INFERNAL ANGELS – ARS GOETIA

INFERNAL ANGELS – ARS GOETIA

INFERNAL ANGELS – ARS GOETIA

TITOLO: Ars Goetia
ARTISTA: Infernal Angels
GENERE: Black Metal
ANNO: 2017
PAESE: Italia
ETICHETTA: My Kingdom Music

A tre anni di distanza dal validissimo Pestilentia, i nostrani Infernal Angels tornano sulle scene con il prorompente Ars Goetia, rilasciato quest’anno sotto l’egida della My Kingdom Music. Un nome, quello dei Nostri, di certo non sconosciuto agli amanti del Black Metal più viscerale ma al contempo arricchito da innesti evocativi e robusti “forte sentire” d’alfieriana memoria, sensazioni ben amalgamate e rese in un tutt’uno finale di sicuro impatto. Un percorso iniziato – discograficamente parlando – nel 2006 con l’ancora acerbo Shining Evil Light e proseguito lungo gli ultimi dieci anni a suon di perfezionamenti e migliorie continue, una strada percorsa per rendere la propria poetica sempre più riconoscibile e perché no, efficace, spiccante. I progressi in questo senso già mostrati dal già citato Pestilentia nonché dal predecessore Midwinter Blood risultano ben visibili e sotto gli occhi di tutti, ma è proprio con il rilascio di quest’ultimo capitolo che gli Infernal Angels riescono a maturare definitivamente, dimostrandosi perfettamente consapevoli delle proprie capacità. Un lavoro curato al dettaglio, in cui tutto funziona e riesce nell’impresa di lasciare un segno più o meno profondo nell’ascoltatore; a cominciare dallo splendido artwork, denso di riferimenti al mondo dell’occulto e dell’esoterismo. Ombre grige ammantano simboli misteriosi ed evocativi: un uroboro posto al centro, in grande, sormontato dalla presenza in piccolo del celebre Triangolo di Salomone, immagine topica dell’Ars Goetia, per l’appunto. In italiano nota con il nome di Goezia, l’arcana arte demonologica qui citata dovette la definitiva teorizzazione al re Salomone, il quale spiegò dettagliatamente come evocare demoni e costringerli al proprio volere. Formule e riti descritti con perizia nel celebre grimorio Clavicula Salomonis, nel quale viene addirittura spiegato come creare un vaso capace di contenere le entità. Talvolta benevole, talvolta maligne. Questo, dunque, il concept alla base di Ars Goetia, composto da ben dieci tracce di puro Black Metal, mescolato come detto ad espedienti più misteriosi ed evocativi. Ogni brano, grande particolarità, reca il nome di un demone ed un conseguente “sottotitolo”, atto a spiegarne le varie qualità o peculiarità. Si comincia con la strumentale Amdusias: The Sound of Hell, due minuti e venti di pura malvagità, oscuri canti degni delle nenie blasfeme intonate in onore di Azathoth. Non è un caso che, ad accompagnare il primo demone, Amdusias, sia un brano strumentale: la blasfema creatura è infatti associata proprio alla musica, essendo il nostro in grado di suonare interi concerti per “allietare” le anime infernali. Giunge quindi il momento di entrare nel vivo del nostro trattato di demonologia: Vine: Destroyer of the World ci sbatte contro la proposta matura e tirata degli Infernal Angels: un massiccio Black che non disdegna alcuni sprazzi di Death, il tutto ben miscelato a momenti d’epica infernalità. Melodie mai troppo invasive o “qualificanti”, visto che il tutto rimane sempre ben ancorato su stilemi al 100% estremi. Vine, demone leone a cavallo di un frisone nero, impugnante un serpente. L’unico essere in grado di rapire un’anima senza chiedere il permesso all’Arcidemone Satana. Sulla stessa falsariga Asmoday: The Impure Archangel, pezzo virile e deciso, pieno, potente; l’ideale per descrivere un Re come Asmoday, dalle tre teste sputa-fuoco, a cavallo di un drago. Purson: matter and spiritBael: the fire devour their flesh Paimon: the secret of Mind aggiungono il cosiddetto carico da novanta, rendendo l’atmosfera ancor più malignamente pesante e tronfia, fieramente infernale come solo l’agire di un demone potrebbe essere. Tre dediche a tre dei demoni più conosciuti dai discepoli delle arti oscure, dopo tutto. Purson, conoscitore dei segreti della creazione e dei tesori nascosti, metà uomo e metà leone, guidante un orso feroce; Bael Baal, il più potente dei demoni, l’uomo-rospo-gatto maestro dell’invisibilità e fra i Re dell’Inferno; Paimon, il preferito di Lucifero, conoscitore d’ogni cosa. A seguire troviamo Balam: Under Light and Torment, Zagan: The AlchemistBelial: the Deceiver. Il tutto continua a farsi più oscuro, mantenendo comunque inalterati gli stilemi già assaporati ed ampiamente assimilati. La compattezza e la concretezza del platter sono di certo invidiabili, questo lavoro non si perde in chiacchiere e mira ad annichilirci nel miglior modo possibile… ovvero, suonando massiccio e ruvido da inizio a fine, carezzandoci con lame ben affilate, intento a macinare ogni nostro senso. Altre dediche, altri mini trattati di demonologia: Balam Abalam, che spesso agisce in coppia con PaimonZagan l’alchimista, il grifone/uomo in grado di giocare con gli elementi a suo piacimento; Belial, secondo solo a Lucifero, il primo demone creato. Si chiude in bellezza con la dedica al demone gatto BelethBelethLord of Chaos and Spirals chiude un cerchio d’evocazioni sia mistiche sia musicali, essendo gli Infernal Angels riusciti nel difficile intento di donare un ritratto musicale a ciascuna delle entità rappresentate. Ogni brano, e questa forse è la particolarità che più mi ha colpito circa l’intero Ars Goetia, funziona il doppio se collegato al suo predecessore/successivo, pur dando veramente moltissimo anche in situazioni più “singole” od isolate. Ci sarà sempre una canzone che, seguendo i nostri gusti, preferiremo più di un’altra… anche se, in questo senso, è difficile se non proprio imbarazzante dover eseguire una scelta. Potremmo tranquillamente selezionarne tre o quattro, ma la voglia di risentire tutto da inizio a fine prevarrà, fiera ed indomabile. La forza di un concept che fa dell’unione, della saldezza, i suoi massimi punti di forza. Potenza e stabilità: i nostri blackster sono riusciti nell’intento di spiccare definitivamente il volo, compiendo il cosiddetto nonché fondamentale salto di qualità. Siate dunque alla ricerca di un disco possente, torreggiante, ma al contempo maturo ed anche ben levigato a livello di sound e resa finale, questo bel grimorio farà al caso vostro. Una successione letale di brani incalzanti e schiacciasassi, collegati ad hoc e resi invincibili dalle proprie, strettissime connessioni. Pubblico encomio, dunque, a questi ragazzi. Il 2017 è stato l’anno della loro definitiva conferma, aspettiamo con ansia di osservare la loro ulteriore crescita, scoprendo cosa gli riserverà il futuro. Che squillino le trombe dell’Apocalisse, e che la Bestia giunga in terra!

VOTO: 85/100

 

TRACKLIST:

1. Amdusias: The Sound of Hell
2. Vine: Destroyer of the World
3. Asmoday: The Impure Archangel
4. Purson: Matter and Spirit
5. Bael: The Fire Devour their Flesh
6. Paimon: The Secret of Mind
7. Balam: Under Light and Torment
8. Zagan: The Alchemist
9. Belial: The Deceiver
10. Beleth: Lord of Chaos and Spirals


Line Up:

Xes – voce
Hagen – basso
Venders – batteria
Apsychos – chitarra, tastiere
Nekroshadow – chitarra

WEB:
https://www.facebook.com/infernalangelsofficial/

Avatar

marek

Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *