La Svezia ha partorito diverse band metal le quali oggi sono famose a livello mondiale, e senza ombra di dubbio una che ha avuto molta influenza sulla scena estrema odierna sono i Meshuggah. Nati originariamente come quartetto thrash metal, il loro suono si è lentamente evoluto in quello che è ora. Della prima line up gli unici membri rimasti sono Jens Kidman (voce, precedentemente anche chitarra) e Fredrik Thordendal (chitarra e voce aggiuntiva), oggi accompagnati da Tomas Haake (batteria e voce aggiuntiva), Dick Lövgren (basso) e Mårten Hagström (chitarra e voce aggiuntiva).

1987 – 2001: L’era Thrash e una maturazione progressiva
Formati ad Umeå nel 1987, il gruppo all’inizio comprendeva, oltre a Jens e Fredrik, anche Peter Nordin al basso e Niklas Lundgren alla batteria. Dopo un anno pubblicano una demo sotto il nome di Calipash, per poi tornare nel 1988 di nuovo come Meshuggah. Nel 1989, dopo la demo Ejaculation of Salvation, pubblicano un EP di tre tracce, intitolato Meshuggah,unico materiale del gruppo ad essere stato pubblicato per la Garageland. All’epoca il quartetto suonava un thash abbastanza potente, seppur penalizzato da una produzione non eccellente (inoltre in piccolissime parti la voce di Jens richiama quella di James Heatflied).

Dopo la demo All This Because of Greed, nel 1991 esce il primo album del gruppo, Contradictions Collapse. Da questo platter Niklas verrà sostituito da Tomas Haake, il quale diventerà uno dei compositori chiave della band assieme a Thordendal ed a Kidman. Il suono viene leggermente migliorato, ma nulla di significante: l’attitudine thrash continua ad esserci e la cover descrive appieno il contenuto dell’album, apocalittico e devastante.

Nel novembre 1994 esce None, primo EP che vede alla formazione Mårten Hagström alla chitarra e seconda voce. Il suono della band comincia già a subire lievi modifiche: vi sono parti leggermente atmosferiche tra le varie sezioni delle tracce, che smorzano un po’ il filo e alle volte sono il punto di partenza per gli assoli di chitarra. A differenza del precedente album però si nota che il basso di Nordin è incorporato in maniera più compatta nelle canzoni rispetto ai precedenti lavori; inoltre le prime quattro tracce sono disponibili nella riedizione di Contradictions Collapse.

Il terzo EP del gruppo, Selfcaged, esce pochi mesi prima del loro secondo album e si tratta di un piccolo “assaggio” di come sarà il loro stile musicale: ritmi più serrati, più veloci e più violenti. Il lavoro comprende solo tre tracce nuove (che verranno incluse nell’album successivo) e una live, ma è sufficiente come antipasto prima della portata principale.


Due mesi dopo, nel maggio 1995 esce Destroy Erease Improve, secondo album del gruppo ed ultimo lavoro dove al basso troviamo Nordin. Questo album fonde gli elementi del primo a quelli degli ultimi EP: ci sono parti atmosferiche che smorzano il flusso e parti più violente, il tutto amalgamato alla perfezione, come nella opener Future Breed Machine, canzone che continua ad essere eseguita tutt’oggi nei live.


The True Human Design esce nel 1997 e sarà l’ultimo EP del gruppo per un po’ di tempo: fondamentalmente questo lavoro non aggiunge nulla di nuovo al sound del gruppo, in quanto le uniche novità presenti sono Sane, due nuove versioni di Future Breed Machine (la Mayhem e la Campfire, dove la voce principale è quella di Haake) e due tracce strumentali che presentano molti elementi ambient e industrial, specialmente nella seconda Friend’s Breaking and Entering.


A fine ottobre del 1998 esce il terzo album, Chaosphere, lavoro intermediario tra il loro periodo thrash e quello che verrà successivamente dopo il 2000; inoltre qui troviamo l’unica apparizione di Gustaf Hielm al basso. Come appena accennato, considero questo lavoro un album di passaggio in quanto la sezione ritmica si fa più serrata e compatta, seppur alle volte sia interrotta da assoli che possono sembrare note messe a caso ma che in realtà seguono un filo logico, aumentando il distaccamento dalla realtà dell’ascoltatore. La cover inoltre riflette benissimo il contenuto presente all’interno, con un cervello intrappolato in una gabbia, cosa che risalta in Neurotica e nella traccia nascosta in Elastic.


2002 – oggi: La creazione di un nuovo genere e l’estremizzazione del sound
Il 2002 vede l’uscita di Nothing, album che ha dimostrato fin dall’inizio un cambio radicale e drastico rispetto ai precedenti lavori di matrice thrash: la voce di Jens diventa quasi monocorde, cambiando di poco nelle varie canzoni, ma ciò non è un male, poiché è perfettamente adatta al nuovo stile musicale del gruppo. La sezione ritmica si fa un po’ ripetitiva, alle volte quasi ipnotica e delirante: per questo album sono state utilizzate chitarre apposite a sette corde con accordatura ribassata per creare un suono che ha dato origine ad un genere che ne porta il nome, ovvero il Djent. In questo album la line up consiste di quattro elementi: Jens alla voce, Fredrik alla chitarra e basso, Haake alla batteria e Màrten alla chitarra. Aggiungo anche che questo è l’unico lavoro del gruppo ad essere stato completamente ri-registrato con chitarre ad otto corde e ripubblicato nel 2006 con una cover
leggermente diversa (cambia solo il colore e nulla più).


Il quinto EP del gruppo svedese esce nel 2004 e si intitola semplicemente I; inoltre questo è il primo lavoro dove al basso troviamo Dick Lövgren, rendendo stabile la line up così come la conosciamo oggigiorno, ed è l’unico lavoro distribuito dalla Fractured Transmitted Record Company. L’EP dura esattamente 21 minuti e conta una sola mastodontica traccia, ovvero la title-track, che ha tonalità cupe e a tratti folli. La traccia in se è pesante e presenta vari cambi durante la sua durata, e si rivela di difficile ascolto, specie se si è nuovi alla band, ma rimane comunque sia un buon lavoro.

Catch 33 esce nel 2005 ed è tutt’ora uno tra i lavori che preferisco del gruppo. Anche se è la seconda uscita con la line up odierna, Lövgren non partecipa alla creazione dell’album, dato che le parti di basso sono state eseguite da tutti gli altri componenti ad eccezione di Haake, che in questo lavoro non suona la batteria in quanto è stata programmata poiché “troppo complicata da suonare”. Fondamentalmente, quest’album è un’unica traccia di quasi 48 minuti divisa in tredici parti, la maggior parte delle quali corte (si va da un minimo di poco più di un minuto di Re-Animate ai quattro e mezzo di Mind’s Mirror fino ad un massimo di tredici con In Death – Is Death); il suono è claustrofobico ed a tratti disorientante, con parti che vanno dal violento all’atmosferico (alle volte troppo lunghe), e tutti i componenti hanno dimostrato grande maestria nel rendere coeso questo lavoro, in modo da non lasciare nulla al caso, e l’eccessiva ridondanza in questo caso serve allo scopo dell’album.


Nel 2008 esce uno tra i lavori più conosciuti del quintetto svedese, obZen, chiamato così dal misto di parole “obscene” e “zen“, ovvero “trovare lo “zen” nel lato oscuro e “osceno”“, concetto rappresentato in maniera perfetta dalla copertina. L’album si presenta come un misto tra i loro primi lavori e il sound proposto da Nothing in poi, cosa evidente già nella prima traccia Combustion o anche in Lethargica e la title-track, senza dimenticare il lato sperimentale e folle proposto nell’ultima Dancers to a Discordant System.



Koloss esce nel 2012, quattro anni dopo il precedente lavoro: il quintetto svedese continua sulla scia iniziata da obZen, ma utilizzando più elementi provenienti da Nothing e I, in particolare per la cupezza dei suoni delle canzoni, che fa da contrasto con la voce potente di Kidman, che seppur rimanga monocorde per la maggior parte del tempo, ha qualche cambiamento durante l’album, come nella iniziale I Am Colossus o in Behind the Sun. Una nota: trovo il volume del rullante di Haake leggermente alto, probabilmente non è stato mixato bene ed è un peccato, considerando che in quest’album in alcune sezioni si sente anche il basso.

Pitch Black è il sesto EP ed esce nel 2013 per la Scion A/V. Fondamentalmente questo è il lavoro più corto del gruppo assieme al singolo I Am Colossus: oltre alla title track (che è molto simile alle tracce di Nothing), risalente a 10 anni prima della pubblicazione, c’è una versione live di Dancers to a Discordant System registrata al Distorsion Festival nel 2012. L’EP inoltre è stato aggiunto alla riedizione di I del 2014, comprendente anche la versione live di Bleed, anche se quella di Dancers… è stata cambiata con quella registrata per il The Ophidian Trek Tour del 2012/2013. Purtroppo su You Tube sono riuscito solo a trovare la canzone live e non la title track dell’EP.

Il 2016 vede il ritorno del gruppo con il loro ottavo album (nono se si conta anche la seconda versione di Nothing) The Violent Sleep of Reason. Il suono si fa ancora più compatto e ricorda Catch 33 in alcuni casi in quanto a profondità e alle volte anche per come sono strutturate, tipo il collegamento tra alcune tracce, che crea un filo unico durante il quale l’ascoltatore è quasi “forzato” a prestare attenzione se non vuole perdere passaggi importanti (un po’ come quando si legge un libro, per intenderci): alcune canzoni sembrano echi di album passati come Nostrum, MonstroCity, o anche la opener Clockworks.

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