SHIVERS ADDICTION – Choose Your Prison

SHIVERS ADDICTION – Choose Your Prison

TITOLO: Choose Your Prison
BAND: Shivers Addiction
GENERE: Heavy Metal
PAESE: Italia
ANNO: 2015
ETICHETTA: Revalve Records

 

Choose Your Prison è il debut album dei nostrani Shivers Addiction, rilasciato nel 2015 dalla Revalve Records.
È introdotto da un riff del basso di Fabio Cova, supportato quasi subito dalle chitarre, che si limitano a ripetere un giro di accordi prima di entrare nel vivo della canzone. Dopo qualche secondo, infatti, il brano si anima e, sul tappeto armonico e strumentale, entra la voce di Marco Cantoni, una voce particolare, piuttosto sporca, che non è facile apprezzare sin dal primo ascolto; non passa molto affinchè l’ascoltatore si renda conto delle potenzialità di questo ragazzo, che raggiunge spesso altezze le quali per diversi cantanti risulterebbero ostiche. Ed ascoltando Eternal Damnation, prima traccia dell’album, ci accorgiamo anche delle potenzialità compositive dell’intero gruppo il quale risulta capace di un songwriting per nulla banale ma che risulta, allo stesso tempo, di non difficile ascolto.
Si continua sulla stessa linea di scrittura con We Live on a Lie. Il prechorus ci si presenta come una piacevole sorpresa, in quanto Cantoni propone un cantato su altezze più basse rispetto alle sezioni precedenti e decisamente più pulito, una scelta che risulta senza dubbio apprezzabile; questa canzone mette ancor più in risalto le potenzialità del cantante rispetto alla precedente.
La mort qui danse è invece una traccia strumentale che sembra semicitare la tradizionale Greensleeves e che introduce l’aggressiva The King and the Guillotine.
Già dalle prime note di Money Makes the Difference ci immaginiamo il pubblico pogare sotto il palco: è una canzone che mantiene viva l’attenzione e l’interesse dall’inizio alla fine.
Freedom sembra ricalcare il mood del brano precedente, ma ci sono delle sottili sfumature e cambi di ritmo della batteria di Angelo De Polignol e delle armonie delle chitarre di Marco Panizzo  e Gino Pecoraro che fanno sì che le due canzoni non si assomiglino.
Un nuovo e prorompente riff introduce Where Is My Future. È una canzone forte, che propone al proprio interno numerosi cambiamenti che impediscono all’ascoltatore di annoiarsi, nonché una sezione centrale più soft, almeno per quanto riguarda lo strumentale, in cui la voce di Cantoni prosegue imperterrita sullo stesso registro della sezione precedente, sebbene forse ci sarebbe piaciuto sentirlo cimentarsi nuovamente con altezze più gravi, sicuramente a lui molto congeniali. L’unica pecca della canzone è proprio la voce durante questa sezione, in cui l’impressione è quella che faccia più fatica a intonare quelle altezze anguste che non in altre parti dell’album.
Degli spari e delle grida a cui segue un interessante riff di chitarre che sfocia in un arpeggio di chitarre classiche introduce quella che, con ogni probabilità, è la traccia migliore del disco, Painted Arrow (di cui è stata anche fatta una versione alternativa che vede la soprano Evelyn Iuliano cimentarsi in alcune parti coristiche). La linea vocale è molto orecchiabile e piacevole, e il cantato delle strofe tocca quei registri medio-gravi in cui Cantoni sguazza, regalandoci un’atmosfera magica, resa ancora più sublime dai brevi interventi di un flauto.
Against We Stand ripropone tematiche compositive già familiari a questo album, con un ritornello molto orecchiabile.
Chiude il full-lenght Death Has Nothing To Teach, che inizia con delle pennate di chitarra acustica dai sapori medio-orientali, sapore che viene completamente dimenticato man mano che si entra nel vivo della canzone, che diventa pian piano sempre più aggressiva, fatta eccezione per la sezione centrale più “acustica”.
Tirando le somme, ci troviamo dinnanzi a un lavoro davvero valido, con ottimi spunti interessanti, mai banale, sempre in continua evoluzione, a tratti eterogeneo pur restando su un mood che lega tra di loro tutti i brani. La voce del cantante risulta essere molto piacevole sui registri medio-bassi; quando si porta sui registri alti potrebbe risultare fastidiosa per i non addetti ai lavori, ma per chi mastica questo genere potrebbe risultare molto interessante, grazie a un timbro a tratti “sporco” che dona ancor più aggressività alle melodie e viste le altezze eccezionali che riesce a raggiungere.

 

 

VOTO: 85/100

 

TRACKLIST:

 

  1. Eternal Damnation
  2. We Live on a Lie
  3. La Mort Qui Danse
  4. The King and the Guillotine
  5. Money Makes the Difference
  6. Freedom
  7. Where is my Future
  8. Painted Arrow
  9. Against We Stand
  10. Death Has Nothing To Teach
  11. Painted Arrow (alternative version)

 

 

LINE-UP:
Marco Cantoni – Voice
Marco Panizzo – Guitar
Gino Pecoraro – Guitar, Guitar synth, 2nd voice and backing vocals
Fabio Cova – Bass guitar
Angelo De Polignol – Drums
Guest: Evelyn Iuliano – Guest vocals

 

 

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giuseppe_corcella

Appassionato di musica da quando ha memoria, studia pianoforte da 12 anni e chitarra acustica da autodidatta. Da una decina d'anni si interessa di musica metal, al punto da conseguire una laurea triennale in Musicologia a Cremona nel 2016 con una tesi dal titolo "The Rime of the Ancient Mariner di S. T. Coleridge nella lettura poetico-musicale degli Iron Maiden". Ora studia Scienze della Musica e dello Spettacolo a Milano, è tastierista e compositore degli Onyrica (Symphonic Heavy Metal), scrive recensioni di album metal e porta avanti un progetto di composizione di musica cinematica.

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