al “baretto”, provavo ad arrangiarmi facendo meno disastri possibili.
Quasi da subito capì che il mondo dell’audio mi intrigava parecchio e volevo approfondirlo in modo accurato. Ho iniziato a guardarmi intorno cercando varie scuole ed istituti specializzati; i costi , però, erano proibitivi per uno squattrinato diciottenne delle superiori e non avrei mai voluto chiedere tali cifre ai miei genitori. Non mi demoralizzai, anzi, neanche il tempo di finire l’orale della maturità, che mi fiondai in uno dei migliori studi di registrazioni italiani: l’ArteSuono di Stefano Amerio. Senza giri di parole gli dissi che volevo imparare il mestiere ed ero disposto a fare da assistente a titolo gratuito. Senza dubbio è stata la migliore scuola, sia a livello umano stando a contatto con i migliori musicisti jazz da tutto il mondo, che a livello tecnico, potendo guardare un top sound engineer all’opera ogni giorno. Vi rimasi circa un anno, poi iniziai a “pedalare” con le mie gambe e, un po’ per caso,  mi cimentai nel mondo live grazie a musicisti che mi hanno scelto anche “fuori dallo studio”. Da quel momento compresi che “lavorare dal vivo” mi piaceva molto di più che in studio.
Negli anni ho fatto anche svariati corsi, workshop ecc.. Ma, per quanto mi riguarda, le cose più importanti le ho imparate “on the road”.

MW: A questo punto, parlaci della figura del Sound Engineer (comunemente chiamato da noi in Italia “Tecnico del Suono” ndr.). In cosa consiste il suo lavoro, doveri, responsabilità e la fatica che vi sta dietro.

Gabriele Gritti: Temo che solo questa domanda potrebbe portare via tutto lo spazio dell’ intervista! (ride ndr.)
A me piace definire questa figura come il “tramite” tra band e pubblico. La responsabilità è grande, tant’è che spesso diventiamo dei veri e propri “parafulmini” per problematiche al di fuori del nostro controllo. La maggior parte del lavoro si svolge prima del concerto e, talvolta, addirittura ancor prima di furgone, tour bus o aereo; uno show professionale, infatti, nasce dalla migliore preparazione possibile, anche nel più piccolo dettaglio. Tra le tantissime cose da fare reputo fondamentale conoscere gli strumenti utilizzati dai musicisti, aiutarli a “settare” tutto nel migliore dei modi, scegliere i microfoni giusti ed il loro posizionamento; controllare i cavi, le sequenze, la giusta disposizione sul palco per capire chi si trova meglio con spie e chi con ear monitor, ecc.. Finché non arrivi dietro al mixer e puoi dedicare la massima concentrazione ad ogni singolo canale.
Per quanto mi riguarda, la soddisfazione più grande è ottenere fiducia, stima e rispetto della band, ovvero divenire parte fondamentale dello show. Conoscere le esigenze dei musicisti, la scaletta e dar vita ad un team unito che “rema nella stessa direzione”, sono cose davvero gratificanti.
La parte più “stressante”, al contrario, è che il gruppo non “sentirà” mai il tuo lavoro e la fatica che vi è dietro.

MW: Descrivici meglio una tua “giornata lavorativa tipo” e le band con le quali collabori. Sappiamo che lavori con Italiani e stranieri, con chi ti trovi meglio? Le problematiche più comuni che devi affrontare con produzione e musicisti?

Gabriele Gritti: In una “giornata tipo”, prima di tutto, guardi quante ore di viaggio ci sono e ti disperi, poi arrivi e vuoi solo scoprire dove è il catering; a “pancia piena” soundcheck e show volano! (ride ndr.)
A parte gli scherzi, questa vita non è affatto standard o schematica, solo pensarci mi manda in crisi! Ogni giorno è una avventura.
Le collaborazioni sono tantissime, alcune durano da moltissimi anni come per esempio: Elvenking, Secret Sphere, Hell in The Club, mentre di recente: Angra, Rhapsody Reunion, Rhapsody of Fire e Trick or Treat. Personalmente, non trovo differenze tra band italiane o straniere, semplicemente ci sono persone e situazioni differenti; è bello quando non vi sono confini geografici a dividerci o identificarci. È pur sempre vero che, per esempio, ci sono managers animati solo dal profitto, mentre altri (fortunatamente) pensano al benessere di band e crew; inutile specificare in quale dei due casi si lavori meglio. Tutto ciò, come puoi ben capire, è davvero stressante, ma il lavoro più grande cerco di farlo su me stesso come essere umano; il primo step è capire che non puoi cambiare gli altri e che i problemi ci saranno sempre, a seguire: tanta calma!

 

MW: Ormai sei nell’ ambiente da anni, pertanto puoi esprimere, con il giusto occhio critico, il tuo punto di vista sugli spazi musicali nostrani. La situazione economica italiana spesso colpisce anche i locali, negli ultimi due anni abbiamo visto sparire realtà a noi care come Rock’n’Roll Arena, Midian, ecc.. Quanto è complicato ricercare uno spazio adatto per portare in scena un live? Da cosa si capisce che esso è adatto all’evento che si dovrà tenere?.

 

Gabriele Gritti: Al concerto di chiusura de Rock`n`Roll Arena ero presente come fonico per gli Hell in the Club, inutile spiegare il dispiacere per la chiusura di un locale storico italiano. Per fortuna ci sono ancora luoghi che funzionano bene sotto ogni punto di vista, per esempio: Estragon, Zona Roveri, Live Club, Orion, Alcatraz e altri. Sono diversi gli aspetti che qualificano “consono” un locale; prima di tutto ci deve essere una struttura adeguata, sicura per band e pubblico (dal palco alle americane, barriere, camerini ecc.). In secondo luogo, devo assicurarmi che l’attrezzatura tecnica rispetti quello che viene richiesto sul rider, specialmente l’impianto audio, se esso è inadeguato è dura per noi tecnici del suono! Il problema non diventa solo di tipo qualitativo per lo show da portare in scena, ma anche di sicurezza per un corretto montaggio e settaggio; tutto ciò sarebbe insormontabile se nel locale non lavorasse personale professionale, disponibile e capace di aiutarti al meglio per la piena riuscita dell’ evento.
Dalle mie parole si evince che la situazione economica colpisce tutto il mondo della musica nei suoi vari aspetti; a riprova di ciò, capita spesso di essere l’unico fonico della crew e di trovarmi a gestire tutto il lavoro connesso ad esso, dal front of house. Negli anni ho capito che sia io che le bands preferiamo fare così, piuttosto che spiegare tutto da capo ogni volta ad un tecnico residente; conoscendo a pieno le esigenze dei componenti, mi viene tutto “naturale” e non è per niente “pesante”.

MW: Nella tua esperienza “on the road”, qual è stata la più grande difficoltà incontrata? Il festival o concerto più ostico da gestire, sia dal punto di vista delle richieste che dii impianto o struttura? Un evento che pensavi di non poter affrontare ed invece hai superato con ingegno e professionalità.

Gabriele Gritti: Ci sono state tante situazioni difficili, sceglierne solo una così su due piedi è impossibile! I festival sicuramente sono i più complicati: non fai soundcheck e i tempi sono strettissimi per il cambio palco. Potrei raccontarti di cosa mi successe in Portogallo: mancavano due minuti all’inizio dello show e non mi arriva nemmeno un canale al posto giusto sul mixer! Decido di correre sul palco per capire cosa stesse succedendo perché ero davvero infuriato; arrivato, vidi due tecnici sommersi dai cavi e nel panico che cercavano di “saltarci fuori” in qualche modo. A quel punto avevo due possibilità (a parte scappare): rovinargli la giornata come altri tecnici avrebbero fatto oppure lasciarli lavorare e mantenere tutto sotto controllo. Optai per la seconda e alla fine, in qualche modo e col buon karma, riuscimmo a partire!

MW: Ora parliamo del tuo privato correlato con il lavoro che svolgi: riesci a scinderli? E come gestisci lo stress che scaturisce da mille responsabilità? A questo punto della tua vita, in base a ciò che hai fatto, quanto ti senti appagato?

Gabriele Gritti: Mi piace molto stare in tour con la gente giusta ma, allo stesso tempo, mi mancano casa e le persone a cui voglio bene, di sicuro è un aspetto davvero difficile del mio lavoro e che mette in difficoltà chiunque. La soluzione è trovare il giusto bilanciamento tra lavoro e vita personale: devi pensare anche a te stesso e soprattutto a chi è a casa ad aspettarti; non è sano vivere per lavorare. Negli ultimi anni ho scoperto che la meditazione aiuta molto! Aggiungo che, almeno in questo lavoro, ritengo che essere umili sia fondamentale; bisogna costantemente mettersi in discussione ed essere pronti ad imparare dagli altri e dai propri errori. Mi sento appagato di aver capito questo nella vita.

MW: Abbiamo quasi finito Gabriele! Ti chiediamo cosa miglioreresti del tuo lavoro. Solo negli ultimi anni la figura di Engineer Sound in Italia sta acquisendo il valore che gli spetterebbe; mentre all’estero è un lavoro che permette di mantenersi, da noi non è così. Contratti occasionali e quasi mai a tempo indeterminato, tant’è che a volte bisogna ingegnarsi per arrivare a fine mese: cosa ne pensi e cosa si potrebbe fare per migliorare? Sia dal punto di vista professionale- formativo che salariale.

Gabriele Gritti: In questa problematica si possono riconoscere un sacco di figure professionali, anzi, credo sia un po’ lo specchio della situazione lavorativa attuale. Mi trovo spesso anche all’estero (sia in Europa che fuori) e mi sento di dire che un po’ “tutto il mondo è paese”, ci sono posti dove magari va un leggemente meglio e altri peggio, ma noi Italiani non siamo di certo in fondo alla lista. Si parla di questi fattori economico – sociali , di “crisi” sia di mercato che musicale nello specifico ma, per quanto mi riguarda, cerco di non farmi “venire il sangue amaro” rimuginando su questi problemi giorno e notte. Ci sarebbero tantissime cose da poter migliorare ma prima di lamentarsi sempre del prossimo, bisogna migliorare se stessi e far recepire il messaggio agli altri, ognuno nel suo piccolo… E te lo dico dopo aver appena pagato il mio F24 come libero professionista!

MW: In conclusione: pensi che svolgerai questo lavoro per sempre? Ti ringraziamo per la collaborazione ed aver partecipato alla nostra intervista.

Gabriele Gritti: Grazie a voi per aver dato voce al mio settore.
Onestamente non do per scontato neanche cosa farò domani! So che questo lavoro mi piace moltissimo e continuo ad impegnarmi ogni giorno più che posso. Continuerò a farlo finché ne avrò le capacità e soprattutto la serenità.

 

 

 

 

 

 

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marianna

Amante di live e fotografia, quando non scrivo di concerti, li fotografo. Ascolto principalmente Folk e Heavy Metal. Svapo addicted, acida, sarcastica e pignola, il tutto concentrato in 1.58 metri di pura cattiveria.

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