OBSCURA AMENTIA – The Art Of The Human Decadence

OBSCURA AMENTIA – The Art Of The Human Decadence

OBSCURA AMENTIA – The Art Of The Human Decadence

TITOLO: The Art Of The Human Decadence
ARTISTA: Obscura Amentia
GENERE: Doom / Black-Metal
PAESE: Italia
ANNO: 2017
ETICHETTA: Sliptrick Records

 

La band Obscura Amentia si è formata con l’intenzione iniziale di creare un proprio marchio in campo Black Metal.
L’idea era di scavare nelle radici e nell’atmosfera ispirata dalle leggende italiane, immagini horror, racconti antichi e creare uno stile musicale che si appoggiasse sulla malinconia e sulla melodia. I testi sono influenzati profondamente dalla letteratura e riflettono i loro pensieri e sentimenti su argomenti quali la riscoperta della natura dal punto di vista di perfetta armonia e confronto con l’umanità. La band ha volutamente rilasciato informazioni vaghe sui suoi componenti (che sappiamo essere un duo uomo-donna) e preferisce lasciare che sia la loro musica a parlare, offrendo all’ascoltatore un approccio più poetico e prosaico alla promozione di sé. È importante per la band che chi ascolta comprenda non tanto le parole e i suoni, ma come la musica parla di se. Questo obbiettivo trova il suo sfogo con il rilascio del terzo full-length del duo: The Art Of The Human Decadence. In The Art Of The Human Decadence, successore del precedente album Ritual (2012) e del debutto datato 2010 The Darkest Dream, la band riflette sulla lotta costante dell’essere umano con se stesso. Come la band stessa dichiara “Egli insegue i benefici del progresso, ma allo stesso tempo è soffocato da esso. Lontano dall’abbraccio della natura, contempla il suo malessere, il suo seme. Questo seme dilaga e cresce nelle viscere della razza umana, portandola in una disperazione silenziosa. Poi fiorisce arrivando al picco dell’apatia; tutto perché l’uomo ha dimenticato i suoi passi tranquilli, non  sentendo più le sue radici, senza più condividere i suoi sospiri con le onde dell’oceano. Questo è il tema fondamentale dell’album, l’intera esperienza dell’uomo, ispirata alla letteratura degli ultimi secoli, oltre a sentimenti ed estratti della nostra vita .
L’album è stato licenziato dalla Slipstick Records ad Aprile di quest’anno.

Il nuovo album è composto da nove tracce nelle quali risuona subito il mix tra Black e Doom che costituiscono le radici su cui si fonda la base del sound dei Nostri. Una sequela di melodie e atmosfere sulle quali vengono cuciti riffs più cupi di stampo Doom sui quali a loro volta vengono amalgamate vocals in scream che ricordano i nostrani Opera IX di ottimo impatto, attraverso le quali la vocalist Hel sfoggia tutte le sue capacità nel tessere trame oscure e graffiate che ben si sposano con il comparto strumentale. L’unione tra melodie malinconiche e ritmi aggressivi costituisce l’anima di questo nuovo lavoro del duo, unione che ci restituisce un lavoro maturo e condito con la giusta dose di tecnica nella costruzione degli arrangiamenti firmati dal poli-strumentista Black Charm. Bastano le prime note dell’introduttiva Ocean, nella quale si percepiscono rimandi a Lunar Aurora, per comprendere quali saranno i paesaggi attraverso i quali si verrà condotti durante l’ascolto di tutto il disco. Le prime quattro tracce, fino ad arrivare alla title-track dell’album The Art Of Human Decadence, scorrono lineari e senza particolari varianti o soluzioni stilistiche arrivando a creare un collegamento (almeno musicale) tra di loro, mantenedo vive le dosi di energia che riffs e ritmica infondono in ogni brano. La prima variazione arriva alla quinta traccia in scaletta, Broken, dove a guidare i giochi sono piano e tastiere alle quali si aggiungono una piccola dose di effetti sonori in sottofondo che danno vita ad un intermezzo strumentale che amplifica ancora di più la vena malinconica e cupa dell’album. Con la successiva Apathy si passa ad una canzone una nota vicina al DSBM che arricchisce ancora di più questa interessante proposta. La stessa strada viene seguita da Sentenced dove però i toni si fanno più taglienti che riportano, mano a mano che il brano prosegue la sua corsa, all’impronta iniziale del disco. Ancora diversa è la penultima, King, dove l’arrangiamento pesca quasi totalmente dai dettami del Doom di fattura più epica, senza però trarre un’ispirazione precisa, salvo qualche eco dei Maestri dell’Epic-Doom, Candlemass. Conclusione affidata alla seconda traccia totalmente strumentale del disco, Ananke, giocata tutta sull’uso di chitarre semi-acustiche e tastiere senza l’utilizzo di sezioni ritmiche di sorta, chiudendo il disco con un pezzo carico di pathos e atmosfera.

Questo terzo album si dimostra come un ottimo lavoro sotto tutti gli aspetti, senza sbavature o decorazioni superficiali e inutili, dove ogni pezzo di ogni canzone è studiato in modo da fondersi senza creare stacchi, in maniera armonica e precisa così da creare l’equilibrio perfetto tra i due stili di base della proposta degli Obscura Amentia. Disco della maturità conquistato a pieni voti.

VOTO: 80/100

TRACKLIST:

  1. Ocean
  2. Entropy
  3. The Art Of The Human Decadence
  4. Agony
  5. Broken
  6. Apathy
  7. Sentenced
  8. King
  9. Ananke


LINE-UP:

Hel – Vocals
Black Charm – All Instruments and Drums programming

WEB:
Facebook: https://www.facebook.com/ObscuraAmentia
YouTube: https://www.youtube.com/user/ObscuraAmentia
Bandcamp: http://obscura-amentia.bandcamp.com/

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daniele_vasco

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