FALCE – Aster Persephone (EP)

FALCE – Aster Persephone (EP)

FALCE – Aster Persephone (EP)

TITOLO: Aster Persephone
ARTISTA: Falce
GENERE: Avant-Garde Black Metal/Symphonic Black
ANNO: 2017
PAESE: Italia
ETICHETTA: Indipendente

 

L’Emilia Romagna è probabilmente oggi il nucleo più florido per il Black Metal sperimentale ed avanguardista: patria di band già note come gli In Tormentata Quiete e i Malnàtt, si conferma come un terreno fertile anche per le nuove proposte.
Così come abbiamo delle piacevoli news da parte dei pilastri del genere (a breve uscirà Finestatico dei sopra menzionati ITQ), ne abbiamo altrettante per i gruppi emergenti. Tra queste, troviamo i Falce, che si presentano con Aster Persephone, un EP dal concept raffinato e particolare. La loro prima fatica tratta infatti il tema della Luna, personificata da Persefone, moglie di Ade, nota nella mitologia per vivere sei mesi sulla Terra e i restanti mesi negli Inferi col marito. Ella infatti viveva sulla Terra in Primavera ed in Estate, portando calore e rinascita sul pianeta, per poi “lasciarla morire” in Autunno e in Inverno, periodo in cui era confinata negli Inferi.

Nei primi due brani l’uomo si rapporta alla Luna dal basso della sua condizione imperfetta e mortale, anelando all’astro e alla sua perfezione, mentre prende atto della sua caducità e inferiorità ontologica e morale. Nelle ultime due canzoni il punto di vista introspettivo cambia, dal momento che sarà la Luna a guardare con tristezza e speranza l’uomo, al quale si donerà alla fine del concept. Vi è una leggera differenza anche a livello di stile e produzione, che vede maggiore crudezza all’inizio e maggiore chiarezza ed astralità alla fine.
Dysfunctional cult to the silver one rappresenta una prima invocazione alla Luna: l’uomo si rivolge alla Luna, chiedendole con disperazione se essa riesca davvero a capacitarsi della morte che sopraggiunge sulla Terra “Hey you, different shade, do you love the sea of graves?” e, invocandola, le dedica dei riti propiziatori affinché essa torni a benedire il nostro pianeta “Renaissance from the suns, most of those cults are by the silver one. I’ ve never seen any compared magnificient state of grace, feeling plain, not that full word of brace!” fino alla invocazione in lingua madre “In questa follia di fuoco e menzogna! In questa diottria di sogni e ragione! In questa fortezza di odio ed amore, culti argentati per la dea senza nome“.
Il tutto con una scelta stilistica Symphonic Black Metal. “Accadde anzitempo distorto il momento,venne per tutto vestendo il lutto,del dire e del fare bruciando nel mare“: sulla stessa scia musicale e concettuale anche il secondo brano del concept si incentra sull’uomo e sulla sua introspezione, con l’aggiunta della voce in clean della cantante del gruppo, Irene “Enery” Fossile, che accompagnerà la voce maschile di Francesco Narvil Mazza, autore anch’egli dei clean maschili, growl e scream dell’EP.
Il ritornello, guidato completamente dalla voce femminile, si ripeterà nella traccia, aggiungendo una componente teatrale non ancora esplicitamente presente ed evidenziando buona parte dell’intento avanguardistico che è in questa opera ormai palesemente di matrice Black Metal. “Fra stelle e distanze lodi e canzoni, nei cori notturni lucenti splendori, passi il Tempo e s’infanghi sconfitto, dinnanzi alla maschera del pio Giudizio” è per l’appunto la chiave del brano.
Astrale Ascesa è la terza traccia dell’album ed è un intermezzo acustico orchestrale interpretabile come Avant-Garde: cori, percussioni, strumenti cordati e il pianoforte come leader si ricollegano subito alla quarta traccia, ereditandone lo sviluppo melodico. Difatti Astrale Ascesa può anche essere vista alla stregua di un’intro. Come anticipato prima, lo stile è meno Black e più Avant-Garde: Questa volta sarà la Luna a guardare la Terra con aria di compassione “Un giorno lo specchio mostrando la vita…un giorno lo specchio alla luna ferita…un giorno…un giorno…” Melodicamente è una traccia a semi-anello, dal momento che si chiude con la stessa melodia dell’inizio della canzone, seppur con una risoluzione finale leggermente diversa.
L’ultima traccia rappresenta l’ascesa astrale dell’uomo verso la Luna: finalmente l’astro si concede per un’unione morale, dando così alla terra un uomo nuovo, un camminatore pieno di speranza, da cui il titolo Glad New Walker: “Daccapo nel tutto una stella morente che arse in discesa giungendo a dimora, al fuoco e alle fiamme allo spazio infinito pianeti e galassie a lei porgono onore, con sapienza e riflessi nel suo immenso splendore“. Finalmente si colma la lacuna dell’uomo: “Nel suo immenso splendore son stelle che vibrano, o pianeti che piangono nel vuoto del tutto, una luce fu spenta e col di lei sacrificio si colmò un’ assenza“.
Un inizio esemplare per la neoband emiliana, promettente e capace di raccontare una storia del genere in meno di venti minuti. Consigliato ai fan dell’Avant-Garde, del Black Metal e soprattutto agli apprezzatori dei Locus Animæ e degli In Tormentata Quiete.

VOTO: 85/100

TRACKLIST: 

01 – Dysfunctional cult to the Silver one
02 – Veretrum – Breed Ov Penality
03 – Astrale Ascesa
04 – Of Space, Time and Travellers
05 – Glad New Walker

LINE UP:
Tommaso Rhiw Aicardi – Basso/Drum Machine
Mike Zyklon Piermarini – Tastiera
Alessandro Sinn Spotti – Chitarra
Irene Enery Fossile – Voce
Francesco Narvil Mazza – Voce/Testi/Produzione

 

WEB:
FB – Falce

Ivo

ivano

Mi occupo da anni di recensioni e interviste (anche bilingue) in ambito Metal. Recensisco su Metal Winds solo previo invio del disco fisico in questione. Polistrumentista per Vereor Nox, Padulo, Breethoven e Social Media Manager per i Liquid Fear.

Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *