RUBRICA – (WE ARE) THE ROAD CREW: ELIA FAUSTINI (MANAGER)

RUBRICA – (WE ARE) THE ROAD CREW: ELIA FAUSTINI (MANAGER)

Metal Winds è lieta di aprire la propria rubrica (We Are) The Road Crew, intervistando Elia Faustini di Faustini Produzioni; responsabile del settore booking e management di molte bands tra cui: Folkstone, Clara Moroni, Sagi Rei.
Classe ’74, nato in provincia di Brescia, si approccia alla musica tramite lo studio del pianoforte ma, i “primi passi”, iniziano a tredici anni militando in varie formazioni. La “vena imprenditoriale” si manifesta già al tempo delle scuole superiori quando Elia organizza alcuni concerti, incrociando la propria strada con: Timoria, In.Si.Dia, Pitura Freska, CSI, Marlene Kuntz, ecc..
Attraverso le sue parole ed esperienza pluridecennale nel settore, ci offrirà una reale testimonianza della professione. Una “intervista fiume” che, siamo sicuri, vi incuriosirà parecchio.

La figura del manager è variegata e complessa perché deve coordinare il lavoro di: road manager, tour manager, production e stage manager. Egli si occupa a 360° dell’ attività di una band: dalla produzione, al marketing, fino alla promozione e gestione di eventi, in base alla specializzazione della posizione ricoperta.

 

MW: Ciao Elia! Innanzitutto grazie per la disponibilità accordataci. Ti conosciamo come “il manager dei Folkstone”, sempre disponibile e dei Nostri (Marmaglia ndr.) prima, durante e dopo il concerto, quindi ci sei sembrato la persona più adatta da intervistare per questa rubrica.
Pocanzi abbiamo parlato dei tuoi inizi ma raccontaci del vero debutto; cosa ti ha spinto ad intraprendere questo lavoro? Sicuramente ci sarà stata tanta gavetta, come ha avuto tutto inizio?

Elia Faustini: ciao ragazzi, grazie a voi per lo spazio concesso. Vi rispondo dicendo che ho capito presto di preferire le quinte al palcoscenico, dedicandomi così a varie mansioni tra cui: Tour manager, fonico live e di studio di registrazione. Di gavetta non ne parliamo! È stata durissima, mi sono “fatto in quattro”, stringendo i denti per emergere, come, d’altronde, tanti nel mio campo.

 

MW: Nello specifico, chi o cosa ti ha spinto a tramutare la musica in professione? Hai seguito dei corsi o una scuola specifici?

Elia: corsi? Probabilmente neanche esistevano! Ma ti posso dire che passavo ore a “spippolare”, quando in studio si faceva tutto con un “otto tracce”, un Atari e dal vivo un mixer a sedici canali. La vera svolta nella mia vita fu l’ incontro con Nilla Pizzi, grazie a lei ho avuto occasione di entrare in un ambiente fatto di veri professionisti. Ho incontrato importanti persone che mi hanno illuminato su questo mondo e ho capito che la musica poteva diventare un vero lavoro; niente più utopie, avrei veramente vissuto di questo mestiere.

 

MW: Andiamo al cuore della nostra intervista. Parlaci della figura del manager: in cosa consiste, doveri, responsabilità e  la mole di lavoro che deve affrontare chi vuole intraprendere tale mestiere. Come gestisce la crescita artistica e professionale di una band?

Elia: iniziamo con le domande serie? Ti posso dire che per fare il manager bisogna essere molto razionali e credere nell’ artista; diciamo che senza questa profonda speranza, non riuscirai mai a vedere la luce in fondo al tunnel. Molte volte mentre lavoro ad un disco o ad un tour, mi rendo conto che per buona parte del tempo sono l’unico ad avere un’ idea chiara e precisa di quello che si sta facendo; il mio fine, pertanto, diventa quello di aiutare l’artista ad avere le idee sufficientemente chiare per poter effettuare scelte importanti. In fondo siamo tutti sulla stessa barca, anche se con compiti e responsabilità diverse, chi lavora con me sa di poter sempre contare su una profonda sincerità di giudizio.

 

MW: Hai lavorato con vari gruppi e singoli, quali sono i problemi più comunemente riscontrati?

Elia: oggi che mi occupo esclusivamente di management rappresento: Clara Moroni, Folkstone, Sagi Rei e Sonohra, ma negli anni ho lavorato con molti altri artisti; ho organizzato concerti di: Deep Purple, Jethro Trull, Alice Cooper, Lou Reed, Dream Theater, Tozzi e tantissimi altri.
Come vedi “spazio” tra vari generi, ma i problemi sono i più svariati ed assurdi (Potrei scriverci un libro!). Ogni artista è un po’ un mondo unico ed a sé stante; un manager deve capire bene chi ha di fronte per poter gestire a meglio ogni inconveniente, non c’è una linea comune. Pianificando tutto con sufficiente anticipo, lo stress si riduce al minimo; circondarsi di persone serie facilita di molto il mio lavoro, ciò non toglie che finché lo spettacolo non è in scena, io non sia mai del tutto tranquillo. Una volta saliti sul palco, posso concedermi anche io una birretta!

 

MW: Vedo che mi hai anticipata! Stavo giusto per chiedere come si svolgesse una tua “giornata tipo”. Dalla produzione all’organizzazione di un tour o evento; come stili un buon planner e le principali differenze tra Italia ed estero?

Elia: sono uno che prende mille appunti sulle proprie Moleskin e spiego al mio staff come voglio portare avanti la produzione. Penso che sia fondamentale fare gioco di squadra, pertanto, pur essendo una piccola realtà, ho un ufficio e tre dipendenti che mi aiutano nei vari progetti. Sono conscio che da solo non sarei in grado di gestire tutto e tutti, quindi mi avvalgo di brillanti professionisti; se sto seguendo la realizzazione di un disco, sono tranquillo che i ragazzi, a distanza, si occuperanno di tour, spostamenti e produzione. Entrando nello specifico diciamo che per i miei artisti mi occupo un po’ di tutto: dall’aspetto fiscale, alla produzione esecutiva dei Dischi, fino all’organizzazione e produzione dei tour. Penso di avere le competenze e la credibilità necessarie a sviluppare in meglio un progetto ma, parliamoci chiaro: i dischi e concerti li fa il musicista, il grosso del merito è suo, io mi reputo un buon valore aggiunto. Mi chiedevi le differenze tra Italia ed Estero: “cialtroni” e “persone serie” li trovi sia qui che oltre confine.

 

MW: Parliamo del rapporto con le band e la produzione: il miglior modo per superare gli attriti?

Elia: all’interno delle band ci sono equilibri delicati, con l’esperienza ho imparato che se vuoi essere rispettato bisogna dire a tutti la cosa giusta, nel modo e nei tempi più adatti. Spesso, ad inizio progetto, le mie idee non collimano con le loro; la “chiave di svolta” sta nel dialogo e, forse, è la fase più interessante di ogni rapporto.

 

MW: Voglio metterti in difficoltà. Nella tua esperienza “on the road” quali sono stati i festival o eventi più ostici da gestire? Risolti, magari, con ingegno e professionalità?

Elia: onestamente, più artisti e produzioni sono grandi, più la cosa è semplice, basta non fare i “fenomeni”.
In merito alla seconda domanda ti dirò che vado fiero di aver organizzato un concerto dei Deep Purple (formazione con Gillan, Paicer, Glover, Lord, Morse, ndr.) nel mio paese di origine: Pontoglio (BS).

 

MW: Spesso uno dei compiti del manager è quello di ascoltare e supportare l’artista; in alcune situazioni è forse la persona più vicina ad esso e la prima a cui rivolgersi, pensi sia sbagliato parlare di “competenze psicoterapeutiche”?

Elia: davvero lo pensi? Io dico a tutti che di lavoro faccio il manager e non l’ assistente sociale! Sono la loro guida in ambito lavorativo, ma mai mi sostituirei alle loro famiglie o amici; comunque sanno che se avessero bisogno di un consiglio, io ci sarei.

 


MW: Tutti ti conoscono per essere manager dei Folkstone, da quanto tempo collaborate? Sai benissimo che avrei toccato questo “tasto dolente”: si è discusso molto di Ossidiana, come hai gestito le critiche che ne sono scaturite? Ti ritieni soddisfatto?

Elia: partiamo dall’ inizio: il sodalizio che mi lega ai Folkstone dura ormai da sette anni quando, quasi per caso, li incontrai ad una festa che organizzai vicino Bergamo. A fine concerto sono passato dietro palco a salutare e Roberta Rota, che in quel momento stava scendendo le scale, guardandomi negli occhi, puntò il dito esclamando: “È tutta colpa tua!”. Da lì è nato il nostro amore (artisticamente parlando ndr.).
Ossidiana segna un percorso di evoluzione, sebbene in alcuni pezzi si sentano i vecchi Folkstone, lo trovo un album più maturo ed è il mio preferito. Mi piace molto come hanno suonato Federico, Luca ed Edoardo, ma sono conscio che non tutti abbiano apprezzato questa “svolta” artistica; “vivi e lascia vivere”, pazienza, l’universo è grande e c’è posto per tutti.

 

MW: Parliamo del privato; tempo fa leggevo un articolo dal titolo : “Cosa fare quando lavorare nel mondo della musica ti manda in depressione”. Esso parlava delle pressioni psicologiche più e meno dirette che si subiscono in tale ambito; nel tuo caso, ti sei mai trovato ad affrontare momenti così stressanti e pesanti che hanno inciso sul tuo stato di salute?

Elia: non sono mai fuggito davanti agli impegni! Dopo venticinque anni di attività ho amici sparsi un po’ ovunque e le varie date mi permettono di rivederli; di natura sono abbastanza calmo e riesco a mantenere i nervi saldi. Bisogna ritagliarsi i propri spazi, imparando a delegare e fidarsi dei collaboratori. Sono fermamente convinto che : “Tutti siano importanti ma nessuno necessario” quindi, anche se vado in ferie con la mia famiglia, sono sicuro che i tour proseguiranno e la Terra continuerà a girare.

 

MW: In base alla tua esperienza ed vissuto, i consigli che daresti ad un giovane che vuole intraprendere tale mestiere? Si tratta di un lavoro impegnativo, frenetico, che “spirito” o carattere ci vogliono?

Elia: l’unico consiglio che mi sento di dare è di provarci veramente, con tanta umiltà, passione e sopratutto pazienza perchè, in questo lavoro, la differenza la fa l’esperienza. Bisogna avere le idee chiare ed ottimizzare i tempi; mi ritengo una persona abbastanza fortunata, ci sono mestieri più stressanti del mio.

 

MW: Quindi, a questo punto della tua vita, ti ritieni appagato? Non miglioreresti nulla in quanto salario, trattamento e gestione, in generale?

Elia: appagato? Mi piace di più: “soddisfatto”! Diciamo che oggi, grazie all’introduzione di nuove e precise normative legate all’ organizzazione di concerti, gestione fiscale e contributiva dei professionisti, ci sono meno “cialtroni”. Si potrebbe “snellire” ancora di più la parte burocratica, ma pazienza… Ritengo, invece, che si sia fatto un gran passo in avanti nella tutela di figure professionali quali tecnici del suono, luci e palchisti; meritano riconoscimenti e tutele adeguate.

 

MW: Per concludere, parliamo del futuro: come ti vedi tra dieci anni? Continuerai in questo campo?

Elia: spero proprio di sì visto che i mutui sono di venti anni! A parte gli scherzi, il più bel augurio che mi  puoi fare, è di ritrovarci tra dieci anni sotto al palco per cantare e bere una birretta tra vecchi amici.

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marianna

Amante di live e fotografia, quando non scrivo di concerti, li fotografo. Ascolto principalmente Folk e Heavy Metal. Svapo addicted, acida, sarcastica e pignola, il tutto concentrato in 1.58 metri di pura cattiveria.

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1 Comment

Complimenti per l’intervista . È sempre molto molto interessa te scoprire come funziona il fuori palco in generale e conoscere meglio la figura del manager dei propri beniamini

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