Devin Townsend è uno di quegli artisti che considero “camaleonti musicali”, per il fatto che ha sperimentato con stili diversi, ottenendo sia risultati positivi che negativi. Anche se alcuni suoi progetti hanno stili musicali ben specifici, il progetto solista del canadese può essere riassunto con “suono quello che mi pare”, ed è stato (probabilmente) concepito per rilasciare i suoi lavori sotto la sua etichetta personale, la HevyDevy Records. Ma ci sono stati miglioramenti nella sua (molto affollata) discografia? Vediamo.

Il “primo” album è Ocean Machine: Biomech, uscito nel 1997. Perché “primo”? Bhe, è certamente il primo che ha fatto uscire come artista solista, ma c’è dell’altro: in realtà l’album era uscito prima per un suo altro progetto di progressive metal chiamato Ocean Machine, e l’album era intitolato Biomech. La line-up consisteva in Devin (tastiera, chitarra e voce), Marty Chapman (batteria) e JR Harder (basso), mentre come ospiti John Paul Morgan (tastiera e samples) e Chris Valagao (voce extra). Le canzoni sono varie, alcune con parti più calme ed altre più pesanti: uno tra i punti più alti toccati nell’album sono di sicuro nelle canzoni finali, specie Funeral e Bastard, dove Devin spazia tra scream acidi, metal atmosferico e quasi “rituale” in The Death Of Music.


L’anno successivo, il 1998, vede l’uscita di Infinity, album che fonde il lato prog e quello folle del canadese in maniera abbastanza marcata in alcuni punti, mentre in altri risulta più controllato: tra i punti salienti di questo lavoro troviamo la famosissima Truth, recentemente ri-registrata per il suo ultimo album, Wild Colonial Boy, Ant e Bad Devil. Come per tutti i suoi album da solista, la line up tende a cambiare: qui troviamo Gene Hoglan alla batteria, mentre come ospiti Andy Condrington (trombone), Christian Olde Webbers (basso) ed altri per il coro.


Physicist esce nel 2000 e presenta una particolarità che salta all’occhio: ad eccezione degli ospiti (tutte voci aggiuntive), la line up è la medesima degli Strapping Young Lad. Anche se sono gli stessi membri e l’album in questione è abbastanza buono, si nota che non c’è quell’atmosfera violenta e futuristica tipica dei SYL. Tutto ciò è un bene? Forse si può considerare come un “album di passaggio”, fatto per ricaricare le pile in attesa dei futuri lavori del gruppo vero e proprio.


Un anno dopo esce Terria: l’album è simile ad Ocean Machine in quanto a sonorità, aggiungendo di fatto nulla di nuovo, se non cose marginali. Qui ad accompagnare il canadese troviamo Gene Hoglan alla batteria, Craig McFarland al basso freatless, Jaime Meyer al piano e come ospiti Mark Gordon e Matteo Caratozzolo (che anche se non viene specificato cosa hanno suonato nell’album, sono comunque citati nei crediti); tracce famose da questo lavoro sono Earth Day e Canada.


Durante il 2003 Devin formò la Devin Townsend Band, gruppo “usato” per dividere e suonare il suo materiale solista in maniera indipendente dai SYL. Anche se con questo gruppo Devin inciderà due album, nel frattempo lavorerà a dei lavori sperimentali per il suo progetto solista: uno di questi lavori è Devlab, uscito nel 2004. Questo album è fondamentalmente dark ambient con tracce di noise e sperimentalismi di vario genere, ideale da ascoltare da soli in una stanza al buio. Una particolarità di quest’album è che le tracce non hanno nome.


The Hummer è il secondo degli album sperimentali del progetto solista del canadese, uscito nel 2006: a differenza del suo predecessore, le tracce presenti in questo disco hanno nomi, ed oltre ad essere la metà come numero, alcune durano di più. Inoltre questo lavoro è più rilassante e calmante, ed in alcune tracce si sente la voce di Devin.


Ziltoid the Omniscient è, finora, l’ultimo album studio rilasciato come artista solista dal canadese: ad accompagnarlo troviamo due colleghi di vecchia data Dave Young e Brian Waddle come voci aggiuntive, e come supporto per la programmazione della batteria nientemeno che Fredrik Thordendal. Uscito nel 2007, il lavoro si presenta come un’opera di progressive metal dai toni accattivanti ed umoristici, in quanto narra le vicende di un alieno, ovvero Ziltoid, venuto sulla Terra alla ricerca di un potere miracoloso, nascosto… nel caffè. Ci vorranno ben sette lunghi anni prima di vedere un suo seguito ma, esprimendo un parere personale, penso che in questo album Devin abbia racchiuso vari aspetti suoi: in alcuni punti si sente la pesantezza degli Strapping Young Lad, c’è la comicità dei Punky Bruiser e il lato progressive di Ocean Machine.
Una cosa che al tempo venne come uno shock per i suoi fan fu il fatto che in un’intervista annunciò il ritiro dalla scena musicale, rendendo Ziltoid una sorta di “testamento spirituale”, cosa che alla fine (e per fortuna, aggiungo) non è successa, dato che poco tempo dopo è ritornato con un nuovo progetto.


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