I Cynic sono un gruppo americano che nella propria travagliata carriera ha contribuito senza soluzione di continuità al metal a stelle e strisce, e non solo. Il loro esordio discografico, Focus, è considerato da più parti come uno dei picchi più alti mai raggiunti dal death metal di stampo tecnico e di stampo progressivo, divenendo in questo modo un’autentica pietra miliare delle due correnti sopracitate. Le novità stilistiche apportate dal capolavoro in questione, oltre alla prestazione puramente tecnica e alle strutture – per così dire –  non ortodosse presentateci, esercitarono (ed esercitano tutt’ora) un fortissimo ascendente su diverse band facenti parte della scena estrema, le quali considerano ed a ragione Focus non come unb semplice disco, ma come un vero e proprio modello al quale ispirarsi: la dimostrazione definitiva di come il metal estremo avesse potuto essere anche sperimentale, progressivo e raffinato, dotato di un sound complesso, variegato e ricco di influenze musicali differenti.
Qualità senza dubbio mirabili e non comuni, le quali non riuscirono purtroppo a trovare ampi proseliti nell’esatto momento di rilascio dell’esordio in questione:  in una scena dominata dalla compagine alternative e da sound fondamentalmente “opposti” alle suggestioni presentate in Focus (siamo nel 1993), i Cynic non riuscirono ad avere successo e la band da lì a poco di sciolse, diventando nel corso degli anni di culto tra gli amanti delle sonorità tecniche e progressive.
Dopo diverso tempo il gruppo venne rifondato, donandosi ad un genere musicale differente, suscitando discussioni e dubbi nei vari gruppi di fans: fans a discutere su di esse: critica spaccata letteralmente in due soprattutto dall’ultimo lavoro in studio, tra chi lo bocciò spietatamente o chi ne esaltava la classe e la perizia tecnica. Occorre ricordare che le principali menti del gruppo sono dei musicisti molto rinomati per le loro qualità, che suonarono (e suonano) in altre compagini di assoluto spessore artistico, aventi nel loro curriculum un certo numero di dischi di livello.

GENERE:
Technical Death Metal
Progressive Metal
Progressive Rock

Anno di formazione:
1987 

Anni di Attività:
1987 – 1994, 1994 – 1996 (con il nome di Portal), 2006 – 2015, 2017 – presente

La band si forma dopo la seconda metà degli anni ’80, grazie alla sinergia creatasi dietro i mastermind Paul Masvidal (chitarra/voce) ed il batterista Sean Reinert. Nei suoi primi anni di vita, il progetto si barcamena abilmente fra sfuriate thrash/death metal vecchia scuola, ben diverse da quelle che saranno le sonorità intraprese nel futuro; solo nel 1991 i germi di quel che sarebbero stati i Cynic vennero mostrati, quando Paul Sean parteciparono attivamente alla realizzazione di un’altra pietra miliare del Death Metal tecnico: Human dei Death. L’esperienza avuta con quel peso massimo del metal estremo qual era il buon Chuck Schuldiner riuscì fortemente ad influenzare il sound dei Nostri, che solo per via di diversi problemi fecero ritardare l’uscita del loro debutto discografico. Nel 1993 si aggiunge al basso un certo Sean Malone e come secondo chitarrista Jason Gobel.  Finalmente, dopo tanta gavetta e diverse demo all’attivo – quattro per la precisione – uscì Focus, il loro album di debutto. Il chapman stick alternato al basso fretless, il guitarwork dissonante, intermezzi acustici, l’uso del vocoder nelle voci pulite, unito ad un uso ampio e marcato di tastiere e sintetizzatore, rappresentarono grosse novità all’interno della scena death metal; suggestioni unite senza soluzione di continuità a copiose influenze progressive metal (che sempre in quegli anni stava nascendo) oltre ad un cospicuo apporto jazz/fusion che in parte si era addentrato nel death metal con opere come il già citato Human o Unquestionable Presence degli Atheist. Il platter in questione, insomma, risultò ben più leggero rispetto agli standard del genere oltre ad aver delle atmosfere molto distanti da esso. Peculiarità che a suo tempo non gli diede grande fortuna con i deathster anzi tutt’altro, mentre chi masticava il progressive e diede fiducia a Focus si ritrovò tra le mani una perla senza ombra di dubbio molto innovativa e coraggiosa. Da ricordare che un paio di anni prima della reunion, nel 2004 per la precisione, Focus venne ristampatocon al suo interno del materiale extra molto interessante, nell’ordine: tre brani remixati del loro esordio e altri tre brani estratti dalla demo ancora inedita dei Portal, aggiunte che danno quindi un certo senso a tale ristampa elevandola nel “mare magnum” delle ristampe inutili e/o fatte in maniera discutibile.

Il gruppo si sciolse un anno dopo e i suoi membri presero parte ad altre esperienze musicali: da citare i Portal che oltre ad una demo non fecero null’altro ed ebbero vita molto breve, anche se il loro lavoro venne riesumato in seguito. Per nostra fortuna, infatti, nel 2012 la demo dei Portal venne pubblicata (The Portal Tapes) sotto il monicker Cynic e gli appassionati ebbero tra le mani un lavoro molto tenue, delicato ed avente un sound decisamente elegante.
Il disco stupisce per la distanza da quello che era il loro ultimo lavoro all’epoca (Focus) e i nostri, arricchitisi della collaborazione con la brava cantante Aruna Abrams, rilasciarono un album ambient dalle spiccate influenze AOR e progressive facenti  capolino in diversi episodi, donando ancora più grazia alle raffinate melodie dotate di alcune delle atmosfere più eteree e sognanti; da ricordare inoltre il gran lavoro svolto da Chris Kringel al basso, azzeccato e dotato di gran gusto ritmico e melodico. Un lavoro dolce, tenue e delicato, molto distante a quello che erano abituati i fans della band e che fece inarcare qualche sopracciglio nonostante la elevata qualità della proposta.

Dopo essersi sciolti, l’abile bassista Sean Malone fondò i Gordian Knot sui quali è giusto spendere un paio di righe. Per la band in questione, il leader adunò attorno a sé dei veri e propri Big della musica metal e progressive, chiamando a rapporto oltre agli ex compagni di avventura, gente del calibro di Steve Hackett, Ron Jarzombek, John Myung e Bill Bruford tra i tanti ospiti in studio. Con essi il buon Malone licenziò due dischi di livello superbo (nel ’99 l’esordio omonimo, seguito nel 2003 da Emergent) muovendosi a metà tra progressive metal strumentale decisamente estroso ed influenze fusion, virtuosismi volti alla ricerca di melodie ariose e complesse.

Nel 2006 ritornano dopo molti anni di silenzio i Cynic e ad appena due anni di distanza esce il nuovo album in studio del gruppo, che dietro si sé ha un’eredità pesante visto dato che si tratta del successore di Focus. The Traced In Air nonostante il grande fardello che gli pesava sulle spalle riuscì a convincere il pubblico donando così un certo seguito alla band. Con il loro secondo disco il gruppo non crea un “Focus 2.0” ma cambia le carte in tavola: nei 35 minuti scarsi di durata di TTIA la band si prodiga in un Progressive Metal moderno (distante dai cliché “Dream theateriani” nei quali gli “haters” del genere spesso accusano il prog metal di essere intrappolato), dal guitarwork energico ma allo stesso tempo melodico, con il completo abbandono della componente Death Metal – a parte qualche sparuto vocalizzo in growl – andando a realizzare un album molto orecchiabile e di gran classe, con una pregevole tecnica strumentale alla sua base, la quale ricama melodie di gran pregio che vengono comunque inserite in un contesto prettamente metal.

Dopo quel folgorante ritorno la band  pubblicò nel giro di pochi anni due EP, oltre alla stampa della demo dei Portal già trattata precedentemente: ecco quindi che nel 2010 esce l’EP Re-Traced che altro non è che un piccolo lavoro molto cathcy di cinque canzoni. La particolarità sta nel fatto che si tratta di cinque remix di brani tratti dall’ultimo album in studio della band e si nota subito una grande differenza di base, nella quale si poteva già avvertire un’altra svolta stilistica: il completo abbandono di qualsivoglia elemento tipicamente metal.
Un lavoro (ispirato e basato dal Re-Traced/Re-Focused svoltosi nel 2010) che vede la classe cristallina dei Nostri viaggiare sia verso grandi momenti (specialmente nelle parti soliste) che verso fasi di stanca sopratutto dati da melodie che tendono ad essere monotone e troppo stucchevoli. Re-Traced/Re-Focused rappresenta una discreta base dell’ultimo periodo della band.

Dopo il piacevole (ma non esaltante) precedente EP, i Cynic a distanza di un anno pubblicano un altro piccolo lavoro: Carbon-Based Anatomy Ep. Con questo episodio il trio magico Masvidal/Reinert/Malone intraprende la strada tracciata dal precedente capitolo discografico, fatto di un progressive dai tocchi onirici e soffusi, molto melodici e dotati di grande grazia. I 23 minuti dell’EP scivolano via in fretta (anche troppo), riuscendo a prendere il meglio della svolta melodica ma anche i difetti che avevano impedito il definitivo salto di qualità del precedente parto discografico. Episodi ambientali si alternano ad episodi più tipicamente rock nei quali svettano le solite – ottime – prestazioni soliste dei tre. Tra l’altro è doveroso rimarcare l’ottima ispirazione che hanno i pezzi squisitamente atmosferici e ambient, con un’ottima prestazione vocale, molto evocativa, da parte della turnista Amy Correia: con le sue cantilene, la cantante va a delineare paesaggi lontani e misteriosi, intrisi di una certa atmosfera sciamanica amplificata da ritmi e canti tribali di sottofondo che rimandano pesantemente alle tribù amerinde del sud America. Questi passaggi, seppur durino poco meno di un terzo del mini disco preso in esame, sanno donare una notevole qualità al tutto.

E dopo tanto tempo (circa sei anni), dopo un certo numero di EP e ripubblicazioni arriva finalmente, nell’anno del signore 2014 il terzo e ultimo album della band statunitense: Kindly Bent To Free Us. Oltre ad essere stato lanciato al meglio dal reparto marketing della Season Of Mist, segna definitivamente la svolta intrapresa con i due EP precedenti.  Kindly Bent To Free Us accantona quasi totalmente le sonorità etniche sperimentate del 2011 ed abbandona definitivamente il metal (quindi niente più growl, abbandono totale di ritmiche a base di doppio pedale, ed un guitarwork molto più leggero ed “easy listening”) per un approccio rock e “fusion oriented“. Un disco che presenta dei passaggi strumentali molto curati che di contro risultano essere troppo stucchevoli in certe linee melodiche, con un Masvidal non sempre ispirato in veste di cantante. Con questo capitolo totalmente progressive rock i Nostri, oltre ad essersi alienata una certa fetta della loro vecchia fan base, presentano melodie solari con qualche vaga parvenza acida e psichedelica di tanto in tanto, influenze fusion, degli assoli di grande ricercatezza e raffinatezza melodica (forse tra i picchi di Masvidal per chi vi scrive) e un uso molto (forse troppo) parsimonioso delle tastiere. Con questo ultimo parto discografico la band fece – per l’ennesima volta – discutere sia i fan che la critica, con sonore stroncature accanto a promozioni entusiaste. I Nostri, nonostante le critiche, cominciarono il classico di tour di supporto dell’ultimo nato il quale vide un certo successo riscontrato in Giappone, terra che storicamente è amante del Progressive nelle sue varie forme.
La notizia del loro scioglimento giunse quindi con un certo stupore: sembrava che i rapporti fra dei tre membri fossero irrimediabilmente incrinati e pertanto una loro reunion pareva quanto mai irrealistica… almeno sino al 2017, anno di ripresa delle attività, culminato nel Gennaio del 2018 con il rilascio di un singolo ufficiale. Masvidal Malone occupano i rispettivi posti storici, mentre alla batteria troviamo Matt Lynch, già turnista per il gruppo nel 2015.

Da ricordare in ultimo la raccolta postuma Uroboric Forms The Complete Demo Recordings, uscita durante il mese di febbraio 2017, che altro non è che l’insieme del materiale composto dai Cynic prima di Focus. Tra versione abbozzate di qualche song che farà parte del debutto, refusi di scuola tipicamente death metal old school e altri episodi ben più vicini al thrash metal, questa raccolta è a conti fatti un semplice feticcio per i collezionisti o per i fan più sfegatati del combo americano del quale vogliono conoscerne ogni sfumatura possibile. Un lavoro che in fin dei conti poco aggiunge alla loro discografia anche se resta un ascolto che può riscontrare un certo interesse nel pubblico, mostrando una band ancora immatura, con scarsi mezzi economici ed un sound molto grezzo e feroce che farà sicuramente la felicità dei nostalgici del Death Metal primordiale e dei nostalgici del metal estremo di fine anni ’80, inizio anni ’90; un target che prima di questa raccolta (tranne nei primi anni di vita del gruppo) non era mai stato nel mirino della band, conseguenza quest’ultima delle principali cause del fallimento commerciale del loro debutto.

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