Prefazione:
Il titolo stesso preannuncia un articolo per nulla serio, volto a scoraggiarvi qualora voleste intraprendere questo “mestiere”.
Le guide autorevoli le lascio a voi, io mi limiterò a narrare le nostre disavventure.

I tempi ristretti, le notti insonni, lo stesso cd ascoltato venti volte ed i dubbi lessicali che non avete avuto all’ Esame di Stato delle Scuole Superiori; ecco cosa prova il critico musicale.
Partiamo dall’ inizio: “Perchè fare il recensore?” Ne seguirà un dignitosissimo esame interiore che porterà alla seguente domanda: “Ma ne sarò davvero capace?”.
Se, come la sottoscritta, fate dell’ “acidità” la vostra migliore qualità, vi siete risposti: questo è il ruolo giusto per voi!

Parleremo di quella figura ombrosa, a volte saccente, a cui viene indirizzato il materiale di una band: ep, album, raccolte sotto forma di press kit fisico o, come succede oggigiorno, multimediale. Se vi aspettate grosse novità, anteprime, scoop e magari di sentirvi il Pippo Baudo dell’ underground musicale, gridando: “Li ho scoperti io!”, calmatevi e respirate. Soprattutto agli inizi vi arriveranno le cose più disparate: da registrazioni nello scantinato di casa a produzioni affidate ad uno studio di registrazione di dubbio gusto. A tutto ciò dovrete unire l’ ansia di press kit incompleti (ed imparate a farli per favore! ndr), quando e se mai riuscirete a scaricarli tramite We Transfer.
Innanzitutto, farà da apripista al vostro “calvario”, la mancanza di una biografia e se, per qualche strana congiunzione astrale non sarà così, vi capiterà uno scritto striminzito; cinque righe utili quanto le istruzioni dei Quattro Salti in Padella Findus. Esse riassumeranno solo i vari cambi di line – up e le ultime date alla Festa della Salamella da sugo, eventi non di particolare rilievo, a meno che non vogliate scrivere una nuova sceneggiatura di Beautiful.
Foto mancanti e contatti web, sono forse il problema minore di tutto ciò, il vero dramma sarà costruire un articolo con poche informazioni autobiografiche o inerenti ai pezzi presentati.

Le novità da ascoltare non saranno sempre accattivanti, allora che fare quando ciò che arriva non è all’ altezza delle aspettative? Citando un mio collega: “Non si può parlare del nulla, se nulla è”.
Se decideste di intraprendere questo mestiere o hobby, ciò sarà il vostro vero “dramma”; la mancanza di ispirazione di fronte a brani senza senso, musicalmente imbarazzanti o un genere a voi ostico, rappresentano le sfide maggiori da superare.
Le “crisi esistenziali” ed il blocco dello scrittore capitano a chiunque, ma il buon recensore deve sapere arginare il problema.
L’ obiettivo è cercare di stilare un giudizio imparziale, non banale e fonte di ispirazione per il futuro della band; non bisogna essere nè mecenate nè “castigatore”.
Ascoltare il cd, metterlo in pausa, farlo ripartire e così, per altre mille volte, sarà un ottimo modo (e a volte tortura ndr.) per capire stile e capacità artistiche della band; una via crucis di incertezze vi condurrà (nel bene e nel male) verso l’ illuminazione. Personalmente reputo superfluo l’ uso di tecnicismi morbosi e che appesantiscono la lettura, quindi, a meno che non siate professori o musicisti esperti che scrivono per una rivista di settore, evitate di annoiare il lettore con un lessico da studiosi della materia. Scrivere delle sensazioni suscitate dall’ ascolto, la storia che vi è dietro e le varie interpretazioni che ne scaturiscono, riescono ad essere più accattivanti della mera analisi tecnica.
Nonostante la buona volontà, però, può capitare che l’opera non ci trasmetta nulla e sia qualitativamente di dubbio gusto; un prodotto scadente e repellente sotto tutti i punti di vista. Nessuno può fare miracoli, ma screditare o usare parole al vetriolo, vi porrà soltanto in una posizione “scomoda”, quella di presuntuosi.
Se tutto questo non vi ha già provocato un ricovero in neuropsichiatria, aggiunte i tempi ristretti in cui dovrete consegnare il lavoro, le pressione esterne da parte delle band e,magari, anche il materiale arretrato o imminente che vi pesa sul groppone.

Altro tasto dolente è il giudizio finale. Per quanto vi impegnerete ad essere neutrali e professionali, non riuscirete mai a scrivere una recensione che metterà d’ accordo tutti. Il “recensore di merda” è proprio questo: il povero malcapitato su cui pioveranno decine di critiche; un punteggio troppo basso, un termine errato o una canzone male interpretata, vi costeranno la vita al pari di Maria Antonietta. Il vostro boia potrà essere il cantante a cui avrete rivolto critiche feroci sulle discutibili doti canore, oppure il batterista fuori tempo; chissà chi farà cadere la scure su di voi.
Se non siete in grado di accettare le critiche o un confronto costruttivo, non lanciatevi in questa impresa; sebbene non siate giornalisti a tutti gli effetti, scriverete per un magazine, dunque ricoprirete un ruolo, non potrete permettervi litigi con personaggi legati alla scena musicale. Aplomb “sangue freddo”, non solo vi eviteranno la galera, ma anche di inamicarvi personaggi del settore.

Il “recensore di merda”, quindi è colui che tiene uniti pubblico e musicisti, analizzando con occhio attento, il bello ed il brutto di questo mondo.
Non solo narratori di storie musicali, ma anche di esperienze live; scrittori, fotografi e a volte pure web designer, almeno agli inizi dovrete districarvi in mille ruoli. A questo punto dovrebbe esservi ormai già chiaro il perché dell’ accezione “di merda” nel titolo: nel bene e nel male, sarà sempre colpa vostra!
Potrete accendere tutti i cerini che vorrete, ma pioveranno più critiche che apprezzamenti; neanche San Gennaro vi eviterà un cantante furibondo!

Per concludere, dopo questo triste “quadretto”, se pensate di riuscire a sopravvivere a tutto ciò: siete dei Nostri!
Avvicinarvi a tale mestiere vi cambierà la vita ed il modo di vedere e sentire la musica; sarà sicuramente sconfortante vedere un articolo modificato o cestinato, ma nulla vi renderà più appagati del poterlo firmare. Se sarete fortunati, recensirete in anteprima o intervisterete il vostro artista preferito, in caso contrario, non demordete, sarete a contatto con una realtà sempre stimolante e giovane.
Lo staff della webzine diventerà la vostra seconda famiglia, si stringeranno forti legami lavorativi e di amicizia; aldilà dell’ essere pagati o meno, vi arricchirete culturalmente ed umanamente.
Scrivere e trovare le parole giuste non è per tutti, richiede tempo e passione (ecco perché di recensori ve ne sono così pochi ndr.) ma, soprattutto, tanta responsabilità; se una band si affiderà a voi ed al vostro giudizio, dovrete ripagarne stima e fiducia.

Essere recensori è un qualcosa che nasce e cresce insieme a voi, uno stile di vita che vi accompagnerà (se lo vorrete), per sempre.
Un arte liberatoria che vi permetterà inseguire la vostra passione: la musica.

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