OF FIRE – Death Do Us All

OF FIRE – Death Do Us All

OF FIRE – Death Do Us All

TITOLO: Death Do Us All
ARTISTA:
Of Fire
GENERE:
Death Metal/ Death’n’Roll
ANNO:
2017
PAESE: Svezia
ETICHETTA:
indipendente

 

Gli Of Fire sono stati scoperti dal connazionale Tomas Skogberg, gestore del celebre Sunlight Studio, e nel 2012 registra il loro debut album Carnage Fever. Dopo aver militato in molti concerti locali, i Nostri decidono di registrare il full-length Death Do Us All indipendentemente dal Sunlight Studio il quale viene rilasciato nell’Aprile del 2017, tre anni dopo Carnage Fever.

Monster è la prima traccia dell’album e si apre con alcuni riff leggermente cadenzati i quali lasceranno presto spazio al growl e a melodie più veloci; la batteria scandisce ritmi serrati. Verso la metà del brano è presente una breve sezione strumentale; il ritornello ci entra in testa e la traccia si conclude con un affievolirsi di suoni. Straight From The Grave si dimostra sin da subito più spedita. Dopo metà canzone si ode una voce la quale sembra enunciare un comunicato giornalistico, senza comunque che il cantato o gli strumenti si interrompano.
Le tematiche trattate dagli Of Fire riguardano mostri, zombie, gore e violenza. Ciò si può evincere non solo dai titoli degli album e delle loro canzoni, ma in questo caso anche dalla copertina da loro utilizzata la quale ha un qualcosa di velatamente splatter (per intenderci, comunque molto diverso dalle cover degli album Grindcore che invece lasciano poco all’immaginazione) e qualcosa di tetro, dati i colori utilizzati e il “paesaggio” raffigurato.
Scavengers è il terzo brano e anche qui dal titolo capiamo subito di cosa tratterà il testo: in inglese uno scavenger è un animale che si nutre di carcasse. Spesso le band che trattano tematiche simili possiamo trovarle nel Grindcore o nel Brutal, invece gli Of Fire non sono nulla di tutto ciò. Essi senz’altro possiamo incasellarli nel Death ‘n’ Roll, genere nato in Svezia grazie a Wolverine Blues degli Entombed. L’inizio di Scavengers è apparentemente calmo, ma un growl non tarda a rompere l’atmosfera, che però non diviene comunque caotica. A livelo strumentale infatti gli Of Fire mantengono una linea piuttosto regolare, che non dà un’idea di frenesia. Le sezioni strumentali si rivelano spesso semplici, ma altamente efficaci ai fini dell’album. C’è coerenza per tutta la durata di Death Do Us All.
Una menzione speciale al batterista Rick Williamsson, il quale riesce a scandire i ritmi alternandone di serrati a più tranquilli a seconda delle esigenze del brano.
All’inizio di The Shrine udiamo un temporale in lontananza e delle voci, in secondo piano rispetto agli strumenti, che parlano in un interfono. L’intro di questa canzone potrebbe essere ricondotto al Doom, ma poi dei riff spezzano l’atmosfera tetra che era stata creata. Tra il terzo e il quarto minuto vi è una sezione strumentale nella quale in seguito fa capolino la voce, che dopo alcune battute esplode in un grido. Al contrario di molte nuove band gli Of Fire, alla velocità ed alla tecnica, preferiscono l’energia e le emozioni, senza volersi buttare a capofitto in virtuosismi che senz’altro stonerebbero nel loro coinvolgente Death’n’Roll.
Per la loro quinta traccia gli Of Fire hanno scelto un titolo nella loro lingua madre: Ett Helvete, che in italiano significa “un inferno”. Qui troviamo ritmi più cadenzati per quanto riguarda gli strumenti a corda.
In Death to Us All si susseguono tracce che partono in quarta e quelle che invece utilizzano ritmi piu lenti, almeno all’inizio. Pestilence è una di queste ultime. Gli influssi provenienti dal Rock’n’Roll si possono udire soprattutto nel modo in cui talvolta le chitarre vengono usate. Ma la voce ci ricorda sempre che siamo di fronte ad un album Death, creando così un’amalgama godibile e non scontato. Dopo quattro minuti si odono dei suoni un po’ ovattati prodotti dalle corde di una chitarra, che possono ricordarci oscure atmosfere dei film dell’orrore degli anni Ottanta o Novanta. Il brano sembra essersi concluso, invece un growl quasi ci spaventa, un po’ come l’antagonista che è sopraggiunto per porre fine alla vita di qualche malcapitato.
Siamo giunti quasi alla fine del full-length, The Burden infatti è il penultimo brano. Intro particolarmente lenta, atmosfera cupa e ritornello catchy.
World Decomposing è l’ultimo pezzo di Death Do Us All. Questo ha una peculiarità: la sua durata. Questa infatti sfiora i dodici minuti. Insolito per un brano Death’n’Roll scelta che risulta un po’ azzardata.
Qui sono presenti molte più sezioni strumentali. Verso la metà del brano, esso sembra stia giungendo al termine, invece la voce dà nuovo inizio a World Decomposing. Il brano  si conclude con l’affievolirsi dei suoni e l’ululato del vento.

Gli Of Fire con Death Do Us All hanno realizzato un album che miscela ritmi più lenti a sonorità Death. Strumentalmente sono riusciti ad amalgamare la voce aggressiva di Robin Joelsson con delle chitarre dall’incedere rilassato. Ciò dona all’opera energia, ma allo stesso tempo riesce a creare atmosfere tetre e oscure. Album coerente per tutta la sua durata, ma che a tratti può risultare un po’ monotono poichè qualche variazione in più nei vari brani ne avrebbe sicuramente giovato.
La prima parte dell’album, che presenta pezzi come Monster e Scavengers, risulta migliore della seconda parte, nella quale non troviamo grosse novità, tranne forse per The Burden. Inoltre l’ultima traccia è appesantita dalla sua eccessiva durata, che risulta ridondante. Un album di facile fruibilità, anche chi non è avvezzo a tale genere potrebbe apprezzare. Questo anche grazie alle sonorità più morbide del Rock’n’Roll.

 

VOTO: 67/100

 

 

Tracklist:

  1. Monster
  2. Straight From The Grave
  3. Scavengers
  4. The Shrine
  5. Ett Helvete
  6. Pestilence
  7. The Burden
  8. World Decomposing

 

 

Line Up:

Martin Johansson – basso
Rasmus Thunell – chitarra
Jonathan Thunell – chitarra
Robin Joelsson – voce
Rick Williamsson – batteria

WEB

https://www.facebook.com/Offireofficial/

http://offire.bandcamp.com/

http://www.youtube.com/user/OfFireOfficial

Teresa Medori

teresa

Ascolto Metal da più di dieci anni, ho studiato canto per più di tre anni presso una scuola, ed il resto da autodidatta. Il genere che prediligo è il Technical Death Metal, nonostante comunque io ascolti anche molto altro in ambito Metal.

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