BELL WITCH – MIRROR REAPER

BELL WITCH – MIRROR REAPER

BELL WITCH – MIRROR REAPER

TITOLO: Mirror Reaper
ARTISTA: Bell Witch
GENERE: Funeral Doom Metal
ANNO: 2017
PAESE: Stati Uniti d’America
ETICHETTA: Profound Lore Records

 

Sono passati ventiquattro anni dall’uscita di “Trascendence into the Peripheral” dei Disembowelment, un disco che aveva sulle spalle tutto il peso del Doom e che aveva portato agli estremi le possibilità musicali che questo genere ha sempre offerto e continua ad offrire.
Coerente con il suo titolo, il disco è ciò che banalmente può essere definito “esperienza”.
L’ultimo lavoro dei Bell Witch ha molto a che vedere con ciò.
Un lavoro che non dà tregua all’ascoltatore e che demolisce, in poco più di un’ora, qualsiasi aspettativa e qualsiasi supposizione.
Non è un disco innovativo, non nel senso più comune del termine perlomeno, ma è la palese dimostrazione di come un lavoro musicale, di costruzione e decostruzione allo stesso tempo, possa mutare nel suo scorrere pur rimanendo costretto in quella che è la sua rigidissima struttura, all’apparenza inesistente.
Le tracce sono due ed entrambe riprendono il titolo del disco stesso con un sottotitolo a testa: As Above; So Below.
Anche qui, come per i Disembowelment, è importante parlare di un’esperienza, di un viaggio, di una partenza e di un arrivo, ma ancor più importante è capirne il perché. Nei primi due minuti un giro corposo di basso consegna quelli che saranno i confini in cui verrà sviluppato tutto il disco, un giro che apre e che chiude la follia che sta nel mezzo, fatta di lenti e pesanti riff di chitarra distorta, voce gutturale, a tratti appena sussurrata e incastri solisti che accompagnano l’ascoltatore rendendolo partecipe di un gioco che trasgredisce le sue stesse regole riuscendo comunque a reggersi perfettamente. Un verso del testo della prima traccia racchiude, forse inconsapevolmente, l’essenza dell’intero disco: “But time is water / Freezing as it flows”. Perché è così che ci si sente ascoltando Mirror Reaper, come se il tempo che sta passando, l’acqua che ci sta travolgendo con inaudita lentezza, si ghiacciasse a poco a poco e noi con lui, intrappolati, impossibilitati alla fuga; questo è un disco che ghiaccia l’anima. Non sa che farsene degli aggettivi e sono molti quelli che potrebbero descriverlo, senza però centrare il punto, e il punto è che non c’è più distanza tra musica e tutto ciò che sta attorno, noi compresi.

Non c’è più identità in poche parole. Un continuo sprofondare e riemergere, questo è ciò che segna la differenza dai Disembowelment e da una grande parte del Doom Metal. Il riemergere di tratti melodici che spaccano ininterrottamente il disco in una lotta che sembra non avere fine, in una tensione che non la dà vinta né all’ “Above” né al “Below” citati nei titoli delle tracce. Il lunghissimo finale riprende quello che è stato lo scontro andato avanti fino a pochi minuti prima tra il commovente e ripetitivo giro di basso e il suo disperato e pesantissimo sviluppo, e lo riprende unendo entrambe le parti, come se volesse comunicare l’impossibilità del disco nel momento in cui dovesse venire a mancare anche solo un elemento, anche soltanto una nota.
Tutta l’atmosfera è coerente a se stessa, con i suoni e con l’ottima produzione del lavoro, ma ancora più importante è la cristallina onestà con la quale il disco si presenta senza alcuna pretesa.
Non dà né chiede nulla in cambio ma sta li, un monolite o una caverna. Bisogna soltanto avere il coraggio di addentrarvisi, di non avere nessuna richiesta se non quella dell’attesa e ricordarsi che nel mancato senso di una conclusione, che pur effettivamente essendoci come fine del disco non è poi presente nella coscienza dell’ascoltatore, Mirror Reaper ha tutta la sua incredibile forza.

VOTO: 90/100

TRACKLIST

  1. Mirror Reaper (As Above)
  2. Mirror Reaper (So Below)

 

 

LINE – UP:

Dylan Desmond – Basso/Voce
Jesse Shreibman – Batteria/Voce/Organi

 

WEB:

https://www.facebook.com/BellWitchDoom/
https://bellwitch.bandcamp.com/

Alessandro Saba

alessandro_saba

Penso dunque sono. Scrittore a tempo (molto) perso, avido ascoltatore di musica.

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