FADING AZALEA – Maze of Melancholy

FADING AZALEA – Maze of Melancholy

FADING AZALEA – Maze of Melancholy

TITOLO: Maze of Melancholy
ARTISTA: Fading Azalea
GENERE: Symphonic Metal
ANNO: 2017
PAESE: Svezia
ETICHETTA: Autoprodotto

 

Oggetto di questa recensione è l’album Maze of Melancholy della band svedese Fading Azalea, ridotta a duo per le registrazioni di questo lavoro, autoprodotto e rilasciato l’1 marzo 2017.
Il full-length si apre con un’intro strumentale dal titolo Rêverie Funeste, che non incanta quasi per niente: il mood lento e la melodia riflessiva dai toni melanconici e funesti vengono resi vani da una non curanza dei suoni orchestrali che dà l’impressione che questo album sia più vicino a un lavoro amatoriale che a uno professionale: l’attacco degli archi è troppo secco e duro, così come il passaggio da una nota all’altra, in cui si sente chiaramente l’utilizzo di una tastiera per la registrazione, la quale non rende giustizia al movimento fluido dell’arco sulle corde. L’inizio della seguente In the Name of Justice mostra un trattamento leggermente migliore del suono e delle legature, sebbene si capisca che gli strumenti utilizzati sono sintetici; l’impressione che si ha dall’ascolto del brano è quello di una struttura abbastanza confusionaria e di un mixaggio e un mastering approssimativi, ben lontani dal livello che richiederebbe un lavoro professionale: le voci sono decisamente basse, quasi lontane, hanno poca presenza e a volte la melodia viene quasi sovrastata dagli altri strumenti; la batteria sembra più alta degli altri strumenti, e a tratti nasconde la chitarra; il basso quasi non si sente. Heart of Darkness comincia con un bell’arpeggio di chitarra in pulito, ma quando entrano tutti gli strumenti (e la chitarra passa in distorto), compresa la voce, l’impressione è la stessa del brano precedente: il sound è molto impastato, la voce di Olivia risulta sempre essere poco presente, andando quasi a confondersi con la parte strumentale. Il fattore più sconcertante è però lo scarso impiego dell’orchestra e, anche laddove viene utilizzata, non emerge mai dal tappeto sonoro. Nella successiva Flames of Death le tastiere (eccessivo parlare di orchestra, sembra più un pad dai suoni molto evaporosi) si fanno meno timide sul riff introduttivo, per poi scomparire, fino a una dolce melodia di flauto accompagnata dall’arpeggio pulito di una chitarra e, poco dopo, da un tappeto di archi che comunque danno l’impressione di essere leggermente sintetici. Il trattamento del suono della batteria di Kristoffer qui è migliore rispetto ai brani precedenti, ma comunque troppo alta rispetto agli altri strumenti, col rischio di coprire voce e chitarra. Surface è un brano dal sound prorompente, ma impastato. Quando la batteria tace per lasciare posto alla chitarra acustica e alla melodiosa voce della cantante, sembra di tornare a respirare. Su questa melodia si inserisce una linea di flauto traverso, dopodiché entra nuovamente la batteria, che risulta però essere meno invadente di prima. Nella seconda parte del brano, il mixaggio sembra meglio curato e, finalmente, la voce esce dal tappeto sonoro regalandoci una bella melodia. Peccato non si possa dire lo stesso dell’assolo di chitarra, che viene quasi interamente coperto dalla batteria. Time to Realize si apre con un’intro di chitarra acustica, su cui poi si inseriscono batteria e chitarra elettrica la quale si cimenta in un breve assolo; il resto del brano lo porta senza ombra di dubbio in cima a quelli ascoltati sinora. Un arpeggio di chitarra acustica introduce anche Dying Paradise, supportato poi dagli archi e dalla batteria. Il brano presenta un ritornello orecchiabile, con una linea melodica per niente scontata e un trattamento del suono discreto, ma un mixaggio che non permette alla voce di elevarsi al di sopra del tappeto sonoro laddove sono presenti tutti gli strumenti.
Per le canzoni successive possiamo spendere poche parole: tutte si aprono con una sezione acustica (in particolar modo costituita dalla presenza del pianoforte o di una chitarra acustica che accompagnano la voce), fatta eccezione per la penultima traccia, L’ombre derrière l’àme, unica vera e propria ballad dell’album, in cui troviamo solamente pianoforte e voce dall’inizio alla fine, per poi introdurre di colpo tutti gli altri strumenti e melodie vocali più o meno molto simili. Burning to Ashes, come la già descritta In the Name of Justice, presenta delle sezioni di cantato in scream.
Tirando le somme, non si tratta di un album indimenticabile: ci sono alcune ma poche idee interessanti, ma perlopiù ci troviamo di fronte a brani che presentano strutture e linee melodiche molto simili. Inoltre, c’è il fattore non trascurabile di un mixaggio e di un mastering per lo più poco curati, che rendono, per larghi tratti, questo lavoro più vicino a una demo semi-amatoriale piuttosto che ad un album professionale.

 

VOTO: 40/100

 

TRACKLIST:

  1. Rêverie Funeste
  2. In the Name of Justice
  3. Heart of Darkness
  4. Flames of Death
  5. Surface
  6. Time to Realize
  7. Dying Paradise
  8. Fall of the Mask
  9. Here I Am Again
  10. I Lost My Way
  11. Burning to Ashes
  12. L’ombre derrière l’âme
  13. Where I Belong

 

LINEUP:

Olivia: Vocals, Synth, Lead & Rhythm Guitars
Kristoffer: Drums

Vocal guest: Rafael Basso (In the Name of Justice, Where I Belong)

 

FACEBOOK: https://www.facebook.com/FadingAzalea/

Avatar

giuseppe_corcella

Appassionato di musica da quando ha memoria, studia pianoforte da 12 anni e chitarra acustica da autodidatta. Da una decina d'anni si interessa di musica metal, al punto da conseguire una laurea triennale in Musicologia a Cremona nel 2016 con una tesi dal titolo "The Rime of the Ancient Mariner di S. T. Coleridge nella lettura poetico-musicale degli Iron Maiden". Ora studia Scienze della Musica e dello Spettacolo a Milano, è tastierista e compositore degli Onyrica (Symphonic Heavy Metal), scrive recensioni di album metal e porta avanti un progetto di composizione di musica cinematica.

Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *