SCAR OF THE SUN – In Flood

SCAR OF THE SUN – In Flood

SCAR OF THE SUN – In Flood

TITOLO: In Flood
ARTISTA: Scar Of The Sun
LABEL: Scarlet Records
ANNO: 2016
GENERE: Modern-Metal
COUNTRY: U.K. – Greece

 

Il roster della Scarlet Records è sempre una piacevole scoperta; quest’etichetta riesce ad annoverare tra le sue fila gruppi decisamente promettenti. Gli Scar Of The Sun è una band che potremmo definire Modern-Metal, formatasi nel 2005 a Londra (UK).
Con la loro prima release, A Series Of Unfortunate Concurrencies, gli Scar Of The Sun, riescono a guadagnarsi la possibilità di intraprendere un tour che permetterà loro di suonare in giro per l’Europa per ben tre volte con artisti del calibro di Dark Tranquillity, Moonspell, Pain, Rage e Tyr. Il gruppo è ora pronto a presentare il suo nuovo parto discografico: In Flood, che verrà rilasciato ufficialmente il 20 Maggio.
Il nuovo album, vanta prestigiose collaborazioni con grossi calibri della scena metal mondiale.
Artisti che rispondono al nome di Bob Katsionis (Firewind, Serious Black, OutLoud), George Katsanos, Nick Syd (Cyanna Mercury), Van Labrakis (Paul Oakenfold, Armin Van Buuren).
In Flood, è stato registrato presso gli studi di registrazione di proprietà della band stessa, gli Zero Gravity Studios, dove il cantante del gruppo, Terry Nikas, si è occupato personalmente della parte tecnica, assoldando, poi, per la produzione Rhys Fulber (Paradise Lost, Fear Factory, Machine Head) mentre mix e masterizzazione del disco, sono stati affidati al duo Stamos Koliousis e Van Lambrakis negli Studios 210 di Berlino (Keep Of Kalessin, Kvelertak, Satan’s Wrath).
Quello che si può notare fin da subito, nell’ascoltare questo nuovo disco, è la maturità del sound degli Scar Of The Sun, un sound che mano a mano che il disco prosegue la sua corsa, si rivela, di volta in volta, più intenso, moderno, pesante, aggressivo, riflettendo al suo interno, elementi sonori che ricordano gruppi come In Flames o Trivium.
Tenendo a mente questo particolare, addentriamoci ora alla scoperta dell’album.
Ad accoglierci al varco è Among Waters And Giants. Un’intro semi-acustica e carica d’atmosfera, piacevole e avvolgente, seguita da una batteria dai toni marziali, prepara il terreno per una canzone, multi-sfaccettata dal punto di vista vocale, dove si alternano solfurei cori operistici con linee vocali aggressive, vocals pulite con rapidi echi growl e controcanti decisamente riusciti. Un brano che come accennavo prima, risulta multi-sfaccettato anche musicalmente, dove l’ascoltatore viene catturato da un susseguirsi di pesantezza metal, magniloquenza sinfonica, riffs dagli echi Pinkfloydiani, echi progressive in sottofondo. Una partenza decisamente di alta classe per questo disco.
A seguire, troviamo An III – Fated Wonder. Il taglio sonoro e vocale aggressivo e diretto che è stato possibile apprezzare nell’opening-track del disco, viene riproposto in questo secondo pezzo, incrementandone il livello, inserendo aperture melodiche e rockeggianti, che per l’intensità globale, ricorda, sempre a tratti e mai totalmente, sia Rusted Nail degli In Flames che Until The World Goes Cold dei Trivium. Una traccia dove resta comunque ben intatto e padrone della scena, il taglio moderno e variegato nelle scelte (l’intermezzo di synth che apre alla seconda parte del brano, restando poi come tema d’accompagnamento, in sottofondo, per tutta la durata è molto interessante) che il gruppo usa per contraddistinguere il suo sound.
Continuiamo poi con Versus The World. Una song decisamente più rapida nei ritmi e tagliente nei riffs, dove si mantiene l’eco operistica negli arrangiamenti, udibile sotto l’imponente muro sonoro del tema portante. Anche in questo caso, si può apprezzare la varietà del sound del gruppo, che non fossilizza la sua proposta su un genere preciso, ma spazia attraverso varie influenze sia rock che metal, producendo sempre materiale interessante.
La quarta traccia in scaletta, presenta un titolo semplice e rapido: Sand. Nulla di nuovo musicalmente o vocalmente, a parte alcune incursioni che sfociano verso le sperimentazioni elettroniche. Questo, in molti casi, rappresenterebbe un punto a sfavore per un gruppo che solo al quarto brano già da segni di poca fantasia. Invece è proprio questo il punto di forza del disco, fino a questo punto: nonostante il genere principale sia il metal, le varie trovate che ammiccano ad altri generi, anche se a volte non si sentono subito, distratti dalla carica energica che gli Scar Of The Sun sprigionano, ad un ascolto più attento, diventano subito evidenti e danno prova delle capacità tecnico-compositive dei Nostri.
Arriviamo al giro di boa con la quinta canzone: The Truth About The Lies. Titolo decisamente impegnativo, La verità a proposito delle menzogne. Lieve cambio di registro nel comparto sonoro, oltre alla già citata “pesantezza metal”, nei risvolti di questo brano, troviamo elementi hard & heavy di stampo moderno, con ammiccamenti al rock melodico nelle pieghe chitarristiche (e vocali), tutto al soldo di sonorità energiche e mai banali. Nuovamente un’intro semi-acustica ci accoglie nei primissimi secondi di Enemies Of Reason, per poi dirigere nuovamente l’attenzione verso l’impronta sonora distintiva degli Scars.
Nuovi echi floydiani, immersi in rimandi post-rock, tracciano le basi della settima traccia dell’album: Walking In My Shoes. Un brano che non può essere raccontato a parole, senza rischiare di ripetersi nuovamente e scadere nel noioso e nel didascalico, ma va ascoltato bene, ma proprio bene, le sensazioni e le emozioni che questi ragazzi riescono ad infondere nelle trame sonore che sanno tessere e creare, sono diverse ad ogni ascolto, per tanto, lascio ad ognuno di voi che leggerete queste poche righe e ascolterete questo disco, le dovute considerazioni.
The Raid, ottava traccia. Non so quanti di voi troveranno ciò che sto per dire, in certi momenti, ho scorto degli echi del sound degli immensi Type O Negative all’interno di alcune soluzioni musicali, nei punti in cui la canzone si faceva vagamente più grave nei toni e oscura nelle melodie e dove apparivano intriganti duelli tra tastiere, synth e chitarre.
Le linee vocali scelte per questo brano, ricalcano alla perfezioni la precisione chitarristica e ritmica. Come la band ci ha già ampiamente dimostrato (e non è il caso di rimarcarlo con troppe parole), l’imprinting del pezzo, annovera diverse influenze stilistiche e sonorità variegate molto intriganti, un connubio che rende decisamente interessante il risultato finale.
Ci avviciniamo alla chiusura (ufficiosa) con la title-track: In Flood. Un brano potente e sfaccettato, con una solida sezione ritmica, agguerrita e imponente, riffs taglienti, aperture acustiche e melodiche, repentini cambi di tempi, rimandi ad alcune band già citate (ma eviterò, in questa occasione, sia per ignoranza personale che per scarsa conoscenza, qualsiasi paragone tra una o l’altra canzone) e una grande dose energica. Un brano eseguito con maestria e rispetto dei vari generi utilizzati o anche solo rievocati.
Chiusura ufficiale dei giochi affidata alla bonus-track contenuta nell’album: The Ghost Peril. La summa totale dello stile compositivo ed esecutivo degli Scars si manifesta nella sua completezza in questa conclusione estremamente solida e piena di momenti di alto spessore musicale, infusi nel taglio moderno con cui il combo londinese concepisce la sua personale idea di heavy-metal, con le sue chitarre affilate, le sue vocals che pescano da più generi e la sua ritmica ben definita. Elemento che dona al pezzo ancor più vigore, sono gli inserimenti di svariate parti parlate, prese (presumibilmente) da registrazioni e passaggi televisivi.
Con questo secondo album, gli Scars Of The Sun, si sono ufficialmente guadagnati il loro posto nello sconfinato universo metal.

VOTO: 75/100

LINE-UP:

Terry Nikas – Vocals
Alexi Charalambous – Guitars
Greg Eleftheriou – Guitars
Panagiotis Gkatsopoulos – Bass
Thanos Pappas – Drums

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daniele_vasco

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