Unblack Metal, Post Black, Blackgaze: le nuove frontiere del Black Metal

Unblack Metal, Post Black, Blackgaze: le nuove frontiere del Black Metal

Il Black Metal, genere nato nel freddo nord europa intorno alla metà degli anni ottanta, ha portato con sé in origine dei canoni musicali rigidi e prefissati: distorsioni eccessive, poca tecnica e virtuosismo, blast beat, tipica voce “scream”, corpse paint e tanto “satanismo”, o perlomeno da fuori questo è ciò che sembra. Pur essendosi proposto in partenza come genere anti-sperimentale, le sue evoluzioni sono tutt’altro che ristrette o limitate a degli stilemi musicali. Inoltre, suddetto articolo non traccerà nessun confine tra il “vero” Black e quello considerato per poser o non true: questa è un’ analisi musicale che funge da guida per distinguere quei sottogeneri che spesso portano numerose somiglianze tra loro. Non essendo questo un articolo per spiegare il significato originale del Black Metal né per disquisire su quei vivaci ragazzi dell’ Inner Circle, passeremo invece all’evoluzione di suddetto genere negli anni duemila.
Negli ultimi dieci anni il revival Black Metal che ha preso piede principalmente in America e in Europa ha ispirato nuove rivisitazioni e generato altrettante ispirazioni nei musicisti: nascono infatti molteplici visioni più o meno estreme del genere che spingeranno alla nascita di nuove band o alla “conversione” di alcune già esistenti: è nota ad esempio l’inversione stilistica dei francesi Alcest. Il duo francese è noto per aver reso famosi almeno due generi di questa rivisitazione Black Metal: parlo del Blackgaze e del Post Black Metal, due sottogeneri spesso confusi dagli ascoltatori per la loro estrema facilità nell’essere espressi musicalmente in contemporanea (senza che il compositore se ne renda conto) e l’ Unblack Metal, che si distingue dai precedenti poiché tocca soltanto l’ambito tematico e non musicale.
Dopo questa introduzione direi di scendere nello specifico. In bocca al lupo,ne avrete bisogno.

Il primo sottogenere in questione è il Blackgaze: anch’esso ben rappresentato dagli Alcest, nient’altro è che l’unione del Black Metal alle sonorità fumose dello Shoegaze. Riconoscerlo è decisamente più semplice.

Il secondo sottogenere è l’ Unblack Metal: musicalmente identico al Black Metal, ha solo una “devozione inversa” rispetto a quest’ultimo. In parole povere si lodano Dio, Gesù, la Madonna e le altre figure del Cattolicesimo Cristiano anziché Satana.
No, non è una battuta, è proprio questa l’unica differenza.

Il Post Black Metal invece nasce dall’unione tra il Black Metal e il Post Rock, Post Metal e talvolta il Post Hardcore, lo Sludge e ancora più di rado il Progressive. Probabilmente è il sottogenere più ricco e più sfaccettato, con una variabilità di stili potenzialmente superiore all’Avant-Garde e al Progressive stesso. Delinearne dei confini precisi è impossibile, l’unica cosa che si può fare è portare degli esempi e tracciare delle linee-guida approssimative. Oltre alla mescolanza di generi prima descritta, i gruppi Post Black abbandonano l’obbligo estetico del corpse painting poiché le tematiche esulano dal satanismo (acido o laveyano che sia), dall’appartenenza atavica alla propria terra, dall’esoterismo, dall’occultismo, dalla morte e dalla natura vista da un punto di vista istintuale, a volte bestiale. Nel Post Black, quasi come nel Symphonic Black, vengono introdotte le voci pulite: alcune band propongono dei brani impostati col blast beat utilizzando solo voci pulite o componendo brani interamente strumentali, abbandonando lo scream, caratteristica per eccellenza del Black Metal. E, cosa ancora più singolare, alcune band hanno soltanto la voce femminile in clean. Compaiono tastiere e sintetizzatori, ma anche qui in maniera diversa dal Symphonic Black: non sono infatti quasi mai presenti orchestrazione di ispirazione classica, e i suoni sono spesso più Ambient o affini alla musica elettronica. Vi è più spazio inoltre per gli assoli e le linee melodiche, non limitati ad un’ossessivo tremolo picking (“in italiano “plettrata tremolante” o informalmente “zanzara”) è una tecnica chitarristica applicata sia su quella classica che quella elettrica, anche se l’uso in quest’ultima è più diffuso. Esso consiste nel suonare una nota in maniera continua ed il più velocemente possibile, pizzicando la corda con rapide pennate alternate” [Wikipedia]) di scale minori, ma lasciano spazio a linee melodiche organiche e definite, aventi consistenza logica anche se estrapolati dal contesto musicale: decisamente un’innovazione per un genere istintuale e impulsivo come il Black Metal. Inoltre, il basso riceve maggiore considerazione nella produzione (insomma, ha un senso al contrario di tantissime altre band Black Metal…)
Addirittura, in un assolo tratto da The Mantle Degli Agalloch è possibile sentire verso fine album un assolo di matrice blues “jazzato”
(Spiegherò più avanti il delicato discorso degli Agalloch e del motivo per il quale io li abbia inseriti nel calderone Post Black, non limitandoli al Folk Black)
Passiamo adesso agli esempi pratici:

Harakiri For The Sky: a mio parere il modo più intuitivo di spiegare il Post Black con componente Hardcore Punk: l’introduzione, avente già quelle distorsioni lievemente Sludge e HC Punk ci spingono a pensare che non siamo soltanto in ambito Black Metal. Difatti imparerete a distinguere il Post Black spesso dalla scelta dei timbri dei suoni da parte del compositore, oltre che dalle scelte compositive su spartito. Superata l’intro saremo direttamente nel mezzo di una sezione di blast beat: ritmicamente la componente è Black, vocalmente è Hardcore e le chitarre in tremolo picking sullo sfondo supporteranno tutta la canzone, anche quando la batteria diventa meno veloce e più greve, alternandosi a linee melodiche musicali e definite: come detto prima questa è una delle caratteristiche principali del Post Black.
Al quarto minuto la componente HC emerge dominando fino al momento in cui non subentra quella Post Rock dopo il minuto 4:40, simboleggiata dagli arpeggi di chitarra elettrica. Stilisticamente parlando dopo non vi è nulla di nuovo da analizzare.

Probabilmente trovare un brano Blackgaze puro è impossibile, ma credo che meglio di così non si possa fare. Lui è Tom Innocenti, un ragazzo inglese trasferitosi in Giappone e il suo progetto è Onryo, di cui lui è l’unico componente.
Non c’è molto da dire: prendete del Black bello tirato, condite il tutto con un Loveless dei My Bloody Valentine o un Souvlaki degli Slowdive, mettete in forno per una dozzina di minuti e… buon ascolto.

Chiariamo subito: nonostante gli Agalloch siano notoriamente classificati come Black Metal “folkloristico” li inserisco nell’articolo perché per me hanno tutte le caratteristiche per essere Post Black. Menziono loro adesso per il fattore degli assoli spiegato precedentemente: al minuto 3:40 ogni dubbio vi sarà chiarito.

E, sempre loro, al quinto minuto, per il discorso delle voci femminili.

Vi sono poi casi in cui il Post Black è totalmente female-fronted, con un’alternanza da componente Black in scream e Post Rock con voce in Clean: ciò può essere un lenitivo per l’ascoltatore che troverà più momenti di relax durante l’ascolto.
P.s. Nei progetti Post Black femminili troverete la componente Shoegaze il 99% delle volte.

…e altri casi in cui la componente Black rimane solo concettualmente nel mood, tendendo totalmente a sparire e lasciando il campo alle tendenze Rock del Post

Vi sarete già resi conto di quanto questi due generi siano facilmente equivocabili, dal momento che basta un pedale per chitarra per introdurre un atmosfera Gaze e che questa scelta stilistica sia adottata da moltissime band Post Black.
Loro sono i Cairiss,una band inglese che riesce a tenere ben distinta la componente Post da quella Gaze per quasi tutto il brano: a questo punto sarete già capaci di distinguere voi stessi

Potreste chiedervi a questo punto se il Blackgaze sia un genere “parassita” del Post o se abbia la possibilità di essere unito ad altri generi senza trasformarsi necessariamente in Post Black.
Non bisogna andare lontano per trovare la risposta, va benissimo anche stare in Italia: per l’esattezza, a Roma.
Depressive Black mischiato al Blackgaze, senza che vi siano influenze Post.

Come definire un Black Metal ritmicamente classico ma con solo voci pulite?
Semplice: Post Black Metal

Tuttavia un genere come il Post Black è in continua evoluzione e nonostante qui vi siano delle linee guida esse risulteranno sempre minimali. A volte bisognerebbe evitare di farsi troppe domande: non è sempre possibile distinguere cosa ci si trova davanti.
Soprattutto quando ci si trova davanti Lectoblix, one man band dall’Ohio, e il suo The Night Shall Last Forever, raffigurante una sorta di My Little Pony versione Black Metal.

Ricordate quando dicevo che il basso inizia ad avere una considerazione maggiore rispetto alla versione old school del genere?

Come ultimo esempio parleremo dell’ Unblack Metal: come detto prima, il fulcro della tematica è quella del Cristianesimo anziché del Satanismo. Loro sono i Grave Declaration!

Nonostante si cerchi di delineare determinate caratteristiche di alcuni generi, è pressoché impossibile definirli integralmente. Spero di essere stato per quanto possibile esaustivo e di aver dato i giusti spunti per interpretare eventuali futuri ascolti.

Ivo

ivano

Mi occupo da anni di recensioni e interviste (anche bilingue) in ambito Metal. Recensisco su Metal Winds solo previo invio del disco fisico in questione. Polistrumentista per Vereor Nox, Padulo, Breethoven e Social Media Manager per i Liquid Fear.

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