RUBRICA – (WE ARE) THE ROAD CREW: ALESSIA MENEGATTI (BOOKING AGENT)

RUBRICA – (WE ARE) THE ROAD CREW: ALESSIA MENEGATTI (BOOKING AGENT)

RUBRICA – (WE ARE) THE ROAD CREW: ALESSIA MENEGATTI (BOOKING AGENT)

 

Oggi, nella nostra rubrica (We are) The Road Crew, tratteremo della figura del booking agent.
Un ruolo importante ed impegnativo da ricoprire, in quanto si tratta di colui che organizza concerti per le band, procaccia i luoghi più idonei per lo spettacolo e fa da intermediario tra artisti, manager e promoter.

In questo articolo Alessia Menegatti, booking agent presso Sakåda Music, ci parlerà nel dettaglio di compiti e responsabilità del suo mestiere.
Abbiamo scelto lei, non solo per dare voce ad una donna che si è affermata in tale ambito, ma anche perché l’ agenzia con la quale collabora vanta di grande notorietà nella scena Metal.


Sakåda Music, infatti, è una compagnia belga con filiale nel Nord Italia, il cui “raggio di azione e competenza” arriva in tutta Europa, gestendo i più svariati campi nel settore della musica. Il team che vi opera offre servizi come: promotion, bookings, guitar clinic, touring personnel, international promotional services, webdesign, ecc… attraverso la professionalità di esperti e musicisti operanti nel campo da oltre quindici anni. KamelotQueensrycheRhapsody of FireJorn LandeSymphony X, Trick or Treat e Fabio Lione, sono solo alcuni esempi di band che hanno deciso di affidarsi a Sakåda Music.

 

MW: Ciao Alessia! Grazie per averci concesso il tuo tempo. Siamo curiosi di conoscerti e sapere la tua storia da booking agent. Come è iniziata la carriera ed esperienza con Sakåda Music?



Alessia Menegatti:
ciao ragazzi, grazie per avermi scelta! Sono nata in Italia ma vivo e lavoro in Belgio dove, appunto, ha sede la mia agenzia Sakåda Music. L’ ambito internazionale ha influenzato anche i miei studi, portandomi a scegliere tale indirizzo all’università.
La mia carriera da booking agent è iniziata un po’ per caso circa quindici anni fa; partecipando a numerosi concerti, sempre nelle stesse zone o locali, sono venuta a contatto con “addetti ai lavori”. Spesso, per amore della musica, mi offrivo di dare una mano alle serate e così, con il passare degli anni, mi sono resa conto che il mio lavoro era molto apprezzato. Gli artisti richiedevano la mia presenza in quanto mi reputavano ben più capace e seria di molti professionisti del mestiere; in varie occasioni, infatti, mi sono resa conto dell’ incompetenza di vari promoters ed agenti.
La gavetta è stata dura, soprattutto per una donna non è un mondo facile, ma mi è servita per la mia formazione; non ho seguito corsi o studi particolari, ho imparato sul campo, con tanta fatica e sudore.
Sakåda è nata per il discorso che abbiamo fatto sopra, mi sono detta: “Perchè no? Così non devo dipendere dagli errori degli altri ma sono, eventualmente, responsabile solo dei miei.” Ho reclutato tre persone (di cui due musicisti), esperti in vari ambiti musicali e… Siamo partiti!
Ho lavorato con Circle to Circle, Hell, Jorn Lande, Kamelot, Masterplan, Orphaned Land, Queensryche, Revamp, Riot V, Symphony X … A cui si aggiungono le band affiliate a Sakåda e che presto verranno ampliate, ma per ora non posso parlare.

MW: Ormai sei una veterana di questo mestiere, ecco perchè ci siamo affidati a te: spiegaci bene cosa fa un booking agent, i suoi doveri, responsabilità ed una “giornata tipo”.

Alessia Menegatti: il compito principale del booking agent è procacciare eventi alle band, ma dietro c’è un lavoro enorme e spesso ignorato.
Innanzitutto si cerca un promoter interessato e lo si informa delle relative esigenze sia sul palco che fuori, riscuotere gli anticipi dei pagamenti, stipulare e firmare i contratti ecc…
Chiarito ciò, si passa alla negoziazione cercando di far conciliare le reciproche offerte e richieste, cosa non semplice di questi tempi. Altro punto fondamentale per un bravo booker: la scelta del locale più adatto allo show; questo unito alla ricerca di promoters, sono lavori molto lunghi ed impegnativi.
L’ obiettivo è piazzare la band dove essa può ottenere maggiore visibilità; personalmente non ho mai fatto pagare nessuna band per suonare, sono per il “si cresce insieme, passo dopo passo”… Ma molti non hanno pazienza, purtroppo.
Parlando della mia giornata tipo, nei giorni antecedenti ad una produzione si prepara tutto il materiale e il backstage, per arrivare alla data scelta pronti e ben preparati. Si inizia presto, si monta tutto e, una volta arrivata la band, si sistema in camerini o hotel ma è a questo punto che inizia il vero caos! Si impazzisce per essere sicuri che tutto sia al proprio posto e che ognuno sappia cosa fare e quando.
Per quanto riguarda i tour, una volta che si hanno le date, si deve provvedere ad un mezzo di trasporto adeguato sia per il gruppo che per la strumentazione. Bisogna assicurarsi che, per quanto possibile, il materiale resti al sicuro di notte dato che, ahimè, sempre più spesso si sentono storie di furti (Fleshgod Apocalypse, Wind Rose, Kalevala ndr.).

Mw: Un lavoro stressante! Come fai a gestire mille situazioni fuori e sul palco? Incrociando vari artisti internazionali ti sarai scontrata con realtà differenti, quali sono i problemi più comuni?

Alessia Menegatti: tutto dipende dalle persone con cui lavori, se hai a che fare con professionisti lo stress è decisamente minore. Devo inoltre dire che, essendo di natura molto meticolosa, non ho incontrato grossi problemi; può capitare con il personale locale o promoters che tentino di non rispettare gli accordi, ma raramente con le band. Chiaramente bisogna sempre fare i conti con disguidi esterni, trasporti, malattie, varie ed eventuali… Ma una buona organizzazione aiuta.
I gruppi esteri sono sicuramente più professionali, quelli Italiani più divertenti ma non sempre affidabili, però non bisogna “fare di tutta l’ erba un fascio”; direi che le formazioni a nazionalità mista sono le più bilanciate. Con molti siamo diventati amici, ma quando si lavora si pensa a fare le cose al meglio ed i rapporti personali (positivi o negativi), vanno accantonati.

Mw: Organizzi eventi sia in Italia che all’ estero, dove si lavora meglio? E visto che siamo curiosi, raccontaci qualche richiesta stravagante o insolita che ti è capitata.

Alessia Menegatti: diciamo che all’ estero è più facile trovare professionisti mentre in Italia, mi duole dirlo ma è così, è più difficile avere risposte concrete e persone che rispettino i contratti o gli accordi. Se fuori dal nostro Paese si ha attenzione per il pubblico, tutto il personale è informato e ben preparato per lo show, da noi spesso c’è poca chiarezza sul da farsi.
Per quanto concerne le richieste stravaganti, ne avrei da raccontare per ore! Da i musicisti vegani che mi chiedono cose difficilissime da trovare, molto costose e delle quali non ho mai sentito parlare, fino alla band che “vuole strafare”. Mi è capitato che, nonostante fossero a conoscenza delle dimensioni del palco, richiedessero una quantità esagerata di luci in più, esse risultavano non solo difficili da montare, ma anche estremamente pericolose.

Mw: Poc’anzi ci hai detto di essere molto meticolosa, quindi come stili un buon planner per gestire le band che segui? Nonostante tu possa pianificare tutto, qualche “problemino” insorgerà sempre, come risolvi gli attriti che si creano?

Alessia Menegatti: beh, come già detto, dipende con chi si lavora. Francamente, ti dirò, che in genere all’ estero i problemi sono pochi ed in caso sorgano, ovunque noi ci si trovi, la soluzione migliore è sempre rimanere calmi ed amichevoli. Non bisogna dare colpe a nessuno… Anche se ti sta esplodendo il fegato dal nervoso! (ride ndr.).
Parlando di come mi organizzo, vi dirò che non ho criteri da seguire, l’ importante è avere un tour manager cooperativo ed un team serio, l’ obiettivo è finire tutto bene ed in tempo! Per riuscirci è fondamentale fornire tutta l’ attrezzatura tecnica che la band richiede; certi pezzi vanno prenotati anche settimane prima.  Altro punto cruciale è l’ hospitality rider, ovvero tutto quello che gli artisti richiedono nei camerini.

Mw: Nella tua esperienza “on the road“, quale è stata la più grande difficoltà incontrata? Un evento che pensavi di non poter affrontare ed invece hai superato con ingegno e professionalità?

Alessia Menegatti: sicuramente la cosa più ostica è arrivare nel luogo dello spettacolo e, nonostante in precedenza ti avessero assicurato che tutto sarebbe stato in ordine, così non è. In poche ore devi trovare l’ attrezzatura mancante, calmare la band e provare a non litigare con promoters o “confratello” booker, nel caso di show “subappaltato”. A tal proposito e ricollegandomi alla tua domanda finale, una volta mi trovai in Austria,  data trovata da un mio collega italiano per Noi… Abbiamo quasi sfiorato il disastro! Non c’era nulla di quanto pattuito, solo un palco con un piccolo pianoforte ed il banco del mixer, senza ovviamente quest’ ultimo. L’ altro booker era sparito, abbiamo un po’ litigato con tutti minacciando di far saltare la serata, ma alla fine siamo riusciti a trasformare “il disastro” in uno speciale acustico, dato che tutto il backline richiesto da contratto mancava.
Con il collega sopra citato, ovviamente, ho chiuso ogni tipo di rapporto.

Mw: Ora parliamo del tuo privato. Abbiamo detto che questo può essere un lavoro stressante, riesci a scinderlo dalla vita privata? Avrai una vita frenetica che spesso ti porta a stare lontano da casa per lunghi periodi, come gestisci famiglia ed amici?

Alessia Menegatti: no, è sempre tutto un mix (ride ndr.)! Come vi ho detto in precedenza, tanti dei miei amici sono anche le persone con le quali collaboro e spesso, in un modo o nell’ altro, durante il giorno seguo sempre qualche aspetto del mio lavoro. Se non sei appassionato può risultare (a mio avviso), davvero duro, ma non più di un altro impiego stressante, con l’ unica differenza che qua devi relazionarti con molti individui spesso estranei.
Non avendo figli, il mio lavoro non mi ha mai creato grossi problemi con chi mi sta attorno anche se amici e famiglia li vedi poco… Ma fortunatamente c’è internet!
Comunque attualmente non mi sobbarco lunghi tour per non lasciare le mie “bestiole” (decine di pappagallini e qualche gatto ndr.) troppo a lungo soli.

Mw: Tempo fa leggevo un articolo dal titolo : “Cosa fare quando lavorare nel mondo della musica ti manda in depressione” che parlava delle pressioni psicologiche, più o meno dirette, che si subiscono in tale ambito. Ti sei mai trovata con la voglia di “staccare la spina” perchè risentivi della pesantezza del tuo lavoro?

Alessia Menegatti: per natura non sono una persona che subisce lo stress, bensì lo combatte. Sono parecchio testarda, mi innervosisco, notti insonni, ma non lascio che il lavoro mi logori.
Inoltre, sono una fan convinta della pet therapy! Loro aiutano tanto.

Mw: in base alla tua esperienza lavorativa, che consigli daresti ad un giovane che volesse intraprendere la strada di booker? Che “spirito” pensi ci voglia per affrontarla al meglio?

Alessia Menegatti: Il consiglio è di non aspettarsi di lavorare ad “alti livelli”nei primi anni; si comincia dal basso per crescere pian piano. Se decideste di essere booker, non fatelo per amicarvi band di cui siete fan o con la speranza di arricchirvi, serve vera passione; ci vuole  un carattere deciso, non ansiolitico, affinché lo stress non prenda il sopravvento.
Occorre sapere lavorare in squadra e accettare gli ordini prima di darli: alla fine, sotto tanti aspetti, non è poi così diverso da un lavoro “normale”.

Mw: Cosa miglioreresti del tuo lavoro? Cosa è cambiato rispetto al passato?

Alessia Menegatti: prima di Sakåda Music ho sempre lavorato freelance e non sono mai stata pagata in modo adeguato per il lavoro che effettivamente svolgevo, ma come si dice: quando sei in ballo, bisogna ballare. In generale, sia per me che per gli stessi musicisti, il lato economico non è mai stato proporzionato al mestiere, nonostante ciò, la mia esperienza ne è uscita migliorata. Non mi occupo praticamente mai di concerti in Italia ma posso dirvi che, negli ultimi cinque anni, le cose si sono fatte decisamente più difficili in tutta Europa. Ne risentono specialmente le band medio – piccole le cui offerte sono sempre più basse, in quanto i rivali medio – grandi si accontentano di cachet di gran lunga ridotti pur di suonare.
Direi che tutto è peggiorato; la gente esce meno e, se lo fa, spesso è solo per vedere i mostri sacri del Metal. Per i gruppi “giovani” è sempre più difficile… Ma non molliamo!

Mw: Ultima domanda prima di salutarci: a questo punto della tua vita, quanto ti senti appagato e da qui a dieci anni, come ti vedi?
Cogliamo l’occasione di ringraziarti per aver partecipato alla nostra intervista.

Alessia Menegatti: ho fatto tante esperienze, la maggior parte belle, ma alcune decisamente brutte; facendo un bilancio direi di sì, mi sento appagata. Faccio un lavoro che mi piace e questo non è “un lusso” da tutti!
Migliorerei il mio salario; dovrei smetterla di fare favori alle persone ed essere adeguatamente remunerata per quello che mi compete, ma squalo ci devi nascere… Temo.
Probabilmente, da qui a dieci anni, il mio lavoro sarà  meno da “azione sul campo” e più di carattere booking ed amministrativo, però non ho nessuna intenzione di mollare!
Grazie di nuovo per la chiacchierata.

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marianna

Amante di live e fotografia, quando non scrivo di concerti, li fotografo. Ascolto principalmente Folk e Heavy Metal. Svapo addicted, acida, sarcastica e pignola, il tutto concentrato in 1.58 metri di pura cattiveria.

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