La tecnica nella musica: nefasto binomio o segreto verso la perfezione?

La tecnica nella musica: nefasto binomio o segreto verso la perfezione?

La tecnica nella musica: nefasto binomio o segreto verso la perfezione?

Dicono che l’arte sia il riflesso della cultura nella quale essa nasce: molto probabilmente è davvero così. Negli ultimi due decenni noi degli anni novanta abbiamo vissuto una velocissima evoluzione della tecnologia. Siamo stati i primi ad avere Internet nel telefonino e, nonostante la navigazione fosse lenta, ci sentivamo incredibilmente all’avanguardia. Siamo nati nell’epoca dove reperire gratuitamente la musica non era ancora troppo facile, ma comunque più comodo di trent’anni fa. Chiunque, poco più grande o più piccolo di me, si guarda indietro e pensa che adesso è tutto molto veloce; probabilmente troppo.
E probabilmente, ovunque: anche nella musica.
Gli assoli più famosi degli anni ’70 / ’80, che vedono protagoniste band leggendarie del calibro dei Guns N’ RosesQueen, Led Zeppelin, Pink Floyd, non avevano fretta e hanno avuto il tempo di farsi gustare dalle generazioni, che hanno potuto interiorizzarli e conservarli nella loro mente. Quei tempi adesso sono finiti e gli ascoltatori di Rock e Metal hanno visto la nascita di uno dei più grossi anatemi della musica, ovvero la velocità, da molti definita “tecnica”. Se è vero che l’arte riflette la cultura in cui nasce, una società veloce darà vita ad un’arte più veloce, per l’appunto più tecnica e a volte più matematica; e questo è quello che sta succedendo anche alla musica.
Ma siamo sicuri che la velocità di esecuzione e quindi la tecnica siano necessariamente un ostacolo alla musica? E, soprattutto, la domanda più importante: siamo sicuri che la tecnica sia proprio la velocità?
Dal momento che molti pensano ciò, questo articolo nasce per sfatare questo mito, prima, e per chiarire tutte le sfumature della parola “tecnica”, dopo.

Chiarisco subito che le esecuzioni veloci o complesse nella musica sono sempre esistite e qui parlo di una specifica inclinazione degli ultimi anni in generi come il Rock, il Metal, il Blues, il Jazz e il Funk. Possiamo iniziare l’analisi;

La tecnica non è il suonare veloce o fare “cose” difficili: quelli sono esempi di virtuosismo. La tecnica è suonare bene secondo determinati criteri quasi sempre oggettivi, come ad esempio andare a tempo o essere coordinati tra gli arti. Un chitarrista può, ad esempio, suonare un brano molto veloce, ma potrebbe farlo andando fuori tempo o “sporcando” le note a causa di una cattiva coordinazione tra mano che suona (generalmente la destra, quella col plettro) e mano che preme (generalmente la mano sinistra, quella che compone le forme degli accordi, delle scale, degli arpeggi o che comunque è sempre a contatto con manico dello strumento).
Allo stesso modo un chitarrista può eseguire un brano molto semplice che non necessita di particolare virtù, ma farlo scandendo chiaramente il tempo e senza appesantire l’orecchio dell’ascoltatore, facendolo risultare piacevole anche a lungo termine.

Una volta chiarito il concetto di tecnica rimangono però dei punti da chiarire. Se è vero che la virtù è un qualcosa che va oltre l’abilità media dell’artista allora essa dovrà manifestarsi in più campi, e non solo sugli strumenti musicali. Un chitarrista può essere un virtuoso solo se raggiunge determinate velocità? Oppure: un cantante può essere virtuoso solamente se supera in altezza determinate ottave? E’ dunque possibile che esistano delle virtù meno esplicite o più sobrie se non addirittura impercettibili ai più?
Secondo me sì, e porto degli esempi che ho accuratamente scelto, alcuni più legati all’artista, altri più a specifiche funzioni in alcune canzoni.

Cominciamo dai Novembre. Loro non sono noti di certo per brani eccessivamente contorti, nonostante siano degli artisti di altissimo livello. Faccio presente però una cosa: in questo brano tratto da Arte Novecento, a partire da 4:11 sino alla fine della canzone una delle chitarre acustiche esegue lo stesso accordo per circa cinque minuti, senza quasi nessuna variazione. Immaginate di eseguire un brano del genere dal vivo. Il cervello, più che le mani, faticano molto di più a ripetere ossessivamente per 300 secondi un movimento sempre uguale rispetto ad una canzone standard della medesima durata. Ecco, per me questo è un esempio di virtù che mi piace definire “psicologica” e che non ha nulla da invidiare alle grandi velocità sulle corde.

“Nella terminologia musicale e nella notazione musicale, la dinamica di una composizione è la gestione delle intensità sonore e della loro gradazione da adottare nella sua esecuzione, e, per estensione, anche degli aspetti stilistici e funzionali della stessa”. (Wikipedia).
Per spiegare questo concetto avrei potuto usare centinaia di brani presi dalla musica classica o barocca, dunque ho scelto uno di quelli secondo me più semplici per capire il concetto.
Ana Vidovic, giovane chitarrista croata di approccio classico interpreta qui un brano di Isaac Manuel Francisco Albéniz, noto compositore e pianista spagnolo dell’ ottocento.
La dinamica a cui si allude prima è data prevalentemente dalla pressione che si esercita attraverso la mano che suona (la destra) dando così un effetto molto particolare al volume, che sembra quasi alzato ed abbassato mentre si assiste all’esecuzione del brano. Nonostante sia un concetto basilare nella musica classica ma abbastanza estraneo nei contesti rock e metal, anche questa può essere vista come una virtù più sobria di altre.

Spostiamoci momentaneamente verso un’analisi un po’ più soggettiva e sicuramente meno condivisibile delle precedenti ma decisamente chiara per la terza tesi che voglio esporre. Molti di voi conosceranno il gruppo Progressive Death Persefone, originari dell’Andorra e autori di uno stile molto contorto ma al contempo melodico. Alcune orecchie sono portate ad evitare bpm eccessivamente alti per la loro difficoltà di ascolto. Pattern eccessivamente veloci non sono captate con chiarezza dal nostro cervello: basti pensare che per un complesso concetto di fisica del suono un insieme di percussioni, aumentando progressivamente la velocità, inizierà ad essere percepito da noi come una nota con una chiarezza ed una frequenza sempre più definite. Questo non è di certo il caso di questo brano, che porto comunque per dimostrare come la velocità non sia sempre un ostacolo alla musicalità, ma a volte riesce ad esprimere sensazioni che una buona e “tranquilla” melodia non riesce: i Persefone dal minuto 4:33 a 4:51 vogliono esprimere un climax emotivo attraverso un incrocio di accordi molto lenti contrapposti a scale velocissime, così da creare un pathos deciso e definito. Provare per credere, indipendentemente dai gusti.

Il bello di questo articolo è portare alla vostra cortese attenzione proprio ciò che non vi aspettereste mai di vedere, ovvero gli AC/DC in un articolo che parla di tecnica e di virtuosismi. Questa volta la spiegazione è molto semplice e molto meno di impatto: il chitarrista ritmico della storica band australiana ha polso, e nel vero senso della parola! Una delle sue abilità è quella di creare delle ritmiche potenti ed un muro di suono con un gain davvero basso. Per quanto esistano virtù decisamente più rare, un tale potenza la si può ottenere soltanto con una coordinazione  di altissimo livello, poichè anche un millimetrico squilibrio tra mano che suona e mano che preme riduce notevolmente la precisione, e quindi la potenza, dell’accordo.

Quando la musica non è tanto diversa dal sollevamento pesi ci si imbatte in Agent Orange dei Sodom. Nonostante il loro Thrash non sia particolarmente virtuosistico, al primo minuto di questo brano e per buona parte dell’album il messaggio è chiaro: se vuoi suonare come loro, l’allenamento è come quello in palestra, bisogna arrivarci gradualmente, raggiungere quella velocità e ottenere la resistenza per mantenere il ritmo di due ore e mezzo di show davanti a migliaia di persona. Per me, anche questa potenza può essere riconosciuta come una virtù, seppure più grezza.

David Gilmour non era certo famoso per i suoi assoli veloci o per il tapping a otto dita, però c’è una cosa che fa meglio degli altri: il bending, tecnica tipica degli strumenti a corda che permette di tirare una corda per alterarne la nota, portandola ad una nota più alta (o più bassa qualora la plettrata venga data con la corda già tirata dalla mano che preme). La sua virtù consiste nell’eseguire bending in grado di alzare la nota di più di un tono e mezzo e di reggere la tensione delle corde con una precisione impeccabile.
Alcune leggende dicono che egli abbia superato anche i due toni e mezzo. Che sia vero o no poco importa, in questo rimane un maestro e tra i tanti esempi lo dimostra qui, tra i tanti esempi, al minuto 2:10.

Passiamo adesso alle voci. Pur non essendo un campo in cui sono specialista, posso portare secondo me dei buoni spunti di riflessione.

Molti di voi conosceranno Michele Luppi, cantante e polistrumentista di numerose band quali, tra le molte, Vision Divine, Mr. Pig e i leggendari Whitesnake. Egli è conosciuto per la sua capacità di raggiungere delle ottave altissime

e di riuscire a tenerle a lungo (minuto 4:16)

https://www.youtube.com/watch?v=CcoN1muv1u4

Ma se lo sfiorare ottave alte è considerato esempio lampante di virtù nel canto, perché non potrebbe essere considerato allo stesso modo il raggiungere ottave basse? Il nostro Peter Steele ce lo dimostra abbastanza bene al minuto 4:40

E.. se la virtù non fosse solo di tipo quantitativo (numero di ottave, secondi di durata del falsetto) ma anche di tipo qualitativo, come ad esempio modificare il timbro sino a simulare altri strumenti o addirittura rumori della vita quotidiana? Due maestri della voce, Demetrio Stratos (Area) e Mike Patton (Faith No More, Mr. BungleFantômas, John Zorn ecc.) ce lo hanno dimostrato più volte

Perchè loro? Perchè John Petrucci è figo quando suona veloce e quindi è giusto non trascurarlo! Scherzi a parte, questo è un esempio “classico” di ciò che si intende generalmente con la parola tecnica nel linguaggio comune (minuto 4:00).

https://www.youtube.com/watch?v=edqH0ofRQrM

Gli esempi sarebbero potuti essere tanti e forse in alcuni casi anche migliori, ma spero di aver dato in ogni caso degli spunti per la riflessione, perché la tecnica non è quasi mai fine a se stessa.

Ivo

ivano

Mi occupo da anni di recensioni e interviste (anche bilingue) in ambito Metal. Recensisco su Metal Winds solo previo invio del disco fisico in questione. Polistrumentista per Vereor Nox, Padulo, Breethoven e Social Media Manager per i Liquid Fear.

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