FRACTAL GENERATOR – Apotheosynthesis

FRACTAL GENERATOR – Apotheosynthesis

FRACTAL GENERATOR – Apotheosynthesis

TITOLO: Apotheosynthesis
ARTISTA:
Fractal Generator
GENERE:
Technical Death Metal
ANNO:
2017
PAESE: Canada
ETICHETTA:
Everlasting Spew Records

 

I Fractal Generator sono una band Technical Death Metal formata da tre elementi e come potrete vedere nella line-up, preferiscono essere distinti tramite serie di numeri, invece che tramite i propri nomi; ciò già conferisce un’idea di cosa ascolteremo. I Nostri si sono formati nel 2007 e solo un anno dopo è stata realizzata la demo The Cannibalism of Objects. Fino al 2013 non si avevano più notizie di questo gruppo, fino a quando qualcosa cambia e 040118180514 e 102119200914  vogliono modificare lo stile dei Fractal Generator, creando un Death Metal atmosferico ispirato alla fantascienza.
Apotheosynthesis attinge da molte storie fantascientifiche e lo si può considerare un concept album. Infatti le canzoni trattano di un universo futuristico nel quale gli umani hanno distrutto il loro stesso pianeta natio e devono guardarsi intorno, nello spazio, per cercarsi una nuova casa; l’album quindi percorre le tappe del loro viaggio, verso Marte e oltre.
Interessante è anche il titolo dell’opera Apotheosynthesis: questo termine rappresenta il punto dal quale l’umanità si è evoluta grazie all’integrazione tecnologica fino a quello in cui un uomo non può esser più considerato tale.
Per una frazione di secondo nella prima traccia, Cycle, udiamo un suono elettronico il quale sfocia subito in aggressività; infatti l’ascoltatore viene catapultato in questo moto violento di colpo: egli viene coinvolto sin da subito in quello che è un vortice di cupezza e rabbia. Il titolo viene chiaramente ripetuto più volte nel corso del brano e percepiamo sonorità elettroniche sparse per tutta la durata del brano, le quali non fanno che conferire la giusta atmosfera ad un concept sulla fantascienza.
Con Face Of The Apocalypse abbiamo un’intro più pacata, per alcuni versi quasi tendente al Doom, ma ciò è di breve durata, infatti degli stridenti suoni elettronici (quasi a volerci comunicare una disfunzione di trasmissione) ci riportano nel caos.
La voce, nonostante sia sempre in growl, in alcuni punti risulta più morbida (se così si può dire) usata con più lentezza, per far soffermare l’ascoltatore su alcuni punti.
Abandon Earth comincia con toni sommessi, che pian piano aumentano di volume ed anche di velocità: alcune ritmiche vengono più volte ripetute nel corso del brano, rendendolo più coinvolgente. Anche qui in sottofondo si possono udire talvolta dei suoni elettronici che ci rimandano al concept. Verso la fine del pezzo accade l’opposto di ciò che già avevamo visto all’inizio del brano: gli strumenti si diradano fino ad arrivare alla conclusione del brano.
Passiamo a Into The Unknown, traccia sin da subito particolarmente violenta, infatti non veniamo introdotti e scompagnati verso questa atmosfera come invece accadeva nel brano precedente, ma catapultati immediatamente in un susseguirsi di rabbia e velocità.
In Paragon doppio pedale ben udibile sin dall’intro; il growl non tarda a farsi sentire e come di consueto viene creato un solido muro sonoro nel quale però possiamo comunque riconoscere i vari strumenti: l’atmosfera che ne risulta, non è caotica, bensì studiata nel minimo dettaglio. A volte questo muro del suono si dirada, per lasciar spazio e rilievo a determinati strumenti, per rendere la canzone più scorrevole e per evitare la monotonia. La velocità viene calibrata: nonostante il tutto sia particolarmente spedito, vi sono dei rallentamenti che permettono all’ascoltatore di soffermarsi ad assaporare meglio determinati passaggi.
Siamo giunti al sesto brano di Apotheosynthesis: Human. Peculiarità di questo brano è il suo concludersi con una specie di marcia, sulla quale dopo poco si ode una voce che declama delle frasi riguardanti l’umanità: questo è forse il brano che funge da intermediario tra la prima e la seconda parte del full-length.
In The Singularity, in alcuni punti ci sembra quasi percepire l’incrinarsi dell’umanità a favore della tecnologia. Oltre la disperazione dell’aver perso il proprio pianeta natio, vi è probabilmente una sorta di spersonalizzazione la quale tende ad avvicinare ormai l’uomo alle macchine, oppure potrebbe far presagire un senso di smarrimento provato dagli uomini che, avendo distrutto il proprio pianeta natio, si vedono costretti ad un viaggio verso Marte, metà ignota e ben sappiamo come l’ignoto spaventi sempre. Il brano termina di colpo senza preavviso.
Synthethic Symbiosis inizia con soli suoni elettronici stridenti, per poi tornare al tiro tipico del Death Metal senza troppi fronzoli aggiunti. Nonostante siamo quasi giunti al termine dell’album, i Nostri riescono a mantenere alto il livello dei brani e a destare ancora la nostra attenzione: violenza e rabbia ancora non vengono smorzate.
Ciò invece accade nell’ultimo brano: Reflections. Come il precedente inizia con suoni elettronici, ma in questo caso non sono dissonanti, bensì molto calmi i quali sembrano quasi emulare il respiro di una qualche creatura: un ibrido, forse, tra un uomo e una macchina. Quando vengono introdotti gli strumenti, anch’essi incedono pacatamente; dopo quasi due minuti, una voce la quale sembra provenire da un interfono, declama delle frasi: anch’esso sembra un discorso rivolto all’intera umanità. Forse i Nostri sono arrivati su Marte.
Dopo il termine del breve monologo, abbiamo nuovamente energia: insieme ai consoni strumenti troviamo suoni che non riconosciamo, sembrano volerci raccontare cosa sia successo.
Siamo infatti ormai arrivati all’epilogo dell’opera: ogni dettaglio è importante e può farci scoprire la sorte dei protagonisti di Apotheosynthesis. Quest’ultimo brano, è solamente strumentale e si rivela molto meno brutale degli altri pezzi. Non è presente un muro del suono massiccio e si conclude con un diradarsi di strumenti i quali ci accompagnano verso quella che sembra la fine del brano. Segue invece, una sorta di rinascita. Dopo il silenzio, una sorpresa: si odono dei suoni i quali vengono condotti dalle corde di una chitarra, la quale risulta prima essere in secondo piano, poi acquista maggiore importanza, nonostante quei suoni restino e catturano la nostra attenzione. Sono forse circuiti di robot o le strane forme di vita presenti su Marte? Una nuova speranza o una condanna? Una reticenza musicale che ci fa rimanere col dubbio, ma soddisfatti di essere arrivati all’epilogo di questo lavoro.

Apotheosynthesis ci accompagna in un viaggio, in nessun istante il concept viene abbandonato. Dei suoni elettronici ci riportano sempre alla mente ciò che i Nostri ci stanno raccontando. Musicalmente possono essere accostati ai Wormed, ma non solo per quello, infatti anche questi ultimi non sono estranei a concept fantascientifici. Consiglierei i Fractal Generator agli ascoltatori di Death Metal più raffinato, infatti i Nostri non solo presentano linee violente e energiche, ma lo fanno curando nel minimo dettaglio il connubio tra i vari strumenti: un album che non delude e accompagna passo passo l’ascoltatore, facendolo immergere in un mondo distopico.

VOTO: 83/100

Tracklist:

  1. Cycle
  2. Face Of The Apocalypse
  3. Abandon Earth
  4. Into The Unknown
  5. Paragon
  6. Human
  7. The Singularity
  8. Synthetic Symbiosis
  9. Reflections

 

Line Up:

040118180514: Basso, voce, tastiere
040114090512: Batteria
102119200914: Chitarra, voce


WEB:
www.facebook.com/fractargeneratorofficial
www.everlastingspew.com
www.facebook.com/everlastingspew

Teresa Medori

teresa

Ascolto Metal da più di dieci anni, ho studiato canto per più di tre anni presso una scuola, ed il resto da autodidatta. Il genere che prediligo è il Technical Death Metal, nonostante comunque io ascolti anche molto altro in ambito Metal.

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