DEFUNTOS – A Eterna Dança Da Morte

DEFUNTOS – A Eterna Dança Da Morte

DEFUNTOS – A Eterna Dança Da Morte

TITOLO: A Eterna Dança Da Morte
ARTISTA: Defuntos
GENERE: Avantgarde/Black-Metal, Doom-Metal, Depressive/Black-Metal
PAESE: Portogallo
ANNO: 2016
ETICHETTA: Dunkelheit Produktionen

I portoghesi Defuntos sono attivi da poco più di un decennio, nel corso del quale si sono resi protagonisti di una quindicina di uscite tra Demo, EP, split e full-lengthA Eterna Dança da Morte è il settimo lavoro su lunga distanza per questo duo, e si va ad attestare stilisticamente dalle parti un Blackened/Doom dai tratti molto scarni, specie in una base ritmica che appare addirittura debitrice ad un Post-Punk in stile Joy Division. Un album che prosegue imperterrito su una concezione stilististica ben precisa con caratteristiche facilmente distinguibili. Le suddette caratteristiche sono associate ad un metodo compositivo piuttosto tetragono, minimale, basato sulla totale rinuncia al’uso delle chitarre ed anche ad eventuali tastiere. Questa scelta, rende l’approccio alla musica da parte dei Defuntos quanto mai elementare, cosa di per sé non deprecabile, ma che fa sorgere dubbi riguardo ad un simile schema che, se riprodotto per una quarantina di minuti, presta il fianco ad un’assuefazione che sconfina subito dopo in un senso di noia. Di per se, lo stile proposto dal gruppo, potrebbe risultare interessante, trattandosi di un mix tra Black-Metal, Depressive/Black-Metal, Doom-Metal e Avantgarde-Metal, che danno vita ad atmosfere malinconiche, pesanti, ipnotiche e aggressive allo stesso tempo. Sulla carta, un tale connubio funziona, ma non va dimenticata la composizione del duo, voce, basso e batteria. Motivazioni queste che vanno ad incedere sul risultato finale dell’album.

Apertura affidata ad un’introduzione, intitolata semplicemente Intro. Brano costruito su una serie di suoni registrati, dove, sotto ad una melodia pianistica, si sentono voci e rumori ambientali che danno l’impressione di trovarsi dinnanzi all’overture di un pezzo dall’aria cinematografica che potrebbe iniziare da un momento all’altro e invece per tutta la durata di questa prima traccia, gli unici suoni sono il piano e le voci che emergono tra un arpeggio e l’altro. Un apertura senza infamia e senza lode che non permette di scoprire con anticipo cosa l’ascoltatore deve aspettarsi da questo disco, anzi, questa traccia non fa che fuorviare chi ascolta. A partire dal secondo brano, Vigìlia Fùnebre, il lotto par migliorare soprattutto grazie all’uso dei soli di basso e batteria; inoltre la distorsione del basso, dà l’impressione dell’esistenza di una traccia di chitarra all’interno del brano. L’andamento pesca a piene mani dal Doom più classico e dal Black più primordiale; anche se gli echi Post-Punk di cui si parlava prima, risuonano tra le pieghe dell’arrangiamento, specie nei pattern di batteria, troppo distanti sia dal Black che dal Doom, troppo rockeggianti nel loro incedere. A mantenere quei tratti di cattiveria, oscurità, pesantezza e anche un velo di sofferenza, restano solo le linee vocali, prettamente indirizzate al Black-Metal, ma poco adatte alla base proposta. L’avanzare dell’album, resta ancorato a questo tipo di percorso, senza presentare particolari spostamenti di traiettoria. Un ascolto che suscita sempre meno interesse, eccezion fatta per le atmosfere sulfuree di Mortuária Procissão, quinta traccia delle sette previste. Una canzone dalle caratteristiche decisamente Doom e dall’impronta vocale evocativa, elegiaca e rituale. Ma anche qui, il tutto si ferma a questi pochi elementi. Va ribadito che la scelta di questo duo iberico, di utilizzare solo la sezione ritmica, per quanto gli effetti applicati al basso rendano quantomeno interessante una proposta simile, sulla lunga distanza, l’attenzione cala sempre più velocemente e si viene spesso portati a saltare da una traccia all’altra in cerca di qualcosa di più stimolante.

Si arriva quindi a definire come troppo statico il sound del duo. Troppo fermo all’interno di un quadro preciso, per convincere appieno anche l’ascoltatore più smaliziato. Oggettivamente, va riconosciuto che ci sono dei momenti interessanti, ma solo i frangenti in cui i ritmi si velocizzano, dove il basso si fa incalzante, ma è davvero poco per arrivare alla sufficienza od anche solo per raggiungerla.

VOTO: 50/100

TRACKLIST:

  1. Intro
  2. Vigìlia Fùnebre
  3. A Reza Da Tristeza
  4. Barranco Do Velho
  5. Mortuária Procissão
  6. A Eterna Dança da Morte
  7. No Encalço da Lua Negra

LINE-UP:

Conde F: Vocals / Drums
Conde J: Bass
Avatar

daniele_vasco

Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *