Quando una persona vede la parola “Shining” può pensare a diverse cose: al libro di Stephen King (e conseguentemente anche al film), mentre se ascolta un certo tipo di musica, a due gruppi. Stranamente, questi due gruppi vivono in due stati vicini, ma sono molto diversi tra loro, ed oggi vi parlerò di quelli norvegesi.
Nato come quartetto jazz per un concerto, la creatura di Jørgen Munkeby ha mutato sonorità più volte nel corso della sua quasi ventennale carriera: dagli inizi free jazz si è passati ad un ibrido tra black, industrial e avant-garde, ma senza perdere la sua composizione jazz. Fino ad oggi, Munkeby (sassofono, voce e chitarra) è rimasto l’unico membro originale, oggi assistito da Håkon Sagen (chitarra), Ole Vistnes (basso), Eirik Tovsrud Knutsen (tastiera) e Tobias Ørnes Andersen (batteria).
Fino ad ora il gruppo ha pubblicato sette album in studio ed un album live.

1999 – 2003: un quartetto di jazz norvegese
Come accennato in partenza, il gruppo nasce per volontà di Jørgen nel 1999, dato che gli servivano altri musicisti per un concerto, quindi reclutò alcuni suoi compagni dell’Accademia Musicale di Oslo: la formazione iniziale del gruppo comprendeva, oltre a Munkeby, Morten Qvenild alle tastiere, Torstein Lofthus alla batteria e Aslak Harberg al basso. Due anni dopo la loro formazione, il quartetto rilascia il loro album di debutto Where The Ragged People Go.


Due anni dopo il primo lavoro esce Sweet Shangai Devil, album che continua la strada intrapresa dal quartetto: come il precedente album, si tratta di jazz molto tranquillo e calmo, l’ideale per rilassarsi davanti al camino.
Nota: purtroppo di questo album non sono riuscito a trovare neanche una canzone su You Tube.

2005 – 2007: l’inizio della trasformazione
Durante le registrazioni del nuovo album il gruppo viene contattato dalla Rune Grammofon, etichetta specializzata in band sperimentali. Nel 2005 esce In The Kingdom Of Kitsch You Will Be A Monster, che rappresenta l’inizio della trasformazione del gruppo: se comparato ai precedenti, infatti, questo album in alcune parti risulta più duro e sperimentale, mentre in altri assomiglia ai suoi predecessori. Questo album inoltre è l’ultimo dove la formazione originale suona, infatti Aslak e Morten lasceranno la band, venendo sostituiti da Andreas Hessen Schei alla tastiera e Morten Strøm al basso.


Grindstone esce nel 2007 e si presenta come un’ulteriore trasformazione della “macchina” Shining: ancora più duro e sperimentale rispetto al precedente, l’album si presenta come uno degli ultimi passi verso la maturità completa del gruppo. Da questo album si aggiunge alla formazione come secondo chitarrista Even Helte Hermansen alla chitarra.


2010 – oggi: industrializzazione nera
Arriva il 2010, ed esce quello che viene considerato da molti fan il punto più alto e folle della carriera degli Shining: pubblicato dalla Indie Recordings, Blackjazz è il loro quinto album, ed è il titolo perfetto per definire il loro stile attuale, ovvero un miscuglio tra jazz, black metal, industrial e avant-garde. Una particolarità dell’album, oltre a trovare una cover di 21st Century Schizoid Man con alla voce Grutle Kjellson degli Enslaved, è il fatto che di alcune tracce esiste una seconda versione all’interno della tracklist. In questo album, come line-up troviamo, oltre a Munkeby e Torstein, Bernt Moen alla tastiera e Tor Eigil Kreken al basso.


Nel 2013 esce One One One, lavoro che continua lo stile di Blackjazz, ma in chiave più semplice: le canzoni tendono ad avere una struttura più normale, così come anche la durata. A parer mio, è l’album più facile da assimilare loro, seppur dimostri di essere abbastanza schizofrenico, ma non ai livelli del precedente album. Ancora una volta la line up cambia: da qui in poi il secondo chitarrista sarà Håkon Sagen ed è l’ultimo album con Torstein alla batteria.


Dopo aver firmato per la Spinefarm Records, prima dell’uscita del loro ultimo album, Munkeby aveva detto che “il nuovo lavoro sarà una fusione tra gli stili di Blackjazz e One One One“. Generalmente, quando sento frasi del genere, spero sempre che esca un buon lavoro, specie contando il livello della discografia del gruppo norvegese, e così è stato: International Blackjazz Society, uscito nel 2015, ha mantenuto fede dalla promessa fatta dal suo mastermind. Alcune canzoni sono più lunghe, altre più corte, e in tutte si sentono sia influenze da parte di Blackjazz che di One One One. Da questo album troviamo Tobias Ørnes Andersen alla batteria, noto per le sue collaborazioni con Ihsahn, ed Eirik Tovsrud Knutsen alle tastiere e al basso Ole Vistnes.


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