VOIVOD – Post Society (Ep)

VOIVOD – Post Society (Ep)

VOIVOD – Post Society (Ep)

TITOLO: Post Society
BAND: Voivod
LABEL: Century  Media Records
ANNO: 2016
GENERE: Thrash Metal/Progressive Metal
COUNTRY: Canada

I veterani canadesi hanno avuto un periodo turbolento, culminato con la morte di Piggy nel 2005. Dal 2005, i restanti membri del gruppo usarono gli ultimi riff scritti prima della sua morte come base per i due album successivi: Katorz (2006) e Infini (2009), ma non convinsero appieno fan e critica. Infini era stato pensato come ultimo album dei Voivod, ma i nostri non perdendosi d’animo proseguirono con la carriera reclutando il valido Chewy (all’anagrafe Daniel Mongrain), chitarrista che nel suo curriculum annovera la militanza nei Gorguts. Conseguentemente all’entrata di Chewy, i Voivod ristamparono il loro secondo demo, To the Death 84, pubblicarono il live Warriors of Ice in cui la new entry convinse molti fans scettici ed in ultimo Target Earth, che ha riportato la band sulla cresta dell’onda. Tutta questa introduzione per sottolineare la seconda giovinezza avente conferma (come pure dimostrato dal recente tour con alcuni giganti del metal estremo) in questo Ep. L’opening è la title track, Post Society, che ci accoglie subito con una forte presenza del basso trovando un connubio con i classici riff tipici dei Voivod che si incontrano a metà strada tra il thrash e la psichedelia. La voce “Punk” di Snake è sempre stato uno dei marchi di fabbrica della band e qui trova una rinnovata energia. Il brano dura circa sei minuti ed è complesso e molto articolato, pieno di cambi di ritmo e ricco di riff dissonanti che uniti al basso danno la classica atmosfera cibernetica tanto cara ai nostri e come da aspettativa Chewy ci delizia con un buon assolo. Un’opener ottima che ci porta subito nel vivo del lavoro. Forever Mountain è un pezzo più semplice ed immediato: i classici riff marchiati Voivod si susseguono in una traccia dal sapore classico (che forse rimanda troppo al passato glorioso) ma ben riuscita e che sa farsi apprezzare sin dal primo ascolto, a differenza delle altre tracce che, come ben sapranno i fan del gruppo, vanno ascoltate e riascoltate perché se ne apprezzino le varie sfumature presenti. Fall si presenta con un’intro melodica che ci accompagna in un viaggio vagamente spaziale grazie al monologo del cantante, per poi trasportarci nel vivo del thrash. A differenza dei primi due brani le ritmiche si fanno più lente, ma il pezzo si evolve in maniera armoniosa con un buon guitarwork che culmina con un assolo di buon livello da parte del chitarrista. Fino a questo punto rimaniamo su alti livelli ma si presenta un colpo di scena il quale fa emergere la vera punta di diamante del disco: We are Connected. We Are Connected, che pur essendo la traccia più lunga (circa sette minuti) è la meno articolata, ma la band propone un brano a dir poco alienante in cui la componente psichedelica del sound straripa andando a toccare l’area Space Rock, con una parte atmosferica di gran pregio in cui Chewy si prodiga nel suo miglior assolo per poi sfoderare una serie di riff rock-oriented che danno un’atmosfera assolutamente unica al brano. Snake altalena momenti melodici ed introspettivi accanto alla sua tipica timbrica sfrontata e rabbiosa. Il brano era stato in origine scritto per lo split album con gli At The Gates uscito l’anno precedente, ma la band ha voluto inserirlo pure in questo lavoro. Ci avviamo verso la conclusione di questo lavoro con la cover degli Hawkwind, quella Silver Machine che al suo annuncio ha incuriosito molto i fan. In origine la traccia è stata pubblicata in una versione ri-arrangiata nell’album Choose Your Masques (1982), mentre la versione originale del brano viene pubblicata nella ristampa di In Search of Space (originariamente pubblicato nel lontano 1972), avvenuta negli anni ’90. La versione creata dai Voivod è degna di nota poiché rielaborano il brano in modo intimo e rappresenta uno dei momenti migliori del lavoro preso in esame: è una versione eclettica quella proposta da nostri veterani, con un bassista più arrembante che mai. Questa versione potrebbe essere, a conti fatti, una versione Space Rock dei primi Motorhead. Da sottolineare, poi, la buona prestazione del batterista che si dimostra vario e versatile in questo lavoro. L’ultima fatica dei canadesi inizia e finisce in maniera assolutamente brillante, con questo album ricco di momenti interessanti e con qualche revocazione al passato. La buona produzione e l’artwork minimale sono un valore aggiunto a questa ennesima conferma da parte di una band che riesce ancora oggi dopo una trentennale carriera, per produrre musica degna d’essere ascoltata e apprezzata.

 

Voto:80/100

 

Tracklist:
01. Post Society
02. Forever Mountain
03. Fall
04. We Are Connected
05. Silver Machine

Line Up:
“Snake”: Voce
“Chewy”: Chitarra
“Rocky”: Basso
“Away”: Batteria

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Sebastiano Dall'Armellina

sebastiano